Il cranio DAN5, vista dall’alto/frontale. (immagine: Dr. Michael J. Rogers, Università dello Stato del Connecticut Meridionale. )

Un team internazionale di ricerca ha scoperto un cranio quasi completo e uno parziale dei primi antenati umani. Risalgono a circa 1,5 e 1,26 milioni di anni fa. Le ricerche sono state effettuate nall’area di studio Gona. Si trova nella regione degli Afar, in Etiopia. Il team è stato condotto da scienziati di Usa e Spagna e un geologo dell’Università del Michigan.

Entrambi in crani sono stati assegnati all’Homo Erectus. Sono stati associati alle modalità di assemblaggio di utensili in pietra sia del semplice Tipo – Olduvaiano (modo 1), sia a quelle del più complesso Acheuleano (modo 2). Ciò suggerisce che tale ominide avesse un livello di plasticità culturale e comportamentale non ancora pienamente compresa. Nello specifico alla guida del team c’era Sileshi Semaw del Centro Nazionale spagnolo di Investigazione dell’Evoluzione Umana e Micheal Rogers, dell’Università dello Stato del Connecticut Meridionale.

Ecco la mappa dell’area di studio Gona da GoogleEarth, che mostra i siti BSN12 e DAN5 (immagine: Google)

È stato il geologo Naomi Levin a coordinare il lavoro geologico. Lo scopo era quello di determinare l’età dei fossili e il loro contesto ambientale venne coordinato . Mentre le scoperte del team sono state pubblicate nel giornale Sciences Advances. In particolare, Gona si trova nel triangolo Afar in Etiopia, adiacente alle ben conosciute aree di studio Middle Awash e Hadar. Qui tornarono alla luce rispettivamente i famosi scheletri di “Ardi” e “Lucy”. Il cranio quasi completo è stato rinvenuto nella zona Dana Aoule Nord (DAN5). Quello parziale invece nella zona Busidima Nord (BSN12). Distano tra loro 5,7 chilometri.

Il defunto Ibrahim Habib, collega negli scavi ad Afar, mentre mostra i frammenti del cranio DAN5. (Immagine: Dottor Jay Quade, Università dell’Arizona)

Era dal 1999 che il team di ricerca investigava nella zona di Gona. In particolare N.Toth, dell’Università dell’Indiana, ha scovato il cranio parziale BSN12 durante la prima stagione. Invece nell’anno successivo un collega locale, il defunto Ibrahim Habib, ha portato alla luce il cranio DAN5. Quest’ultimo è stato ritrovato seguendo una pista per cammelli. Il primo è largo e robusto, mentre il secondo più piccolo e gracile. Ciò suggerisce il fatto che l’Homo Erectus fosse una specie caratterizzata da dimorfismo sessuale.

Tuttavia, l’aspetto rilevante è che il cranio DAN5 possiede il più piccolo volume endocranico documentato in Africa per un Homo Erectus. È pari a circa 590 centimetri cubici e pare essere appartenuto ad una femmina. Secondo i ricercatori i crani e gli attrezzi in pietra trovati a Gona, dimostrano che gli ominidi avevano caratteristiche maggiormente diversificate rispetto a quanto risaputo. Questo sia fisicamente che psicologicamente. La diversità fisica è comprovata dai livelli di lavorazione degli utensili in pietra appartenenti ai manufatti trovati assieme ai crani.

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Il cranio DAN5. (immagine: Dottor Michael Rogers, Università dello stato del Connecticut Meridionale)

A Gona si sono scoperti gli attrezzi tipici dell’Erectus, come picconi alle pietre da taglio della grandezza immaginata. Ma oltre ad essi il team ne ha trovati altri appartenenti alla modalità meno complessa dell’ Olduvaiano. Erano tutti ben mantenuti. I fabbricatori di entrambi i siti vivevano vicini agli antichi fiumi, in ambienti caratterizzati da boschi fluviali adiacenti ad habitat aperti. Il basso valore di isotopo δ13C riscontrato nel cranio DAN5 è da attribuirsi ad una dieta precisa. Essa era costituita da piante a c3 (alberi e arbusti, e/o animali che odiano il cibo derivante da essi) oppure onnivori ad ampio spettro.

Levin si è unita al gruppo di ricerca nel 2001 come studentessa di master e alla fine è diventata la geologa principale. La sua funzione è di coordinare gli sforzi per datare i fossili e determinarne il contesto ambientale. In particolare, le tecniche utilizzate sono diverse. Si passa dalla mappatura e stratigrafia standard del campo all’analisi delle proprietà magnetiche dei sedimenti, dalla chimica alla distribuzione di isotopi di argon nelle ceneri vulcaniche.

