Diffusione COVID: Pechino e l’OMS l’hanno nascosta, dice ricercatrice in fuga

L'Organizzazione mondiale della sanità, influenzata dal PCC, ha ripetuto la disinformazione proveniente dalla Cina, scoraggiando i governi stranieri dall'emanare divieti di viaggio o dall'adottare altre misure per proteggersi dall'imminente pandemia.
virologa verità sul COVID
La virologa cinese Dr. Li-Meng Yan ha rischiato la vita per rivelare la verità sull'insabbiamento dell'epidemia iniziale del coronavirus del PCC. (Immagine: Screenshot / YouTube)

Ora in cerca di asilo negli Stati Uniti, una virologa cinese precedentemente impiegata all’Università di Hong Kong ha raccontato le prime fasi della diffusione del COVID-19. Ha affermato che le autorità cinesi sapevano che il COVID-19 si stava diffondendo tra gli esseri umani nel dicembre 2019. Eppure hanno nascosto la notizia per diverse settimane.

L’obbligo morale di farsi avanti come testimone

La dott.ssa Yan Li-meng, all’epoca studentessa post-dottorato alla HKU’s School of Public Health, ha rilasciato un’intervista il 10 luglio a Fox News. Ha detto che il suo supervisore le aveva detto di indagare sulla malattia simile alla SARS scoppiata a Wuhan, nella Cina centrale.

Più tardi, però, Yan dice di essere stata rimproverata per aver parlato della diffusione della malattia da persona a persona, di cui ha sentito parlare da uno scienziato della Cina continentale. Sentendo l’obbligo morale di farsi avanti come testimone, Yan ha lasciato Hong Kong il 27 aprile, arrivando il giorno dopo a Los Angeles.

Yan proviene da Qingdao, una città costiera della Cina settentrionale. A dicembre, quando non è riuscita a ottenere una spiegazione ufficiale dalle autorità sul virus del PCC, Yan ha attinto alla sua rete di contatti professionali sulla terraferma.

Il 31 dicembre, le autorità cinesi hanno riconosciuto lo scoppio di una malattia «simile alla polmonite» a Wuhan. Hanno affermato che la malattia aveva probabilmente avuto origine in condizioni non igieniche in un mercato di prodotti ittici, e che c’era poco rischio di trasmissione da uomo a uomo.

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Le conseguenze delle dure misure adottate dalla Cina per fermare il virus, limitando ad un certo punto la circolazione di circa 700 milioni di persone. (Immagine: wikimedia / CC0 3.0)

Ma lo stesso giorno, un amico che lavorava come ricercatore per i China Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha detto a Yan che il COVID-19 era già in via di diffusione tra la gente.

«La tempistica è molto, molto importante,» ha detto Yan della prima epidemia. «Se riusciamo a fermarla in tempo, possiamo salvare delle vite».

Seppellito dalla censura

Nelle settimane successive le autorità cinesi continuavano a sostenere che non c’erano prove di trasmissione da uomo a uomo. Era il periodo in cui centinaia di milioni di persone si preparavano per il periodo delle vacanze di Capodanno cinese,

La diffusione del virus del PCC si è verificata nello stesso lasso di tempo delle principali riunioni politiche tenute dai funzionari del Partito comunista cinese (PCC) nella provincia di Hubei. Wuhan è la capitale locale. Durante più di una settimana di incontri, non sono stati segnalati nuovi casi di COVID-19, ma i numeri sono aumentati subito dopo.

Gli esperti cinesi della sanità pubblica hanno minimizzato la gravità di COVID-19. Hanno insistito sul fatto che la trasmissione da uomo a uomo non era ancora stata confermata. Il leader cinese Xi Jinping ha riconosciuto l’epidemia il 20 gennaio. Questo, solo dopo che diversi paesi stranieri hanno segnalato i propri casi di COVID-19, tutti originati in Cina.

L’Organizzazione mondiale della sanità, influenzata dal PCC, ha ripetuto la disinformazione proveniente dalla Cina. Ha scoraggiato così i governi stranieri dall’emanare divieti di viaggio o dall’adottare altre misure per proteggersi dall’imminente pandemia. Il 9 gennaio, l’OMS ha detto in una dichiarazione che l’agente patogeno «non si trasmette facilmente tra le persone».

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente elogiato Pechino per aver gestito la crisi COVID-19.(Immagine tramite pixabay CC0 1.0)

Anche l’OMS ha ripetutamente elogiato il PCC per la sua «trasparenza» nella crisi. Ha anche evitato di dichiarare il COVID-19 una pandemia globale fino all’inizio di marzo, quando il regime cinese ha iniziato a sostenere che la situazione interna era sotto controllo.

Secondo Yan: «So già che questo accadrebbe perché conosco la corruzione tra questo tipo di organizzazioni internazionali come l’OMS al governo cinese e al Partito comunista cinese».

Rischi personali

Yan ha detto di aver riferito ciò che il suo contatto del CDC cinese le ha detto al suo capo, che per primo ha risposto solo con un cenno del capo. Quando lei ha sollevato di nuovo la questione il 16 gennaio, lui l’ha avvertita di non «toccare la linea rossa».

«Ci metteremo nei guai e spariremo», ha detto, secondo Yan.

Il resoconto di Yan corrisponde a quello che gli esperti e i rapporti hanno a lungo sostenuto. Il PCC ha soppresso la conoscenza critica della diffusione di COVID-19, sperperando settimane critiche nel disastro per motivi di convenienza politica.

A gennaio, il dottor Li Wenliang è stato rimproverato dalla polizia cinese per la diffusione di «voci» sul COVID-19. In seguito ha contratto il COVID-19 mentre lavorava al fronte ed è morto il 7 febbraio, diventando un’icona mondiale per le critiche all’insabbiamento del PCC.

Li Wenliang, il medico cinese che fu rimproverato per aver «sparso voci» sulla prossima pandemia di COVID-19 e poi morì per la malattia. (immagine: tramite Twitter)

Risposta modello alla pandemia?

Il PCC ha rappresentato le sue azioni come una risposta modello alla pandemia. Questo, nonostante il riemergere di casi nel nord-est della Cina e, più recentemente, a Pechino.

Yan ha detto che teme per la sua vita se dovesse tornare a Hong Kong o nella Cina continentale, dicendo: «So come trattano gli informatori».

Ha cercato di convincere il marito ad andare con lei negli Stati Uniti. Tuttavia è scoppiata una discussione tra loro, con lui che l’ha avvertita che li avrebbe fatti uccidere entrambi.

«La ragione per cui sono venuta negli Stati Uniti è che io consegno il messaggio della verità di COVID», ha detto Yan.

Sulla base delle statistiche disponibili, la diffusione del COVID-19 vede infette 14 milioni di persone in tutto il mondo e uccise più di 600.000.

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2020/07/21/beijing-and-who-concealed-early-spread-of-covid-19-says-escaped-researcher.html