Verità shock dietro l’industria del cotone in Cina

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Verità shock dietro l’industria del cotone in Cina
I produttori di cotone per i migliori marchi del mondo sono cresciuti costantemente a Xintang, una città nella provincia di Guandong, dove viene prodotto il 60 percento dei jeans cinesi. (Immagine: pixabay / CC0 1.0)

I blue jeans sono di nuovo il must have nell’abbigliamento della maggior parte delle persone. Secondo The Guardian, il 2017 ha visto il più grande aumento annuale di richieste dal 2013: oltre 95 miliardi di dollari di vendite in tutto il mondo. Le vendite dei migliori designer di jeans infatti sono raddoppiati.

Tuttavia, poche persone che attraversano le strade di lusso e gli outlet alla moda, cercando il perfetto paio di jeans, sono consapevoli dei segreti dietro la produzione del cotone. Il Prezzo dei Blue Jeans — un documentario tedesco del 2011 di Michael Höft e Christian Jentzsch, che si sono recati in incognito in Cina — rivela la scioccante realtà di un paese che è stato etichettato come la “capitale dei jeans”.

La capitale dei jeans

Le produzioni di cotone per i più celebri marchi del mondo sono aumentate rapidamente a Xintang, un paese nella provincia di Guandong; vi si producono infatti il 60% dei jeans della Cina. Le ricerche mostrano che, nel 2008, da solo ha prodotto 260 milioni di paia di jeans esportati poi in Russia, Stati Uniti e Unione Europea.

Secondo il documentario, un paio di jeans di questo paese è venduto a meno di 11 dollari statunitensi; tuttavia, sono 490.000 gli operai che dipendono dalle industrie per il proprio sostentamento. Molti in Cina credono che l’industria stia eliminando il lignaggio ancestrale. I giovani emigrano infatti dai villaggi in cerca di lavoro, spesso in età precoce, invece di restare con le loro famiglie e continuare i mestieri tradizionali.

Poche persone che attraversano le strade di lusso e gli outlet alla moda in cerca del perfetto paio di jeans sono consapevoli dei segreti dietro la produzione del cotone. (Immagine: pixabay / CC0 1.0)

Condizioni estreme

Il mercato del cotone a Xintang è iniziato negli anni ‘80 e sin da allora è in fase di crescita. Gli operai delle fabbriche possono essere visti ovunque nel paese — principalmente donne — e alcuni sono minorenni sotto i 10 anni. Il lavoro inizia solitamente alle 8.00 del mattino, con straordinari fin dopo le 19.00. Questi spesso non sono retribuiti, come molti lavori notturni, per poter rispettare le scadenze di produzione. Con i lavori di taglio e cucito, le operaie possono guadagnare 15 centesimi ad ogni pezzo, o circa 4 dollari statunitensi al giorno.

I luoghi di produzione sono fitti e affollati, l’atmosfera tesa; le teste chine e silenziose, gli operai assorbiti nei loro compiti — che sia schiacciare i pedali delle macchine, cucire, tagliare, o avvolgere —  in una lotta costante contro il tempo e la fatica e la preoccupazione di essere pagati. In molte industrie, le macchine non si fermano mai e gli operai si alternano a rotazione, sei giorni alla settimana. Le stanze sono rumorose, calde, umide e pungenti, con odori di sostanze chimiche e polvere; le dentellature delle macchine da lavoro pesante, infatti, non sono pulite negli anni e il sistema di ventilazione è antiquato. È difficile portare le maschere, che aumentano persino il caldo e rendono difficoltoso respirare, così molti operai scelgono di non indossarle, rischiando infezioni alla trachea.

