App Zoom : dati degli utenti inviati in Cina per errore

zoom dati inviati in cina

(Foto di Vlada Karpovich da Pexels)

Nel corso dell’emergenza attuale, si è reso necessario l’utilizzo di strumenti che sostituiscono il contatto visivo e comunicativo con le persone durante gli impegni quotidiani e sociali.


Zoom è diventata la piattaforma per milioni di persone che desiderano connettersi con amici, familiari, compagni di corso e colleghi mentre sono in casa e praticano il distanziamento sociale richiesto. Tuttavia anche se l’ aumento e il grande afflusso di nuovi utenti è stato significativo, ha fatto anche emergere i punti deboli dell’applicazione, presentando conseguenze poco piacevoli e in alcuni casi dannose.

Varie le problematiche che si sono manifestate ed hanno messo a repentaglio i dati presenti sui computer di milioni di utenti. Ad esempio, la scarsa tutela della privacy , poca sicurezza in chat e rischi di natura tecnica e strutturali.


Stando al sito «Corriere Comunicazioni» :

«L’azienda con sede in Silicon Valley ha ammesso di avere “per errore” fatto passare alcuni dati dei suoi utenti attraverso i suoi due server in Cina. Alcune riunioni tenute da suoi utenti non cinesi potrebbero essere state autorizzate a connettersi ai server in Cina, dove non avrebbero dovuto connettersi».


Anche il sito di Repubblica ha riportato la notizia:

«La società americana – che, ricorda il Financial Times, è stata utilizzata dal governo britannico, tra gli altri, per meeting di lavoro nel corso della crisi – ha spiegato che alcune riunioni tenute dai suoi utenti non cinesi potrebbero essere state autorizzate a connettersi a server in Cina, dove non avrebbero dovuto essere in grado di connettersi».

Inoltre, sono tanti i casi di troll e «intrusi» del web che hanno interrotto eventi pubblici, manifestazioni e interviste con video pornografici o sottogeneri di cinematografici, allo scopo di disgustare gli utenti. Allora i tecnici dell’app sono intervenuti e hanno stoppato questo meccanismo automatico che rischiava di danneggiare la privacy degli utenti.


Si è scoperto che a causa di una falla tecnica Windows e Mac, alcuni hacker potevano impossessarsi dei dati sensibili dell’utente, del microfono o delle informazioni personali semplicemente intervenendo con una semplice modifica al codice dell’applicazione.


Questo problema è stato denominato «Zoombombing», il che significa che una persona non invitata può unirsi a una riunione, poiché esiste un’impostazione predefinita che consente a qualsiasi partecipante di condividere il proprio schermo senza l’autorizzazione dell’host e quindi il rischio di interferire nella riunione risulta essere elevato.


Questo afflusso di nuovi utenti forse è risultato troppo impegnativo da gestire, di conseguenza si è rivelata un impresa ardua dare un efficente supporto all’applicazione in questa fase. «Tuttavia riconosciamo di aver deluso le aspettative della comunità e le nostre stesse aspettative su sicurezza e privacy», ha dichiarato Eric Yuan, amministratore delegato di Zoom.

Gli amministratori e i tecnici dell’applicazione infatti, hanno ammesso le loro colpe, prendendosi 90 giorni di tempo in cui si dedicheranno esclusivamente alla correzione delle numerose falle di sicurezza, modificando e apportando miglioramenti e sviluppi di nuove funzionalità.

Benchè Zoom stia correndo ai ripari, sono tante le aziende e gli enti che hanno imposto ai propri dipendenti di scegliere un’altra soluzione per le proprie videoconferenze.


Infatti,dalla NASA a SpaceX fino al dipartimento della Pubblica Istruzione di New York che ha vietato agli insegnanti di tenere lezioni online su questa piattaforma, cercano di puntare invece su Microsoft Teams o su Skype come possibile rimpiazzo.