Un terremoto può generarne un altro nella parte opposta della Terra?

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Maggiore è l’entità, maggiore è la probabilità che un sisma ne scateni un altro. (Immagine: via pixabay / CC0 1.0)

Ricerche recenti dimostrano che un forte terremoto può causarne degli altri che possono essere ancora più grandi e verificarsi dalla parte opposta della terra. Le scoperte sono state pubblicate sulla rivista Nature Scientific Report. Sono un passo importante verso il miglioramento della previsione a breve termine e la valutazione del rischio dei terremoti. Gli scienziati dell’università dello Stato dell’Oregon, hanno studiato 44 anni di dati sismologici e hanno trovato le prove che scosse di magnitudo 6.5 o superiore innescano altri terremoti di magnitudo 5.0 o superiore.

Lo studio

Si pensava che le scosse d’assestamento che accadono nella stessa regione di quello iniziale, fossero dovuti all’assestamento della crosta terrestre dopo la forte perturbazione e che i terremoti più piccoli a grandi distanze, fossero la conseguenza di quelli principali. Ma le analisi dell’ OSU dei dati sismici dal 1973 al 2016, ha fornito prove chiare che nei tre giorni seguenti al terremoto più grande, è probabile che se ne verifichino altri. L’OSU è uno studio che esclude i dati delle scosse dalle zone d’assestamento per finestre di tempo più ampie.

Ogni test dello studio è stato organizzato con una finestra di tempo di tre giorni “iniettata” con un terremoto di grande magnitudo (6.5 o superiore) e accompagnato con un gruppo di controllo di 5,355 periodi di tre giorni ciascuno senza terremoti. L’autore dello studio, Robert O’ Malley, un ricercatore al College delle Scienze Agricolturali dell’ OSU, in un suo discorso ha affermato:

“I casi studiati hanno mostrato chiaramente un aumento rilevabile rispetto ai livelli precedenti”.

“I terremoti sono una parte del ciclo di accumulo di pressione e rilascio delle tettoniche. Nelle faglie che si trovano vicino alle parti finali di questo ciclo,  può essere raggiunto il punto di non ritorno e può esserci un innesco”.

I casi

Più alta la magnitudo, più è probabile che quel terremoto ne inneschi un altro. I terremoti di magnitudo maggiore, che negli anni recenti si sono verificati con più frequenza, sembrano essere innescati più spesso rispetto a quelli di bassa potenza. È quasi certo che una scossa induca un altro terremoto in un arco di trenta gradi nel punto ai suoi antipodi – il punto direttamente opposto dall’altra parte del globo. O’Malley ha dichiarato:

“La comprensione di come un terremoto potrebbe innescarne un altro anche se separati da tempo e grande distanza è ancora in una fase largamente speculativa” .

“Ma indipendentemente dalle specifiche meccaniche coinvolte, le prove mostrano che l’innesco effettivamente si verifica, seguito da un periodo di quiescenza e ricarica”.

La magnitudo dei terremoti è misurata su una scala logaritmica 1-10 – ogni numero rappresenta un incremento di 10 volte in ampiezza e 31 volte in energia rilasciata rispetto al precedente. Il più potente terremoto fu una scossa nel 1960 in Cile che misurava 9.5 gradi. Il terremoto del 2011 che ha distrutto la centrale nucleare di Fukushima in Giappone misurava 9.0 gradi.  

Nel 1700, un terremoto di  magnitudo approssimativa di 9.0 colpì la zona di subduzione cascadia – una faglia che si estende lungo la costa ovest del nord america dalla British Columbia alla California.

Con O’Malley hanno collaborato Michael Behrenfeld dell’Università delle Scienze Agricolturali, Debashis Mondal dell’Università delle Scienze e Chris Goldfinger dell’Università delle Scienze della Terra, dell’Oceano e dell’Atmosfera.

Fornito da: Steve Lundeberg, Università dello Stato dell’Oregon  [Nota: Il materiale soggetto a modifiche per lunghezza e contenuti.]

Articolo in inglese:
http://www.visiontimes.com/2018/08/10/can-a-quake-trigger-other-ones-on-the-opposite-side-of-the-earth.html