Corte Suprema, Thomas ha suggerito che i social media non possono vietare i discorsi costituzionalmente protetti

Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas ha fatto riferimento più volte al lavoro di Adam Candeub. Le aziende di social media, infatti, utilizzano la legge 230 per censurare gli utenti senza incorrere in responsabilità.
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 Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas ha suggerito che le piattaforme di social media non possono censurare i discorsi costituzionalmente protetti.

Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas ha suggerito che le piattaforme dei social media non possono censurare i discorsi costituzionalmente protetti. Ha espresso questa osservazione nel contesto di un caso che ha coinvolto l’ex presidente Donald Trump.

Mentre era in carica, Trump aveva bloccato alcuni critici sulla sua pagina Twitter. I critici si sono rivolti all’Alta Corte. Sostengono che il loro Primo Emendamento è stato violato in quanto la pagina Twitter del presidente è un forum pubblico. Poiché Trump non è più in carica, l’alta corte ha deciso che il caso è irrilevante. In una presentazione di 12 pagine Thomas ha concordato con la decisione dell’Alta Corte. In essa ha anche evidenziato le sue preoccupazioni riguardo al potere esercitato dalle aziende di social media.

«Le piattaforme digitali odierne offrono possibilità per una quantità di discorsi mai vista prima, compresi quelli degli agenti governativi. Altrettanto senza precedenti, tuttavia, è il controllo di tanti discorsi nelle mani di poche parti private… Presto non avremo altra scelta che affrontare la questione di come le nostre norme legali si applicano a infrastrutture informatiche altamente concentrate e di dominio privato come le piattaforme digitali», ha scritto Thomas.

Possibili regolamenti della Corte suprema verso le aziende dei social media

Il giudice della Corte Suprema ha osservato che aziende social media come Twitter e Facebook sono abbastanza simili a vettori comuni o luoghi di incontro. Dunque possono essere sottoposte a regolamentazione. Ha menzionato i proprietari di Facebook e Google, affermando che mentre queste aziende sono pubbliche, solo tre persone le controllano. Ciò le rende sostanzialmente feudi personali che godono di un potere enorme.

Thompson ha sottolineato che sotto certi aspetti l’account Twitter di Trump assomiglia ad un «forum pubblico costituzionalmente protetto». Tuttavia la questione è poco rilevante in confronto all’autorità assoluta di Twitter di rimuovere qualsiasi account in qualsiasi momento per qualsiasi o nessuna ragione.

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Il giudice Thomas sostiene che i discorsi costituzionalmente protetti non possono essere bloccati dalle aziende di social media. (Immagine: geralt tramite pixabay )

Qualcuno ha sostenuto che piattaforme come Facebook e Twitter non sono le uniche aziende di social media su internet. Dunque se qualcuno trova problematiche le loro condizioni d’uso e politiche, può sempre passare ad altre alternative. Thomas ha respinto questo discorso. Ha sottolineare che è come se si suggerisse che una persona può sempre evitare il ponte a pedaggio attraversando il fiume a nuoto.

Inoltre, ha aggiunto che nel valutare se un’azienda detiene un significativo potere di mercato, è necessario verificare se anche le alternative hanno un potere di mercato comparabile. Nel caso delle piattaforme digitali, Thomas afferma che non esistono tali alternative.

Le aziende dei social utilizzano la legge di Adam Candeub esperto di antitrust

Il giudice Thomas nella sua presentazione ha fatto riferimento più volte al lavoro di Adam Candeub. Candeub è un professore di diritto e un esperto di questioni di libertà di parola e antitrust. Ha già analizzato casi di libertà di parola contro Twitter. Inoltre è stato nominato funzionario di alto livello nell’amministrazione Trump, dove è stato incaricato di proporre le modifiche necessarie alla sezione 230. Le aziende di social media, infatti, utilizzano questa legge per censurare gli utenti senza incorrere in responsabilità. In un’intervista con il Breitbart, Candeub ha accolto con grande soddisfazione la posizione di Thomas sulla questione.

«La dichiarazione del giudice Thomas è un segno incoraggiante che la magistratura federale – così come i legislatori- considererà attentamente lo status legale dei social media… Mai nella nostra storia il nostro paese ha consegnato a imprese private il controllo delle reti di comunicazione dominanti senza richiedere obblighi di essere al servizio di tutti i cittadini», ha detto Candeub nell’intervista.

Secondo un sondaggio pubblicato il mese scorso, Clarence Thomas è il giudice più popolare della Corte Suprema degli Stati Uniti tra i sostenitori del Partito Repubblicano. Ha ottenuto il 59 per cento di consenso con il partito. È seguito da vicino dai giudici Amy Coney Barrett e Brett Kavanaugh, che hanno entrambi ottenuto più del 50 per cento.

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/04/10/social-media-cannot-ban-protected-speech-says-supreme-court-justice.html