25 aprile e Oriente: il mare, la terra e la fede

25 APRILE E ORIENTE: IL MARE, LA TERRA E LA FEDE

Il 25 aprile è un giorno speciale per il nostro mondo. È la giornata mondiale per la lotta alla malaria e per la sensibilizzazione sull’alienazione genitoriale. La Germania festeggia la giornata degli Alberi, prendendo spunto dai romani, dai greci e dall’oriente, nell’educare il popolo alla loro preziosa custodia e coltivazione. Ma se l’occidente ha visto in gran parte la caduta dei regimi autoritari, nel frattempo, cosa accadeva in Oriente?

Lo sappiamo, il 25 aprile del 1945 la Repubblica Italiana festeggia la vittoria delle forze armate alleate, e dei partigiani contro il governo fascista e l’occupazione nazista. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamava l’insurrezione generale e il corpo Volontari della Libertà attaccava i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa. Finiscono 20 anni di fascismo, finisce la guerra.

Il Portogallo, con la rivoluzione dei garofani, invece vide la caduta del regime autoritario di Antonio Salazar ad opera di militari delle forze armate portoghesi e il ripristino della democrazia, la decolonizzazione e lo sviluppo economico. La fioraia Celeste Caeiro offriva in piazza garofani ai soldati che furono infilati nelle canne dei fucili, simbolo del cambiamento.

Australia e Nuova Zelanda, con L’ANZAC DAY, ricordano i soldati delle forze armate e il loro contributo durante la prima guerra mondiale nella liberazione dallo stato di colonie.

Ma in oriente? Ecco tre simboli del 25 aprile orientale, alla conquista della terra, del mare e della fede.

Oriente

Egitto – Festa della liberazione del Sinai. Il 25 aprile di ogni anno gli egiziani omaggiano i funzionari e soldati delle forze armate che nel 1982 si sono sacrificati recuperando il Monte Sinai dall’occupazione israeliana. Questo dopo lunghe dispute diplomatiche e il trattato di pace internazionale del 1979. Il ritiro dell’ultimo soldato israeliano dalla città di Taba avveniva nel 1988.

Si celebra anche la bellezza del monte, grande risorsa mineraria, agricola e turistica per l’Egitto dove vivono principalmente le tribù beduine, oppresse fino al 2011 dal regime di Mubarack. Le loro terre venivano sottratte e sfruttate da ricchi uomini d’affari, venivano proibiti gli accessi agli studi, alla politica e molti intellettuali incarcerati. Ora chiedono giustizia. Oggi Il primo ministro Sharaf in visita alle tribù ha voluto ascoltare le loro richieste.

Monte Sinai, Egitto. (Foto di StockSnap da Pixabay)

Cina, Pechino – Dimostrazione pacifica del Falun Gong. 25 aprile 1999. Più di 10.000 praticanti del Falun Gong tengono una dimostrazione pacifica presso la Corte d’Appello Nazionale di Pechino. È un’antica disciplina cinese per mente, corpo e spirito basata sui principi di verità, compassione e tolleranza e composta da esercizi di qigong. Si è diffusa ampiamente in Cina in modo gratuito contando, nel 1999, 100 milioni di praticanti. Molte persone ne riscontrano benefici in tutto il mondo.

Viene tutt’ora perseguitata in Cina, e da 21 anni i praticanti hanno contrastato in modo pacifico la persecuzione, seguendo i principi i cui credono. Quel giorno chiedevano la liberazione di alcuni praticanti ingiustamente arrestati, alcuni giorni prima, per aver chiesto ad un giornale di ritirare un articolo diffamatorio che paragonava il Falun Gong alla rivolta dei boxer che aveva «rovinato il paese».

Già dal 1996, tre anni prima, il regime comunista aveva iniziato a sopprimere la pratica diffamandola, proibendo la pubblicazione del libro principale e i praticanti erano stati maltrattati nei luoghi di pratica locali.

Il 25 aprile 1999 oltre 10.000 praticanti si radunarono fuori dall’Ufficio degli appelli del Consiglio Statale per presentare una petizione dopo i primi arresti illegali e i pestaggi a Tianjin. I praticanti si disposero in modo ordinato sul bordo della strada e fecero attenzione a lasciare lo spazio ai passanti e alle macchine per non ostacolare il traffico. (Immagine: Minghui)

Fujian (Cina), Taiwan e Hong Kong – Festa della dea Mazu. Il 25 aprile in questi paesi orientali si festeggia la Dea dei Mari della mitologia cinese, protettrice dei pescatori e dei marinai, colei che calma le tempeste. Nacque nel sud est della Cina ed era una bambina che non piangeva mai, per questo il suo nome significa «fanciulla silenziosa».

Lei aveva delle capacità. Poteva prevedere i disastri in mare, i tifoni e le tempeste burrascose. Riusciva a sentire quello che capitava molto lontano e da giovane cominciò a studiare buddismo e la medicina tradizionale cinese. Guariva dalle malattie ma soprattutto, col suo terzo occhio vedeva oltre, guidava i marinai apparendo come luce sulla prua delle navi o sulle rocce. Vestita di rosso per essere visibile alle navi, venne ricordata per sempre come una giovane dama in rosso, che avrebbe vagato per sempre sui mari in soccorso dei navigatori. È riconosciuta come la protettrice del popolo taiwanese.

Vestita di rosso per essere visibile e guidare le navi, venne ricordata per sempre come una giovane dama che avrebbe vagato per sempre sui mari soccorrendo i navigatori. (Immagine: Pxfuel)