Dossier: scienziati cinesi hanno cercato di usare il coronavirus come arma

Secondo gli autori dei dossier il coronavirus può essere "manipolato artificialmente facendolo diventare un virus emergente tra le malattie umane, quindi utilizzato come arma e diffuso in un modo mai visto prima".

Operatori sanitari eseguono i test PCR per il rilevamento del Covid-19 presso il laboratorio del Centro universitario di scienze della salute (CUCS) a Guadalajara, nello stato di Jalisco, in Messico, il 14 aprile 2021 (Immagine: ULISES RUIZ / AFP tramite Getty Images)

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti è entrato in possesso di dossier che indicano come l’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) abbia studiato la possibilità di utilizzare i coronavirus per una guerra biologica, come riportato da The Australian.

Pubblicati nel 2015, i dossier erano opera di scienziati militari e alti funzionari della sanità pubblica cinese. Sarebbero stati scoperti nel merito degli sforzi compiuti dal Dipartimento di Stato di determinare le origini del SARS-CoV-2, il virus che causa il COVID-19.

The Australian ha riportato che “alcuni dei maggiori esponenti della sanità pubblica e dell’esercito cinese sono elencati tra i 18 autori del documento, tra cui l’ex vicedirettore del Bureau of Epidemic Prevention cinese, Li Feng“.

Inoltre 10 degli autori erano scienziati ed esperti di armi affiliati all’Air Force Medical University, che è gestita dal PLA nella Cina occidentale Xi’an.

“Utilizzato come arma e diffuso in un modo mai visto prima”

Per verificare l’autenticità dei dossier, The Australian ha impiegato l’esperto di digital forensics Robert Pottinger, che ha lavorato per i governi degli Stati Uniti, australiano e canadese.

I dossier descrivono la manipolazione dei coronavirus come in grado di dare il via a una “nuova era di armi genetiche“. Gli autori hanno anche scritto che il coronavirus può essere “manipolato artificialmente facendolo diventare un virus emergente tra le malattie umane, quindi utilizzato come arma e diffuso in un modo mai visto prima“.

L’articolo che parla di questi dossier sui coronavirus é intitolato: “L’origine innaturale della SARS e le nuove specie di virus artificiali come armi biologiche genetiche“, è stato definito “una grossa menzogna” dai funzionari del PCC.

Le rivelazioni aggiungono il sospetto che il Partito Comunista Cinese (PCC) consideri la guerra biologica un fattore significativo alla luce di un eventuale conflitto contro i suoi avversari.

Il documento afferma che “a seguito degli sviluppi in altri campi scientifici, ci sono stati importanti progressi nella fornitura di agenti biologici. Ad esempio, la ritrovata capacità di congelare i microrganismi ha reso possibile immagazzinare agenti biologici e aerosolizzarli durante gli attacchi“.

Tutto ciò porta alla possibilità che un virus disperso nell’aria porti al collasso i sistemi sanitari dei Paesi presi di mira. Si tratterebbe di un vantaggio strategico in qualsiasi guerra moderna e attualmente una dura realtà da affrontare per i governi di tutto il mondo che combattono per contenere l’epidemia di COVID-19.

Se si rivelassero autentici, questi documenti indicherebbero la convinzione di Pechino che, in caso di una terza guerra mondiale, le armi biologiche divengano il segretoper la vittoria e delinea le condizioni perfette per rilasciarle.

Il senatore australiano per Victoria, James William Paterson, ha dichiarato: “Queste rivelazioni dimostrano esattamente perché viene richiesta la completa trasparenza sulle origini del Covid-19 al Partito Comunista Cinese“.

Le origini del virus rimangono poco chiare

Rimangono ancora domande sulle origini del SARS-CoV-2. La speculazione si è diffusa sin dai primi giorni della pandemia riguardo al ruolo, se c’è stato, che il PCC ha avuto nello scoppio della pandemia.

Gli scettici sulla narrazione ufficiale di Pechino, secondo cui gli esseri umani hanno contratto la malattia in un mercato di Wuhan, sottolineano nella città la presenza dell’unico laboratorio cinese accreditato di livello 4 di biosicurezza (BSL-4). Rapporti precedenti hanno confermato che i coronavirus erano regolarmente oggetti di esperimenti presso l’Istituto di virologia di Wuhan, come viene chiamata la struttura.

Il laboratorio WIV è specializzato in virus trasmessi dai pipistrelli. Per entrare, è necessario passare attraverso camere d’aria, docce chimiche e indossare una tuta che copre l’intero corpo.

La maggior parte degli scienziati ha affermato che esistono poche prove a sostegno del fatto che il COVID-19 abbia avuto le sue origini in un laboratorio, ma l’ipotesi non è stata comunque completamente esclusa.

Tradotto da: Andrea Murgia

Articolo in inglese: Chinese Scientists Looked Into Weaponizing Coronaviruses, According to Dossier – Bringing you Truth, Inspiration, Hope. (visiontimes.com)