Antiche Tradizioni: Il Kenya Riscopre Il Suo Passato

Il Kenya sta facendo rivivere molte antiche tradizioni. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0)

La modernità ha dotato l’umanità di molte cose buone. Nel processo però, molte pratiche si sono dimenticate con il pretesto che sono inutili o superate. Questo ha creato un senso di perdita per numerose culture in tutto il mondo. Molte comunità sentono infatti che l’inosservanza delle loro tradizioni ha in qualche modo compromesso i legami e la vicinanza tra i membri della società. Eppure, alcuni si sono resi conto che le loro antiche tradizioni hanno ancora valore nel mondo moderno. In Kenya, ad esempio, c’è stato un movimento per riportare in vita le antiche pratiche.

Murriira

Nella comunità Tharakan esisteva una pratica chiamata «Muriira». Era un rituale praticato dalla tribù quando la comunità era minacciata da qualsiasi tipo di pestilenza o malattia. La parola «Muriira» significa essenzialmente fermare o scacciare.

«Il rituale Muriira richiede che la gente fornisca e prepari semi sacri – miglio e miglio dito – e anche che le erbe selvatiche vengano utilizzate dagli Anziani. Questi devono essere preparati in modo specifico durante gli otto giorni del rituale, lavorazione alla quale i membri della comunità possono partecipare, sotto l’istruzione degli Anziani», secondo Terralingua.

Usando metodi specifici, i membri della tribù fanno dei marigi, ovvero piccoli modelli che sembrano porte chiuse. Quando tutti gli ingredienti del rituale sono pronti, le persone recitano i canti sacri durante una processione nella loro comunità sotto la guida dei loro anziani. Gli Anziani scavano una buca e seppelliscono i marigi su tutte le strade che portano alla comunità. La pratica si è ripresa nell’attuale scenario della pandemia COVID-19. Anche persone che non hanno mai creduto in questi rituali, ma che erano disposti a donare per il suo successo, vi hanno partecipato.

Le foreste di Kaya

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Le foreste di Kaya devono essere protette. (Immagine: YouTube/Screenshot)

Kaya si riferisce fondamentalmente ai villaggi ancestrali della tribù Mijikenda, circondati da foreste. Negli ultimi decenni, molti membri della comunità si sono trasferiti vicino alle fattorie al di fuori delle foreste per una vita migliore. Tuttavia, rimangono impegnati a prendersi cura dei kaya a causa dei loro legami ancestrali con essi. In Kenya ci sono circa 45 kaya di questo tipo. Con una superficie che va da 10 ettari a 900 ettari, sono importanti luoghi di biodiversità. Si dice che quasi il 25 per cento delle specie rare del Kenya si trovi proprio qui.

Attività come l’estrazione mineraria, il disboscamento illegale, l’accaparramento delle terre e l’invasione agricola stanno danneggiando gli antichi villaggi. Portano gravi danni alle specie animali e vegetali del Kenya. Per fortuna, sono sorte molte ONG che, in associazione con gli Anziani delle tribù, rafforzano le tradizionali pratiche di gestione dei kaya, oltre a ripristinare le foreste distrutte.

Alcuni membri sono preoccupati dal disinteresse delle giovani generazioni per le antiche tradizioni e dalla negligenza nel proteggere i kaya. La povertà è una grande sfida in questo senso. Infatti le risorse economiche fornite dalle foreste di kaya sono un’attrazione troppo grande per le comunità impoverite. Perciò diventa difficile proteggere questi antichi villaggi dall’invasione e dall’eventuale distruzione.

mucca pascolo comunità Borana
La comunità Borana ha risolto il problema della morte delle mucche dopo aver utilizzato i sistemi tradizionali. (Immagine: Pixabay / CC0 1.0)

Consiglio di Dedha

Qualche anno fa, i membri della comunità Borana perdevano un gran numero di mucche a causa delle frequenti siccità. Dato che il reddito della tribù derivava in gran parte dalla pastorizia, la perdita di mucche divenne un problema di sopravvivenza per la comunità. Prima del 1963, i Borana gestivano la terra nelle unità «Dedha». Fondamentalmente, un consiglio di anziani decideva l’assegnazione delle risorse, risolveva le dispute e manteneva l’ordine sociale tra le tribù. Questo assicurava che l’uso del pascolo e dell’acqua da parte della comunità fosse mantenuto entro livelli ragionevoli. Permetteva ai membri di resistere alla siccità.

Dopo essere diventato indipendente nel 1963, il governo keniota ha rifiutato l’autorità dei consigli di Dedha. Da quel momento in poi, la polizia ha gestito qualsiasi disputa sull’allocazione delle risorse. Di conseguenza, ha permesso ai contadini di far pascolare il bestiame senza limiti. Ciò ha causato l’esaurimento dell’acqua prima ancora che la stagione secca finisse. Quasi cinque decenni dopo, nel 2011, le tribù hanno deciso di ripristinare le antiche tradizioni dei consigli Dedha. In pochi anni, i pastori hanno smesso di lamentarsi del bestiame morto a causa della siccità.

Tradotto da Massimiliano Volpato

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2020/08/01/how-kenya-is-reviving-ancient-traditions.html