Goujian: L’antica spada cinese affilata dopo 2000 anni

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La spada Goujian risale a 2000 anni fa. ((Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Nel corso della storia, ci sono state spade che hanno raggiunto uno status leggendario. In Cina da cinquant’anni, ovvero quando è stata scoperta, la spada Goujian ha stupito gli scienziati. Sebbene abbia più di 2000 anni,ciò che la rende speciale è che al ritrovamento non aveva una sola traccia di ruggine. La lama è ancora affilata dopo così tanti secoli, ha persino tagliato l’archeologo che la testava.

La spada Goujian

Nel 1965 si condusse un sondaggio archeologico nel bacino idrico del fiume Zhang, a Jingzhou. Il sondaggio interessò oltre cinquanta tombe antiche, recuperando quasi duemila manufatti. All’interno di una bara trovata sul posto vi era uno scheletro umano assieme ad una spada di bronzo conservata dentro un fodero di legno e rifinita con pattina nera.

«Le incisioni rombiche nere coprono entrambi i lati della lama e l’impugnatura della spada è ricoperta di smalto blu e turchese. L’impugnatura della spada è legata dalla seta mentre il pomello è composto da undici cerchi concentrici. La spada misura 55,7 cm di lunghezza, incluso un manico da 8,4 cm e ha una lama larga 4,6 cm. Pesa 875 grammi» secondo Ancient Origins.

Un lato della lama aveva due colonne di testo con otto caratteri in totale. Gli archeologi hanno attribuito ai sei caratteri il significato di «Re di Yue» e «hanno creato questa spada per uso personale». Per i restanti due hanno concordato che corrispondessero al nome del re che la possedeva. I ricercatori si sono concentrati quindi su nove possibili re a cui poteva appartenere. Dopo circa due mesi di dibattito, hanno deciso che la spada avesse 2500 anni e apparteneva a un re di nome Goujian, che governava tra il 496 a.C. e il 465 a.C.

La straordinaria brillantezza della spada è stata attribuita ai materiali utilizzati per crearla e alle condizioni di conservazione. «La lama era principalmente in rame flessibile. Il bordo, tuttavia, era in gran parte in stagno. Ciò ha permesso alla lama di mantenere un bordo affilato per molto più tempo. La composizione della spada, così come l’aderenza ermetica con il fodero, probabilmente le hanno conferito una migliore possibilità di sopravvivere rispetto alla maggior parte delle altre spade», secondo All That’s Interesting. Inoltre un test ha dimostrato che può tagliare venti fogli di carta!

Nel 1994, la spada fu portata dalla Cina a Singapore per una mostra. Un operaio la colpì accidentalmente, provocandone una rottura di 7 mm. In Cina ci fu un grande sdegno per l’incidente e da allora rimase nel paese. Oggi è visibile al Museo provinciale di Hubei.

Altre spade leggendarie

In Occidente, nessuna spada è più famosa di Excalibur. Si ritiene che la impugnò Re Artù d’Inghilterra, che durante la vigilia di Natale la estrasse da un’incudine in cima ad una pietra. L’evento ne consolidò la reputazione di «vero re». Alla fine la spada la gettarono in un lago su richiesta del Re sul letto di morte. Secondo le leggende, sembra che una mano emerse dal lago per afferrarla.

«Arthur è il nostro re!» Un’illustrazione di «Tales from Far and Near» di Arthur Guy Terry. ((Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

In Giappone invece, le spade di Muramasa sono leggendarie per la presunta maledizione che le colpiva. Furono realizzate dal maestro fabbro Sengo Muramasa, che visse tra il XIV  e il XVI secolo. Si dice che volesse che diventassero «grandi distruttrici» e pregasse gli Dei. Le sue preghiere si esaudirono e le spade da lui costruite divennero note come estremamente pericolose.

Tuttavia, c’era un problema: le lame non erano pericolose solo per i nemici, ma anche per il possessore. Pare che avessero una maledizione oscura che dava loro una volontà propria, facendole ritorcere contro i loro proprietari nel caso in cui non fossero soddisfatte del combattimento. Un ordine imperiale alla fine bandì tutte le spade di Muramasa.

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2019/11/23/goujian-the-ancient-chinese-sword-that-defied-time.html

Tradotto da: Danilo Fadda