Gubbio spirituale: gli antichi patti di pace

Gubbio Palazzo dei Consoli Piazza Grande
Il Palazzo dei Consoli, sulla piazza «sospesa» sopra i tre archi, la Piazza Grande o pensile. Dalla cima si scorge tutta Gubbio. (Immagine: Flickr / CC0 1.0 )

La più antica città dell’Umbria, Gubbio, è semplicemente meravigliosa. I maestri artigiani lavorano ancora oggi ceramica, cuoio, ferro e oro. Se i prossimi Natali visiterete i loro mercatini luminosi, voltatevi verso il Monte Ingino, lì si erge l’albero di Natale più grande del mondo! 450 fari colorati e chilometri di cavi elettrici! E poi i profumi dalle cucine di tartufo bianco e paste fatte con le antiche tecniche.

Ma ciò che stupisce di più è il suo spirito, Il patto di pace col lupo e col cielo.

Il patto col cielo

Gubbio ha accolto grandi guide spirituali e li commemora ancora oggi. Con gioia!

Partiamo dal centro, ovvero, dalla Piazza Grande, quel «palazzo pubblico in un luogo vicino a tutti i quartieri, come segno di equilibrio e rispetto per le diverse anime della città». È una stupenda piazza «sospesa» sorretta da archi, cuore pulsante della città, detta «pensile». Proprio da qui, parte un incredibile e antichissima corsa delle genti per i vicoli e tra le mura, che prosegue ininterrotta dal 16 maggio 1160: la Corsa dei Ceri.

Corsa alla fede

Tra colori, fede, gioia, devozione, forza e amore, il 15 maggio gli eugubini dicono grazie a Sant’Ubaldo Baldassini, il loro patrono. Guidò la rinascita di Gubbio dopo un grande incendio del 1127, la difese dalle 11 città confederate e quando arrivò un grande Imperatore, Federico Barbarossa, gli andò incontro armato solo della fede. L’imperatore, colpito da tanto coraggio, risparmiò la città dal saccheggio.

statua Sant'Ubaldo Gubbio
Statua del patrono di Gubbio, Sant’Ubaldo, posta sopra una delle tre strutture in legno della corsa ai ceri. (Immagine: Flickr / CC0 1.0 )

Era un tempo semplice luminaria con ceri veri, ma dal 1192 papa celestino esclama: «hilariter!» ovvero gioiosa e allora ecco la festa di tutto il popolo, proprio come oggi e lo scenario è a dir poco suggestivo!

Tre squadre in uniforme, sulle spalle tre enormi strutture in legno alte 4 metri e di 4 quintali l’una coronate da statue di Sant’Ubaldo Sant’Antonio e San Giorgio. Dalla piazza pensile i ceraioli alzano in piedi le loro statue, iniziano a vorticare intorno alle genti e appena si apre un anfratto, corrono rapidissimi attraverso la città e le genti in festa in direzione del monte Ingino, il «colle eletto», per la faticosa ascesa alla basilica del Patrono, S. Ubaldo, dove riposano, da quel 16 maggio, le sacre spoglie. Giunti alla basilica inizia la festa in ogni vicolo della città!

Il patto col lupo

50 anni dopo la morte Sant’Ubaldo accade qualcosa di nuovo.

Giunge a Gubbio un uomo molto povero, che parla ai poveri e agli animali. Non viene giudicato strano o pazzo, anzi. È apprezzato per le sue virtù e riconosciuto come uomo mandato da Dio. Francesco, privatosi di tutti i suoi beni, in città si dedica alla cura dei lebbrosi e dei malati.

Quando viene a sapere di un grosso lupo feroce che ammazza animali e genti, lo va a trovare, per aiutare le genti.

Gubbio statua San Francesco e il Lupo
Gubbio. San Francesco e il lupo. (Immagine: Flickr / CC0 1.0 )

Lo benedice col segno della croce, parla con lui, lo chiama Frate Lupo. Gli dice che aveva fatto molto male a uomini e animali ma che vuole fare pace con lui, cosicché non offendesse più nessuno e gli abitanti lo perdonassero. Gli chiede di fare una promessa solenne: non avrebbe fatto più del male e non ne avrebbe ricevuto. Gli parla come se io parlassi a te. L’animale si accoccola accanto a lui, lo ascolta e gli porge la zampa. Per i due anni successivi che visse a Gubbio il lupo entrava mansueto nelle case, riceveva cibo da tutti e non faceva male a nessuno.

Oggi a Gubbio è possibile vedere i posti antichi dove visse il lupo, San Francesco e Sant’Ubaldo. È un meraviglioso tuffo nel passato, nell’antica fede salda verso gli Dei.

Scritto da: Massimiliano Volpato