Da persecutore a missionario: l’apostolo Paolo (parte 2)

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Il pittore veneziano Tintoretto dipinse “La conversione di San Paolo”, in una collezione delle gallerie nazionali di Washington, DC (Immagine: dominio pubblico)

Una volta che Paolo si illuminò su chi fosse Gesù, visse da eremita nel deserto dell’Arabia, dove ricevette una rivelazione dal Cielo. Quando tornò nella società, aveva eliminato l’ arroganza e l’ egoismo e non si comportava più a suo piacimento. Sapeva che tutto avveniva secondo la disposizione di Dio e che l’uomo avrebbe dovuto vivere secondo queste disposizioni. Le sue parole divennero sempre più potenti mentre lavorava per diffondere il messaggio di Gesù. Grazie agli anni iniziali di studio, Paolo ha utilizzato la sua profonda conoscenza dell’Antico Testamento per dimostrare che Gesù era il Cristo. Molte persone, quando ascoltarono i suoi sermoni, erano convinte di queste verità e si convertirono al cristianesimo.

Tuttavia la predica riuscita di Paolo portò all’ira degli ebrei. Essi lo arrestarono e inviarono molte guardie per fortificare la porta della città di Damasco al fine di impedire la sua fuga. Nonostante i loro sforzi, una notte i fedeli usarono un cestino per calarlo lungo il muro, aiutandolo a fuggire.

Nei decenni che seguirono, egli abbandonò lo stile di vita confortevole per predicare il messaggio del cristianesimo. Da Gerusalemme a Roma, viaggiò lungo la costa orientale del Mediterraneo e dell’Asia Minore, attraverso la Grecia fino alla penisola appenninica, a sud di Roma. Ovunque andasse, costruiva chiese e convertiva un gran numero di persone in credenti. Rimase rinchiuso in prigione per due anni, ma una volta rilasciato, continuò a predicare ovunque. La fede emergente del cristianesimo si diffuse gradualmente verso ovest, nel cuore dell’Europa, grazie ai suoi sforzi.

Paolo ha percorso oltre 12.000 miglia negli anni in cui ha diffuso il suo messaggio, incontrando molti pericoli e difficoltà lungo la strada. Sperimentò tribolazioni che includevano l’essere intrappolato nel deserto, andare alla deriva in mare, essere inseguito, arrestato e derubato. Fu anche incarcerato, frustato, picchiato, lapidato, privato del sonno e del cibo e dovette sopportare il clima rigido e freddo. Nonostante tutto, non perse la sua fede e trattò tutte le difficoltà come prove da parte di Dio. Egli possedeva la saggezza di considerare queste difficoltà come cose buone, con la consapevolezza che gli permettevano di migliorare il suo cuore. Dopo averle subite, egli credeva di non fare affidamento sul suo talento e potere personale, ma piuttosto di fare affidamento sul potere divino. Di conseguenza, non era orgoglioso e credeva che il vero significato dell’amore fosse aiutare gli altri.

Rembrandt Van Rijn, un pittore olandese, dipinse “La lapidazione di Santo Stefano”, trovato in una collezione d’arte a Lione, in Francia. (Immagine: dominio pubblico)

L’influenza di Paolo sulla teologia cristiana fu incommensurabile. Trasformò infatti il cristianesimo da setta ebraica a religione mondiale. Il concetto di civiltà che ha istituito ha influenzato il mondo occidentale, fino ai giorni nostri. Scrisse quasi la metà del Nuovo Testamento le sue lettere divennero un’importante fonte di fede e dottrina cristiane.

In un corpo umano, Paolo visse a immagine di Dio

Dopo il grande incendio di Roma nel 64 d.C., Nerone incolpò erroneamente i cristiani per l’incendio doloso. Molte voci circolavano sui cristiani nel tentativo di diffamarli. Le accuse erano quelle di sacrificare i bambini a Dio, mangiare carne e bere sangue, avere relazioni incestuose e altro ancora. Tutte le azioni malvagie furono loro attribuite.

