Dichiarazioni di testimoni, dettagli sui resoconti in prima persona delle atrocità commesse nello Xinjiang contro gli uiguri

Il processo civile avvenuto in inghilterra, ha previsto le testimonianze di 24 uiguri e centinaia di altre dichiarazioni scritte. Degli oltre 50 esperti contattati, 14 hanno testimoniato.
il 9 marzo 2021 Gulnur Kosdaulet (seconda a sinistra), 48 anni, protesta contro la detenzione di suo marito in Cina. Si trova fuori dal consolato cinese nella più grande città del Kazakistan, Almaty, il 9 marzo 2021. Gulnur Kosdaulet e un gruppo di dimostranti per lo più donne organizzano picchetti quotidiani del consolato per chiedere il rientro sicuro a casa per i loro parenti , che sono scomparsi, imprigionati o intrappolati nella repressione cinese delle minoranze nella regione dell'estremo Xinjiang. (Immagine: ABDUAZIZ MADYAROV/AFP tramite Getty Images)
il 9 marzo 2021 Gulnur Kosdaulet (seconda a sinistra), 48 anni, protesta contro la detenzione di suo marito in Cina. Si trova fuori dal consolato cinese nella più grande città del Kazakistan, Almaty, il 9 marzo 2021. Gulnur Kosdaulet e un gruppo di dimostranti per lo più donne organizzano picchetti quotidiani del consolato per chiedere il rientro sicuro a casa per i loro parenti , che sono scomparsi, imprigionati o intrappolati nella repressione cinese delle minoranze nella regione dell'estremo Xinjiang. (Immagine: ABDUAZIZ MADYAROV/AFP tramite Getty Images)

Dal 4 al 7 giugno a Londra, in Inghilterra, si è tenuto un processo civile indipendente di quattro giorni. Sono state ascoltate testimonianze che descrivono aborti forzati, torture, violenze sessuali e altre atrocità commesse contro gli uiguri e altre minoranze etniche nei campi di “rieducazione” gestiti dal Partito comunista cinese (PCC) nella regione dello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale.

Presieduto dall’eminente avvocato per i diritti umani Sir Geoffrey Nice QC e altri otto, il tribunale ha presentato le testimonianze di 24 testimoni e centinaia di altre dichiarazioni scritte. Degli oltre 50 esperti che sono stati contattati, 14 hanno testimoniato.

Nonostante le proposte di partecipazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC) Pechino ha rifiutato. Ha invece denunciato il procedimento come “illegale” e una “grave provocazione per i 25 milioni di membri dei gruppi etnici dello Xinjiang”. Il PCC ha affermato che le forze “anti-Cinesi” hanno organizzato il procedimento per diffondere menzogne.

Stupri, aborti forzati, torture e paura atrocità, testimonianze degli uiguri

Il primo giorno del processo ha parlato Omir Bakali, uno degli uiguri perseguitati. Bekali è cresciuto frequentando scuole uigure e ha detto di essere stato preso in custodia mentre visitava la famiglia in Cina, lontano dalla sua casa in Kazakistan, come riporta Newsweek.

Nella testimonianza ha descritto le forme di interrogatorio tortuose da lui subite: è stato rinchiuso in una piccola cella per un mese, è stato pesantemente sorvegliato ed è stato costretto a ingerire “medicine sconosciute“. Ha detto: “Mi hanno fatto sedere su una ‘sedia della tigre’… mi hanno appeso al soffitto, incatenato a un muro e picchiato con plastica, legno, manganelli elettrici e fruste di metallo. Mi hanno infilato degli aghi sotto le unghie“.

Una “sedia della tigre” è un oggetto di ferro con catene usate per bloccare mani e piedi dei detenuti permettendo di immobilizzarli in posizione seduta. I prigionieri sono costretti a sedersi sulla sedia per giorni interi, sopportando dolori e disagi atroci. I testimoni hanno anche descritto le “stanze dell’acqua”. Qui detenuti uiguri sono incatenati e costretti a stare in piedi con un liquido gelido che arriva fino al collo.

