5G, Praga e Washington dicono addio a Huawei

Tra Praga e Washington spunta un comunicato congiunto sul 5G. La rete dovrà seguire severi requisiti etici di sicurezza. Tra i punti basilari trattati nel meeting, la protezione delle reti da eventuali manipolazioni e la sicurezza della privacy e delle libertà individuali. Un provvedimento importante finalizzato all’esclusione del 5G Huawei e delle aziende ritenute un rischio per la sicurezza nazionale.

Difatti il comunicato siglato tra i due Stati annuncia un grande cambiamento tra il PCC e la Repubblica Ceca. Tra i due Paesi è sempre esistita una solida partnership grazie alla posizione strategica nel cuore dell’Europa del Paese dell’Est.

Tuttavia, durante quest’ultimi anni ci sono state molte divergenze tra i due Paesi. Ne citiamo qualcuna. Il governo ceco si è visto costretto a spedire indietro i test cinesi per il Covid-19 perché irregolari. Peraltro, ha dovuto subire la minaccia di ripercussioni rivolte alle aziende ceche in Cina, perché il Presidente del Senato Jaroslav Kubera voleva recarsi a Taiwan. Praga ha cosi deciso di rimuovere l’ambasciatore cinese che aveva avanzato le minacce.

Le tensioni crescenti hanno portato Praga a trovare un’intesa con Washington, creando una solida collaborazione per la sicurezza: L’intento è di voler esortare i Paesi europei a fare altrettanto.

Il comunicato invita infatti i governi a riflettere su politiche condivise per la protezione dal dominio del mercato da parte di Huawei. Tra le proposte vi è l’affidabilità dei fornitori, la trasparenza necessaria delle società e la regolarità delle apparecchiature. 

Secondo il National Security Council, «La dichiarazione congiunta Usa-Repubblica ceca sulla sicurezza del 5G è un passo importante per proteggere le nostre nazioni; altri dovrebbero seguire l’esempio e assicurare la sola partecipazione di fornitori affidabili alla rete 5G» come riportato da formiche.

La Grecia è uno dei Paesi che ha rivisto gli accordi presi con Huawei. Dopo attente valutazioni, ha deciso di incaricare la Ericsson come unico fornitore.

Tra i governi chiamati a ponderare la situazione c’è anche l’Italia. Il Bel Paese non ha ancora preso una posizione chiara sulla presenza del 5G cinese nello sviluppo della sua infrastruttura.