Incitati da queste bugie, ogni sorta di violenza crudele e sanguinaria si perpetrava su di loro in nome della giustizia. Decine di migliaia di cristiani romani furono portati nel Colosseo e fatti a pezzi da animali affamati, mentre altri legati a pali e circondati da balle di fieno che furono accese e usate come torce per illuminare le feste nel giardino di Nerone.

Durante questo violento massacro, Paolo tornò a Gerusalemme nel 67 d.C. Fu quindi incastrato e Nerone ordinò il suo arresto. Quando venne imprigionato la prima volta, alcuni reali e le élite della società si convertirono al cristianesimo sotto la sua influenza. Quindi, quando fu imprigionato per la seconda volta, fu osservato giorno e notte e non gli fu permesso di predicare. Poche persone gli fecero visita per paura della propria incolumità.

Sebbene avesse quasi 60 anni e non fosse più giovane, mentre era in prigione Paolo rimase fiducioso e fermo nella sua fede. Disse: “Ricorda Gesù Cristo, risuscitato dai morti, disceso da Davide, come proclamato dal mio Vangelo, per il quale soffro al punto di essere incatenato come un criminale. Ma la parola di Dio non può essere incatenata.” Egli aveva raggiunto lo stato di poter rinunciare alla sua vita e non temeva più la morte.

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L’opera del pittore italiano Domenico Beccafumi, “San Paolo in trono”, è ospitata nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena. Nel dipinto, Paolo siede nel Santo Sepolcro, con in mano una spada e un libro sacro. La sua decapitazione è mostrata in primo piano. (Immagine: dominio pubblico)

Paolo subì infine la condanna a morte. Dato che era cittadino romano, gli fu risparmiata la crudeltà di essere crocifisso. Il carnefice lo portò segretamente sul terreno dell’esecuzione nella città meridionale di Gerusalemme, dove affrontò con calma la ghigliottina e coraggiosamente morì per la sua fede. La leggenda narra che quando la sua testa arrivò sul terreno, rimbalzò tre volte e dal terreno sgorgarono tre chiare sorgenti.

Fatto di carne e sangue, Paolo visse a immagine di Dio. Ha sopportato molte difficoltà e tribolazioni per il bene dell’umanità in modo che anche altri potessero ottenere la salvezza trovata in Gesù Cristo, giungendo alla gloria eterna. Le sue parole hanno toccato le generazioni successive. Subì persecuzioni e molti pericoli, dimostrando forza e saggezza impartite da Dio. Il suo viaggio serve a incoraggiare l’umanità.

Mentre la storia di Paolo ha avuto luogo 2000 anni fa, oggi nella Cina continentale ci sono molte persone come lui. Molti funzionari che erano soliti partecipare alla persecuzione del Falun Gong hanno rinunciato al loro potere, status e reputazione e hanno intrapreso il sentiero che Dio ha predisposto. Indipendentemente da ciò che fa l’uomo, Dio sta guardando con benevolenza e compassione nel tentativo di salvare tutte le persone. Mettere da parte i pregiudizi, cessare i cattivi pensieri e le azioni e, al contrario, trattare gli altri con gentilezza e compassione: queste sono cose che portano alla redenzione. Ognuno di noi partecipa a questo periodo storico unico e ogni giorno compiamo delle scelte per il nostro futuro. Le molte vicende e lezioni della storia sono state lasciate all’uomo come guida. Mentre gli eventi di oggi continuano a svolgersi, diventando sempre più chiari, ognuno di noi può scegliere per se stesso un percorso che porta alla redenzione e alla salvezza.

Tradotto da Chua BC ed editato da Helen e T. Denning

Articolo in inglese: http://www.visiontimes.com/2019/09/02/from-persecutor-to-missionary-the-apostle-paul-part-2.html