«File di Wuhan»: come e perché la Cina ha deliberatamente ingannato il mondo

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I «File di Wuhan» trapelati pretendono di mostrare come e perché la Cina ha inizialmente minimizzato i casi di COVID-19. (Immagine: pixabay / CC0 1.0)

Gli Stati Uniti e altri governi occidentali hanno accusato la Cina di nascondere deliberatamente informazioni critiche sul coronavirus fin dall’inizio dell’epidemia. Il governo cinese ha respinto queste affermazioni, ma un rapporto intitolato The Wuhan Files, pubblicato dalla CNN, sembra abbia esposto che le autorità hanno minimizzato i casi confermati e non hanno rivelato un focolaio di influenza all’inizio di dicembre 2019. «I file sono stati presentati da un informatore alla CNN che ha chiesto l’anonimato».

La fonte dei documenti, presumibilmente dal Centro provinciale per il controllo e la prevenzione delle malattie dell’Hubei, è contrassegnata come «documento interno, si prega di mantenere la riservatezza». Rivela la storia di finanziamenti insufficienti, carenza di personale e modelli burocratici di governance che hanno ostacolato i sistemi di allarme rapido della Cina. Il documento sostiene il fallimento del Partito Comunista Cinese (PCC) nel gestire la diffusione del virus tra ottobre 2019 e aprile 2020. Questo è stato il periodo di tempo in cui il virus del PCC si è diffuso in una pandemia globale.

Secondo quanto riferito, un audit interno segreto del PCC ha scoperto che ci sono voluti in media 23 giorni per diagnosticare la maggior parte dei pazienti, e ci sono stati dilaganti fallimenti dei test. Questi fallimenti ritardati dei test hanno fatto sì che il governo non si sia reso conto dell’entità dei casi confermati in quel periodo.

Mercati umidi

L’origine del COVID-19 nel rapporto è attribuita ai mercati umidi di Wuhan che ospitano e vendono animali. Un mercato umido vende carne fresca, pesce, prodotti e altre merci deperibili. Sono spesso potenziali fonti di virus influenzali e portano agenti di malattie infettive, poiché gli animali vivi possono rimanere sul mercato, a volte per settimane e settimane.

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Nei file di Wuhan trapelati si dice che il COVID-19 abbia avuto origine da un mercato umido a Wuhan. (Immagine: Pixabay / CC0 10)

La regolare introduzione di nuovi animali fornisce condizioni ottimali per lo sviluppo di agenti patogeni. La maggior parte dei mercati umidi cinesi vende animali selvatici vivi per la carne o come animali domestici. Le strette interazioni con gli animali selvatici hanno causato numerosi focolai di malattie negli esseri umani, tra cui l’Ebola e persino l’HIV. Nel caso di malattie respiratorie, come il Covid-19, il virus può diffondersi attraverso l’esposizione ai fluidi corporei di un animale.

In precedenza, nel 2003, i focolai di SARS si rintracciarono nei mercati umidi della Cina meridionale. La SARS ha comportato 8.000 casi e 800 morti in 32 paesi. Sia la SARS che la nuova epidemia sono zoonotiche, il che significa che la malattia è iniziata negli animali prima di diffondersi agli esseri umani. I funzionari sanitari hanno segnalato per la prima volta il focolaio di coronavirus il 31 dicembre 2019, in un mercato di frutti di mare nella città di Wuhan. Il 20 gennaio, tuttavia, la CNN ha riferito che il mercato del pesce di Huanan a Wuhan, che è presumibilmente un mercato umido di frutti di mare, vendeva altri animali selvatici come procioni, cani e cervi. Questi animali erano alloggiati all’interno di piccole gabbie.

I file di Wuhan

Anche se la Cina ha negato che l’origine del virus fosse a Wuhan, il 23 gennaio il governo ha imposto un blocco a Wuhan.

Il mondo intero credeva che Wuhan fosse la più colpita e che fosse il luogo dove si era manifestato il primo focolaio di COVID-19. Ma la CNN riferisce che Wuhan è stata la terza città più colpita. Le città di Yichang e Xianning, sempre nella provincia di Hubei, avrebbero contratto gravi focolai prima di Wuhan. Ma non si rivelò al pubblico. Questo ha aumentato i livelli di stress aggiuntivo sul già teso sistema sanitario.

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I «Wuhan Files» segnalano le città di Yichang e Xianning per aver avuto gravi focolai di COVID-19 prima di Wuhan. (Immagine: Pixabay / CC0 1.0)

Il governo cinese ha persino manipolato le cifre che sono state rilasciate in seguito. Il 10 febbraio, la Cina ha riportato 3.911 nuovi casi a livello nazionale. Ma i documenti affermano che la sola provincia di Hubei aveva 5.918 nuovi casi. Allo stesso modo, il 7 marzo, la Cina ha riportato 2.986 morti nella provincia di Hubei. Ma la cifra reale sembra essere molto più alta, 3.456.

Il rapporto rivela incongruenze tra ciò che i funzionari sapevano all’inizio dell’epidemia e ciò che hanno riportato pubblicamente. Indubbiamente, questa manipolazione ha ostacolato la comprensione del mondo della pandemia, che attualmente ha infettato quasi 76 milioni di persone con un tasso di mortalità di circa 1,6 milioni.

La CNN sta adottando un approccio professionale con questi File di WUhan. Tuttavia, è importante mantenere una mente aperta su di essi, poiché potrebbero essere parte di un’elaborata strategia di disinformazione e deviazione da parte del PCC.

Tradotto da: Massimiliano Volpato

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2021/03/11/leaked-wuhan-files-shows-how-china-deliberately-misled-the-world.html