Google sostiene ancora il grande firewall della Cina

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Google ha proibito le pubblicità dei prodotti di network privati virtuali (VPN) in Cina per via delle restrizioni legali del luogo. (Immagine: bfishadow via flickr CC BY 2.0)

Google ha proibito le pubblicità sui prodotti dei network privati virtuali (VPN), in Cina, per via delle restrizioni legali del luogo. L’azione, pertanto, sembra confermare che l’azienda preveda di rientrare nel mercato cinese con un motore di ricerca censurato.

Seguire la prassi o sostenere i fini della censura?

Con questa nuova politica, Google ha interrotto le pubblicità di due network privati di recensioni cinesi, VPNMentor e Top10VPN. In una mail inviata a VPNMentor, la compagnia di ricerca asserisce che “è attualmente una prassi di Google non favorire la promozione di servizi VPN in Cina, per via delle restrizioni legali del luogo”. Anche Top10VPN ha ricevuto la stessa email, dopo aver mostrato per mesi pubblicità con Google.

La mossa, tuttavia, non è esattamente un altro aggiornamento di Google. Dopo aver contattato il portavoce dei giganti dell’industria tecnologica, ZDNet ha riferito che il divieto sulle pubblicità dei VPN in Asia Orientale si verifica da molti anni. In una dichiarazione, il portavoce ha riportato: “Abbiamo delle prassi di lunga durata che proibiscono le pubblicità per server privati sul nostro network, nei paesi in cui tali server sono illegali. Tutte le pubblicità devono rispettare la legge locale”. (ZDNet)

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Con la sua nuova prassi, Google ha smesso di esporre le pubblicità di due siti di recensioni web VPN cinesi, VPNMentor e Top10VPN. (Immagine. via pixabay / CC0 1.0)

Una tale mossa grava sul commercio straniero, sul turismo e sui locali, dato che navigare online con i VPN consente di eludere il “Grande Firewall” cinese. Il relatore speciale della UN, David Kaye, ha denunciato Google per aver privato i cittadini cinesi di un metodo con cui ricavare informazioni non censurate.

Secondo le indagini, il divieto potrebbe essere una strategia di Google per solidarizzare con il governo cinese. Nel 2010, l’azienda interruppe la sua relazione con la Cina sotto costanti attacchi virtuali e una ripetuta censura. Adesso, però, la compagnia ha compiuto un’inversione di 180 gradi sulle sue prassi. Mark Natkin, del Marbridge Consulting, vede il divieto dei VPN come una strategia di Google per fare ammenda con il regime cinese, in modo da accedere al suo mercato interno. Il professore associato di legge dell’università cinese di Hong Kong, Lee Jyh-An, lo conferma. Citando le sue parole, questo è il “segnale per mostrare apertura al governo cinese” da parte della multi-milionaria azienda.

Google non ha specificato se il divieto sui due siti web sia una sua decisione o una richiesta dei funzionari cinesi, ma ha affermato che non ha niente a che vedere con le proposte di ricontattare la Cina. “Come abbiamo riportato per molti mesi, non prevediamo di avviare il motore di ricerca in Cina e non siamo al lavoro su quel progetto”.

Rientrare nella tana del drago

I sospetti sulle intenzioni di Google di rientrare ad ogni costo nel mercato cinese provengono da una recente soffiata interna. Gli impiegati ritengono di aver scoperto che Dragonfly, un motore di ricerca censurato e progettato per la Cina, è ancora in via di sviluppo. Questo motore filtrerà tutti i contenuti non ammessi dal governo cinese.

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I sospetti sulle intenzioni di Google di rientrare ad ogni costo nel mercato cinese provengono da una recente soffiata interna. (Immagine: othree via flickr CC BY 2.0)

I contenuti proibiti saranno dunque rimossi dalla prima pagina dei risultati di ricerca e sostituiti da un reclamo, che ne svela la censura. Per quanto riguarda i contenuti inseriti dal governo nella lista nera, non saranno disponibili come nessun risultato di ricerca. Con un sistema del genere, Google si sta allineando alle censure del governo cinese, consentendo alla propria compagnia mondiale di rientrare nel mercato nazionale.

Gli impiegati hanno rilevato, tra Dicembre e Gennaio, centinaia di modifiche al codice di Dragonfly, indicazione del fatto che il suo sviluppo continua silenziosamente. Google nega tali dichiarazioni, sostenendo che le speculazioni sono “totalmente infondate” e non c’è nessuno sviluppo del motore di ricerca. Se Dragonfly si rivelasse operativo, le paure della comunità per i diritti umani in Cina diventeranno reali – “giorni bui per la libertà di Internet”. Paragrafo

Articolo in inglese: http://www.visiontimes.com/2019/04/19/googles-continued-support-of-chinas-great-firewall.html