In una conversazione con l’Associated Press, una donna ha descritto di essere stata costretta ad abortire quando era incinta di sei mesi e mezzo. Ha detto: “È arrivata la polizia, un uiguro e due cinesi. Hanno messo me e altre otto donne incinte in macchina e ci hanno portato in ospedale”.

Prima mi hanno dato una pillola e mi hanno detto di prenderla. Così ho fatto. Non sapevo cosa fosse”, ha continuato. “Mezz’ora dopo, mi hanno messo un ago nella pancia. E qualche tempo dopo ho perso il mio bambino“.

Nel 2010 un altro testimone, Mahmut Tevekkul, è stato imprigionato e torturato. Le autorità stavano cercando di raccogliere informazioni su suo fratello, indagato per aver scritto un testo religioso, ha riferito l’Associated Press.

“Ci hanno messo su un pavimento piastrellato, ci hanno incatenato mani e piedi e ci hanno legato a un tubo, simile a un tubo del gas. Sei soldati ci sorvegliavano. La mattina ci hanno interrogato e poi ci hanno portato nell’area di massima sicurezza della prigione”, ha riferito a AP.

Altri hanno descritto la tortura di una giovane ragazza che è stata costretta a confessare “crimini” inventati e violentata ripetutamente dalle guardie carcerarie davanti a un centinaio di altri detenuti.

Le ragazze venivano prelevate di notte per la soddisfazione sessuale delle guardie del campo e ritornavano picchiate, insanguinate e ferite, e a quanto riferito da un insegnante del campo, altre erano destinate alle iniezioni letali e al prelievo di organi. Tutte, senza eccezione, venivano lasciate morire di fame e umiliate“, ha riferito Bitter Winter, una rivista sulla libertà religiosa e i diritti umani.

Prelievo di organi

Molti dei detenuti nei campi di “rieducazione” cinesi sono stati presumibilmente costretti a sottoporsi a interventi chirurgici indesiderati per prelevare i loro organi. Le conseguenze di tali espianti sono molto spesso letali.

Un rapporto intitolato “Prelievo di organi ed esecuzione extragiudiziale in Cina: una revisione delle prove” della Victims of Communism Memorial Foundation ha rilevato che “in [un] periodo di quattro anni dal 2000 al 2004, la Cina ha più che triplicato il numero di ospedali in cui si eseguono trapianti. Di conseguenza, il volume dei trapianti è cresciuto del 510 percento per i reni, del 1.820 percento per il fegato, del 1.100 percento per il cuore e del 2.450 percento per i polmoni”.

Le autorità cinesi hanno affermato che gli organi venivano prelevati da detenuti nel braccio della morte. Tuttavia, secondo le testimonianze da una fonte molto più plausibile, provenivano da detenuti non consenzienti, soprattutto uiguri e praticanti del Falun Gong. Il rapporto afferma che “un attento esame dell’attività di trapianto della RPC indica che gli ospedali cinesi hanno eseguito una quantità di trapianti superiore a quella che anche le maggiori stime sui prigionieri nel braccio della morte sono in grado di descrivere”.

Il rapporto conclude: “solo le autorità cinesi sono in grado di mettere a tacere queste accuse. Anziché farlo, hanno coinvolto le classi mediche internazionali, rispondendo con la propaganda a coloro che lanciano accuse, e impegnandosi in un elaborato schema di falsificazione dei dati”.

Si stima che oltre tre milioni di persone siano attualmente imprigionate nei campi di “rieducazione” cinesi. Un altro tribunale seguirà il processo di quattro giorni a settembre, con una sentenza definitiva prevista per dicembre.

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/06/11/witness-statements-first-person-accounts-detail-atrocities-committed-in-xinjiang-against-uyghurs.html