Grandi Personaggi della Storia: Carlo di Borbone

carlo di borbone
Carlo di Borbone. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Carlo di Borbone (Madrid 20 gennaio 1716 – Madrid 14 dicembre 1788) diede vita ad un intenso periodo di rinascita culturale, economica e demografica di Napoli e del sud Italia in generale, che potè risollevarsi dopo due secoli di dominazione spagnola. Fu così che Napoli divenne in breve tempo una grande capitale europea, che competeva con Londra e Parigi per sfarzo e potenza. Fu fondatore della dinastia dei Borbone di Napoli.

Biografia

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Ritratto in giovinezza di Carlo. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Fu Duca di Parma e Piacenza fino al 1734 e grazie a efficaci sforzi diplomatici e militari, divenne re di Napoli e di Sicilia fino al 1759. Dal 1759 fino alla sua morte fu re di Spagna con il nome di Carlo III. Egli era figlio di Carlo V re di Spagna ed Elisabetta Farnese, discendente dei Farnese, nobile famiglia italiana con legami di sangue anche con i Medici di Firenze. Grazie a lei egli potè accampare diritti di successione sul Ducato di Parma e Piacenza e poi sul Granducato di Toscana diventandone principe ereditario nel 1731. 

Nel 1734 si mise alla testa di forze spagnole e conquistò il Regno di Napoli e di Sicilia sottraendoli entrambi alla dominazione austriaca che era durata circa 20 anni. Nel 1738 fu riconosciuto come legittimo sovrano dei due regni in cambio della cessione degli Stati medicei e farnesiani in favore degli Asburgo e dei Lorena. 

Egli diede vita ad una riforma delle istituzioni del regno e la sua politica commerciale ed economica riuscì a favorire lo sviluppo dell’artigianato e del commercio. Istituì dei complessi di manifattura ancora oggi noti in tutto il mondo come ad esempio la Real fabbrica delle porcellane di capodimonte. Mise ordine nel caos delle legislazioni, all’epoca più di 10 in vigore contemporaneamente, arrivando a sviluppare il codice Carolino. 

È questa la stagione delle grandi rivoluzioni architettoniche del ‘700 che vedono in Carlo uno dei suoi massimi esponenti. Egli portò avanti gli scavi di Pompei, fece erigere palazzi e regge immensi e straordinari: ad esempio la reggia di Capodimonte, la reggia di Portici e la reggia di Caserta, la quale grandezza e magnificenza era equiparabile a quella di Versailles in Francia. Furono portati a termine tutta un’altra serie di lavori di riqualificazione e di ampliamento urbano e architettonico, per i quali il sovrano si servì dei più brillanti architetti e studiosi dell’epoca come Luigi Vanvitelli, Medrano e Ferdinando Fuga. 

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Carlo alla cerimonia di posa della prima pietra della Reggia di Caserta.(Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Uno dei simboli più importanti della rinascita culturale della città di Napoli e fiore all’occhiello di Carlo di Borbone fu di sicuro la costruzione del ‘Real Teatro di San Carlo‘, il più antico teatro lirico d’opera al mondo ancora in funzione. La sua struttura a ferro di cavallo e i canoni architettonici furono poi presi a modello da tutti gli altri grandi teatri lirici in Italia, in Europa e nel mondo. Fu edificato nel 1737 e completato nel giro di pochi mesi in maniera contigua al palazzo reale di Napoli, facendone l’unico teatro lirico al mondo collegato al palazzo di un sovrano.

Napoli divenne capitale internazionale della musica classica, in grado di far emergere grandi talenti come Paisiello, Cimarosa e Scarlatti.

Re «per grazia di Dio»

Nelle relazioni col potente clero Carlo di Borbone si attenne ad un atteggiamento di equilibrio, tassandone lievemente alcune proprietà e mantenendo però il regno libero dal tribunale dell’Inquisizione. 

Si narra che egli, in risposta alle pressioni dell’arcivescovo Spinelli, che voleva fortemente che il tribunale fosse istituito anche nei suoi possedimenti e implorato dai suoi sudditi di intervenire per fermarlo, estrasse in chiesa la propria spada e con la punta dell’arma toccò l’altare, dichiarando solennemente che finché egli fosse stato il re il ‘Tribunale dell’Inquisizione’ non avrebbe mai potuto istituirsi. 

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Ritratto di Carlo in età adulta. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Il conte Ludovico Solaro di Monasterolo, ambasciatore sabaudo, nel 1742 lo descrisse così al suo re:

«Il di lui talento è naturale, e non stato coltivato da maestri, essendo stato allevato all’uso di Spagna, ove i ministri non amano di vedere i loro sovrani intesi di molte cose, per poter indi più facilmente governare a loro talento. Poche sono le notizie delle corti straniere, delle leggi, de’ Regni, delle storie de’ secoli andati, e dell’arte militare, e posso con verità assicurare la M. V. non averlo per il più sentito parlar d’altro in occasione del pranzo, che dell’età degli astanti, di caccia, delle qualità de’ suoi cani, della bontà ed insipidezza de’ cibi, e della mutazione de’ venti indicanti pioggia o serenità».

Praticava l’arte della pittura e dell’incisione e alcune attività fisiche, come pesca e caccia. La caccia era una delle sue grandi passioni e le cronache del tempo lo dipingono come arciere particolarmente dotato. 

Fu un re molto cattolico e seppe mantenere una condotta virtuosa durante tutta la sua vita. Quando sua moglie Maria Amalia di Sassonia, figlia di Augusto III di Polonia e Maria Giuseppa d’Austria, morì nel 1760, un anno dopo essere arrivata in Spagna, egli decise di non risposarsi. 

Il giudizio su questo re da parte degli storici è generalmente positivo: nonostante non mancassero i problemi sia a Napoli che a Madrid, egli si fece promotore di quella spinta propulsiva e culturale che gli valsero il titolo di monarca illuminato. 

Benedetto Croce, storico del ‘900, dopo aver elencato le principali realizzazioni dei venticinque anni di regno, concluse che «furono anni di progresso deciso». Tra gli storici contemporanei, Giuseppe Galasso ha definito il regno di Carlo di Borbone come l’inizio dell’ «ora più bella» della storia di Napoli.

Quando partì alla volta della Spagna per assumere il trono lasciato vuoto da suo padre, Carlo non portò con sè i numerosi beni artistici di Napoli. Un aneddoto vuole che, lasciati alcuni cimeli a suo figlio ed erede al trono Ferdinando, tra cui una spada appartenuta a Luigi XIV, si tolse dal dito anche un anello rinvenuto negli scavi di Pompei: «anche questo – disse – appartiene allo stato».