Salute compromessa

I jeans strappati sono sbiancati, ricoperti di brillantini e lavati, per ottenere l’aspetto trasandato che molte persone desiderano. Tuttavia, le forti sostanze chimiche del lavaggio e dello sciacquo, insieme al pigmento di polvere blu del cotone, possono entrare nei polmoni degli operai durante la procedura di raffinazione, causando loro problemi respiratori. Alcuni devono rimuovere la polvere e i fili che restano incastrati nei jeans con pistole ad aria molto rumorose e non ricevono protezioni per le orecchie. Un rifornitore tedesco, durante una visita, ha commentato: “I giovani sui vent’anni, lavorando in un ambiente così difficile, spesso diventano sordi entro un anno”.

Terra e acqua contaminate

Tutte le mattine, gli operai devono recuperare dall’acqua di scarico i brillantini che sono usati per ricoprire i jeans; le loro dita diventano bluastre a causa dei residui tossici e delle sostanze chimiche cancerogene. In seguito, rilasciano nell’ambiente l’acqua di scarto delle procedure di coloritura e rivestimento, senza nessun filtro o trattamento. Un’indagine di Greenpeace, nel 2010, ha scoperto che in tre siti di campionatura a Xintang, la quantità di piombo, ferro e cadmio nel letto del fiume superava gli standard della soglia nazionale per il terreno: un campione di fango conteneva cadmio ad un livello 128 volte più alto del limite di sicurezza.

Verità shock dietro l’industria del cotone in Cina
Tutte le mattine, gli operai in una fabbrica di lavaggio dei tessuti a Xintang, Zengcheng, devono cercare dentro l’acqua di scarico per trovare i brillantini; questi vengono trattati nella fabbrica dalle macchine del lavaggio, per produrre cotone pulito. (Immagine: Greenpeace)

Secchi di plastica blu pieni di varie preparazioni chimiche utilizzate nel lavaggio intensivo del cotone sono conservati nei dipartimenti di lavaggio delle fabbriche. I jeans sono lavati più e più volte per ottenere l’effetto desiderato, a volte fino a 20 volte. Le sostanze cancerogene delle componenti chimiche si incorporano nel cotone e vengono rilasciate lentamente, compromettendo la salute degli operai e potenzialmente dei consumatori.

Si stima che per ogni paio di jeans prodotti sono utilizzati 960 galloni di acqua. Le acque reflue – di colore nero, blu o rosso – vengono riversate nei fiumi, dove l’inquinamento ha raggiunto livelli allarmanti. Alcune fluiscono direttamente nei piccoli fiumi locali e infine sfociano nel fiume Dongjiang.

Inquinamento atmosferico

Anche rispetto all’inquinamento atmosferico l’impatto delle fabbriche è altrettanto forte; per tutta Xintang si possono avvertire i gas nocivi delle sostanze chimiche utilizzate. Una residente afferma che il cattivo odore delle acque reflue la sveglia ogni giorno alle 4 del mattino. Ogni giorno i contadini le cui terre sono lungo il fiume soffrono della puzza dell’acqua, dell’ inquinamento sui loro appezzamenti e degli effetti sulle loro colture. Utilizzando la vista satellitare di Google Map, si possono vedere le acque nere del fiume Dongjiang vicino al villaggio di Dadun a Xintang che sfociano nel mare.

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La tintura rilasciata da una fabbrica di produzione del cotone a Xintang, Zengchen. (Immagine: Greenpeace)

La sconvolgente verità dietro la produzione del cotone

Fin dai primi anni ’90, i marchi di moda e le pubblicità hanno alimentato il consumismo e il desiderio di nuovi abiti. A livello mondiale, si producono circa 80 miliardi di articoli all’anno, che equivalgono a 11 capi di abbigliamento per persona nello stesso arco di tempo. Allo stesso tempo, aumenta anche il numero di abiti indossati che sono scartati. Nella sola Shangai, si gettano ogni giorno centinaia di tonnellate di abiti, equivalenti a 130.000 tonnellate l’anno. La sconvolgente verità dietro la produzione del cotone in Cina evidenzia soltanto uno dei problemi nell’industria mondiale della moda e dell’abbigliamento.

Articolo in inglese: http://www.visiontimes.com/2018/07/29/the-shocking-truth-behind-chinas-denim-industry.html