Chen Guangcheng: «il Partito Comunista Cinese (PCC) è il più grande e più pericoloso virus al mondo»

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L’avvocato per i diritti umani, fuggito dalla Cina, Chen Guangcheng. (Immagine: Screenshot/YouTube)

Chen Guangcheng, attivista e avvocato per i diritti umani cinese, in una conferenza online all’Università Cattolica dell’America, ha dichiarato che «il Partito comunista cinese (PCC) è il più grande e più pericoloso virus al mondo» (AsiaNews, 27 aprile 2020).

Nel 2012, Chen è stato accolto negli Stati Uniti come profugo. A seguito delle sue denunce riguardo diverse violazioni dei diritti umani in Cina, ha subito anni di persecuzioni e di carcere. Tra i reati da lui segnalati spicca la politica del figlio unico, gli aborti e le sterilizzazioni forzati. Per l’attivista cieco il PCC è una minaccia per tutta l’umanità e ha esortato i governi a prestare attenzione e a non seguire il modello cinese: esso nasconde e manipola le informazioni per mantenere e rafforzare il suo potere, senza nessuna considerazione per le vite umane. In Cina è consueto opprimere chiunque osi denunciare la verità su ciò che accade.

Il regime dittatoriale, secondo Chen, ha infatti taciuto sulla diffusione del virus. Inoltre ha manipolato le cifre dell’epidemia e delle morti, violando i diritti umani dei suoi cittadini. Secondo Asia News, ha raccontato che «famiglie intere sono state trovate morte nel loro appartamento, perché non potevano uscire».

Il PCC ha ordinato a tutti i cittadini di ritornare al lavoro: una strategia per mostrare al mondo esterno di avere l’epidemia sotto controllo. Tuttavia, alcune regioni sono ancora completamente isolate. «Il riemergere del virus è direttamente collegato al fatto che il PCC nasconde la verità e schiaccia le persone che cercano di condividere le informazioni».