Delfini: la giocosità e la condivisione

Aiutarsi reciprocamente, avere fiducia l’uno dell’altro, usare la forza del gruppo e sapersi divertire in compagnia con i semplici mezzi che hanno a disposizione, pinne onde e barche umane quando capitano loro a tiro.
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Delfini «sorridenti». (Immagine: Pixabay / CC0 1.0 )

L’animale marino più simpatico che più spesso viene in mente quando si parla di creature acquatiche è il delfino. E non solo per il suo aspetto, ma anche per il suo carattere.

Il muso a punta infatti, chiamato rostro (proprio come quello delle navi), gli conferisce quella espressione che sembra essere sempre sorridente.

I delfini si riconoscono allo specchio

In questo caso, come molte volte accade, l’aspetto esteriore riflette anche caratteristiche marcate interiori. I delfini sono giocosi, non amano la solitudine, ma prediligono lo stare insieme. Quasi sempre viaggiano e vivono in gruppi che vanno da un minimo di 2 ai 15 esemplari. In alcuni casi il branco è molto più numeroso, fino a 100 unità.

Possono essere gruppi di madri con i propri piccoli, gruppi di maschi o gruppi misti di giovani esemplari che sia accoppieranno. Anche se è bene non attribuire troppe caratteristiche umane agli animali, sembra molto simile al conformarsi dei gruppi nella nostra società.

Il gruppo dà loro forza e sostegno reciproco, si aiutano nel cacciare e nel difendersi dai predatori. Spesso sono gli unici che, pur essendo di stazza più piccola, riescono, a metter in fuga uno squalo affamato grazie alla loro capacità di collaborare nell’attacco e nella difesa contro un aggressore.

Comunicano bene per collaborare

La collaborazione che riescono a stabilire è resa possibile da una buona comunicazione: riescono infatti ad emettere suoni che sono un linguaggio. Hanno anche una forma di comunicazione non verbale come movimenti e posture che sanno usare e interpretare per trasmettersi messaggi.

Non è un caso che gli scienziati attribuiscano loro una intelligenza molto sviluppata e alte capacità di problem solving rispetto agli altri animali marini. Sono tra i pochi infatti che si riconoscono allo specchio e usano strumenti. Alcune specie per frugare i fondali con il rostro in cerca di gamberetti, usano delle spugne per proteggerne la punta in modo da non graffiarsi.

Sono cetacei, per cui non sono dei pesci, hanno cioè dei polmoni e non delle branchie; hanno bisogno dell’ossigeno per vivere, che prendono tramite il naso che sta sopra la loro schiena, chiamato sfiatatoio. Come le balene si apre quando riemergono dall’acqua e si richiude quando si reimmergono.

Delfini oceano onde
Delfini che saltano e giocano in gruppo tra le onde (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Il senso del gioco e del divertimento

Questi simpatici animali amano giocare e correre, o sarebbe meglio dire scivolare a grande velocità tra i flutti. Hanno infatti, oltre a una pinna dorsale e due pinne pettorali, una potente coda pinnata che permette loro di raggiungere grandi velocità e saltare sulle onde e fuori dall‘acqua, compiendo spesso vere proprie acrobazie per puro divertimento.

Non ultima la caratteristiche che li distingue è la capacità di rilevare oggetti e o altri pesci attraverso l’ecolocalizzazione: sono capaci cioè di emettere onde sonore che captano al ritorno come eco. Questo permette loro di localizzare un qualsiasi oggetto a grandi distanze senza usare la vista.

L’insegnamento dei delfini

Se potessimo umanizzarli ancora di più di come non abbiamo già fatto, potremmo dire che ci insegnano la solidarietà e la condivisione. La loro forza, oltre all’intelligenza, è la capacità di aiutarsi vicendevolmente, mantenendo un forte senso del gruppo. Lo si vede quando un individuo del gruppo non riesce a nuotare o a procurarsi del cibo, viene aiutato da tutti i membri che lo trascinano e gli danno il pesce catturato da tutti.

La gioia che provano nello stare insieme si spegne quando sono tenuti in cattività e lo si vede chiaramente dagli esemplari tenuti negli acquari che sono spesso molto «depressi» e dagli individui che per qualche motivo particolare si trovano temporaneamente da soli in mare, perdono completamente la voglia di giocare.

Il mondo animale è ovviamente meno complesso della società umana, ma spesso proprio grazie alla sua semplicità offre agli uomini esempi facili da osservare e interpretare, oltre che insegnamenti per il buon vivere. Anche i delfini mangiano crostacei e altri piccoli pesci, devono uccidere per mangiare, non sono «santi» pesci che non fanno male a nessuno, ma sanno come vivere meglio: aiutarsi reciprocamente, avere fiducia l’uno dell’altro, usare la forza del gruppo e sapersi divertire in compagnia con i semplici mezzi che hanno a disposizione, pinne onde e barche umane quando capitano loro a tiro. Non fanno guerre per il territorio, condividono quello che hanno con i più deboli e cercano di comunicare nel miglior modo a loro concesso per sopravvivere.

Sembra una favole per bambini, ma non erano i nostri nonni, con la loro esperienza di vita, a di insegnarci che una vita bella e ben vissuta è fatta dalle cose semplici e dal fare del bene al prossimo?

Scritto da: Fabio Cotroneo