A causa del COVID-19 le nazioni povere rischiano di cadere nella trappola del debito cinese

Uno studio rivela che i contratti di prestito cinesi stipulati spesso verso i paesi in via di sviluppo hanno requisiti di segretezza insoliti, con garanzie che prevedono sequestri in caso di insolvenza e restrizioni alla rinegoziazione del debito.
All'inizio di questo mese, in una riunione tra la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (FMI), inclusa la direttrice del FMI Kristalina Georgieva, degli esperti hanno discusso sulle misure per aiutare ad alleviare il peso del debito dei Paesi poveri. (Immagine: EU Civil Protection and Humanitarian Aid tramite Flickr CC BY-SA 2.0)

Mentre i Paesi in via di sviluppo continuano ad accumulare debiti a causa della pandemia da Coronavirus (COVID-19), gli economisti temono che i creditori come la Cina possano sfruttare la situazione utilizzando la diplomazia della trappola del debito (debt-trap diplomacy).

In una recente riunione virtuale che ha coinvolto la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (FMI), i relatori hanno ritenuto che il mondo sia sfuggito a una crisi sistemica del debito. Tuttavia l’amministratore delegato del FMI Kristalina Georgieva ha sottolineato l’esistenza di un «pericolo di divergenza nelle fortune economiche di economie e Paesi in via di sviluppo».

Durante la discussione Georgieva ha spiegato: «Siamo entrati nella pandemia con un alto livello di debito. Durante questo ultimo anno e cinque mesi da quando tutto è iniziato, comprensibilmente i livelli di debito sono aumentati ulteriormente. Perché? Perché le entrate sono diminuite e le spese sono aumentate. Oggi il debito pubblico a livello globale sta raggiungendo il 100% del PIL. All’interno di questo, le economie avanzate sono aumentate di più, quasi del 20%. I mercati emergenti quasi del 10 per cento. I Paesi a basso reddito del 5 per cento».

Ha aggiunto che «il 56% dei Paesi a basso reddito è ad alto rischio di sofferenza per i debiti o si trovano già in difficoltà». Molti di questi Paesi non sono in grado di generare una crescita sufficiente per contrastare l’aumento del livello del debito. Dunque se i tassi di interesse globali dovessero aumentare potrebbero sprofondare ulteriormente.

El-Erian, presidente del Queens College, Università di Cambridge, ha sottolineato l’importanza, per i paesi in via di sviluppo, di evitare una trappola del debito. Questo perché potrebbe verificarsi un circolo vizioso, in cui lo slancio della crescita diminuisce all’aumentare del carico del debito. Ha affermato che le nazioni in via di sviluppo dovranno affrontare nel breve termine «forti venti contrari». Esempi sono il probabile lento ritorno del turismo e la continua incertezza degli investimenti diretti esteri.

I funzionari della Banca mondiale e dell’FMI hanno chiesto di estendere la riduzione del debito ai Paesi più vulnerabili. Lo scopo è aiutarli a rimanere a galla mentre si troveranno ad affrontare le sfide legate alla pandemia. «I Paesi più poveri non hanno una via d’uscita da questi gravissimi debiti», ha sostenuto il 7 aprile David Malpass, presidente della Banca mondiale, in una conferenza stampa.

La settimana scorsa i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali di 20 delle più grandi economie del mondo (G20) hanno deciso di aumentare le riserve del FMI di 650 miliardi di dollari. Di estendere inoltre il congelamento dei rimborsi del debito ai Paesi in via di sviluppo. L’iniziativa sulla sospensione del debito durerà fino alla fine del 2021. Mira a liberare denaro per alimentare gli sforzi di lotta contro la pandemia e stimolare le economie.

Il programma segreto di prestiti della Cina

Il presidente della Banca mondiale David Malpass ha dichiarato che le nazioni vulnerabili hanno difficoltà ad accedere ai mercati del credito. Stanno registrando inoltre deficit fiscali in aumento. Ha alluso alle controverse pratiche di prestito della Cina. In merito ha affermato che i contratti di debito contorti e gli squilibri tra creditori e debitori hanno reso gli sforzi di cancellazione del debito più impegnativi.

I contratti di prestito cinesi hanno requisiti di segretezza insoliti, con garanzie che prevedono sequestri in caso di insolvenza e restrizioni alla rinegoziazione del debito. Lo dice uno studio intitolato «How China Lends (i prestiti cinesi)». È stato pubblicato a fine marzo grazie alla collaborazione di gruppi di ricerca come AidData e Kiel Institute for the World Economy. Le ampie clausole di riservatezza «impediscono ai debitori di rivelare i termini o talvolta anche l’esistenza dei prestiti».

Possono inoltre essere riscontrate in ogni contratto cinese presente nei dati dei ricercatori a partire dal 2014. I contratti asimmetrici forniscono ai prestatori cinesi la libertà di cancellare i prestiti e accelerare il rimborso se non sono d’accordo con le politiche del debitore. Ad esempio la China Development Bank (CDB) tratterebbe la cessazione dei rapporti diplomatici tra la Cina e la nazione debitrice come un «evento di insolvenza».

«Proteggendo i loro accordi contrattuali dal controllo pubblico, le banche statali cinesi hanno reso difficile agli altri finanziatori sapere se si stanno posizionando in prima linea sulla linea dei rimborsi», ha affermato Brad Parks, direttore esecutivo di AidData e coautore della relazione. «I creditori non cinesi sono sempre più riluttanti a rinegoziare i termini di rimborso fino a quando non sapranno di più sulle richieste della Cina», ha affermato.

Tradotto da: Andrea Murgia

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/04/19/poor-nations-are-at-risk-of-falling-into-chinese-covid-19-debt-traps.html