Levin è inoltre professore associato presso il Dipartimento di Scienze della Terra e ambientali e nel Programma dell’Ambiente. Co dirige un laboratorio di geochimica isotopica e conduce studi su luoghi antichi utilizzando isotopi di carbonio e ossigeno. In particolare ha detto:

“Conoscere la data a cui risalgono questi siti si è rivelato particolarmente impegnativo. Ha richiesto diversi anni di lavoro sul campo e il contributo di più esperti e tecniche diverse. Questo è un grande esempio di lavoro investigativo scientifico e di come lavora la scienza. Attinge da una comunità di studiosi e dalla loro conoscenza collettiva della geologia dell’Africa orientale”.

Assieme a Jay Quade, geologo dell’Università dell’Arizona, Levin ha coordinato anche la ricostruzione ambientale dei siti di Gona. In tali aree, l’Homo Erectus utilizzava ciottoli di pietra per costruire i suoi attrezzi, che recuperava dai vicini letti dei fiumi. Il sito BSN12 ha fornito abbondanti fossibili animali, ma non si sono riscontrati segni di taglio od ossa percosse da martelli in pietra.

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Nell’area di studio Gona, nella regione degli Afar in Etiopia, l’Homo Erectus utilizzava ciottoli di pietra per costruire i suoi attrezzi, che recuperava dai vicini letti dei fiumi. (immagine:Università del Michigan)

Nello specifico dal sito DAN5, è pervenuto un osso di falange di elefante recante segni di taglio con utensili in pietra. Inoltre il gruppo ha scoperto anche un piccolo osso di zampa di antilope avente un intaglio per percussione. Ciò dimostra che l’ H.Erectus macellava mammiferi sia piccoli che grandi, anche se non è chiaro se cacciasse o depredasse le sue prede. È opinione comune che furono i primi ominidi (ad es. Homo habilis) ad inventare semplici strumenti in pietra (Olduvaiano). Tuttavia, tra i 1,8 a 1,7 milioni di anni fa, apparve L’H. Erectus. In questo periodo quindi emerse in Africa un nuovo livello di lavorazione degli utensili in pietra chiamata Acheuleano. Esso prevedeva grandi utensili da taglio come gli handax, lavorati intenzionalmente per tale scopo.

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Secondo i ricercatori i ritrovamenti di Gona suggeriscono un uso prolungato e simultaneo delle tecniche del tipo Olduvaiano e Acheuleano da parte di un’unica specie di lunga durata, l’H. erectus, la cui espressione variabile merita una continua ricerca. (Immagine: Università del Michigan)

I tempi, le cause e la natura di questa significativa transizione verso l’Acheuleano di circa 1,7 milioni di anni fa non sono del tutto chiari. È un argomento tuttora discusso dagli archeologi. Tuttavia gli autori del documento Science Advances, secondo le loro ricerche, hanno dimostrato che l’Olduvaiano è rimasto molto più a lungo dopo l’invenzione dell’Acheuleano. Ciò indicherebbe una particolare flessibilità comportamentale e complessità culturale dell’ H. Erectus. Tale tratto non è completamente compreso o apprezzato in paleoantropologia. Semaw ha detto:

“Sebbene la maggior parte dei ricercatori sul campo ritenga che l’Acheuleano abbia sostituito il precedente Olduvaiano (Modalità 1) 1,7 milioni di anni dopo, la nostra ricerca ha dimostrato che la tecnologia della Modalità 1 in realtà è rimasta onnipresente in tutto il Paleolitico.”

Rogers ha aggiunto:

“Il semplice pensiero che una singola specie di ominidi sia responsabile di un singolo strumento in pietra con determinato livello di lavorazione non è supportata. La storia dell’evoluzione umana è più complessa.”

I siti a Gona sono tra i primi esempi in cui l H. Erectus è associato ad entrambi i tipi di assemblaggio di pietre. Il co-autore dello studio Scott Simpson, dell’Università Case Western Reserve, ha dichiarato:

“In quasi 130 anni dalla sua scoperta iniziale a Giava, resti di H. erectus sono pervenuti da molti siti in Eurasia e Africa. Tuttavia i nuovi resti dell’area di studio di Gona in Africa dimostrano un grado di diversità biologica mai stato visto in precedenza, in particolare rispetto alle piccole dimensioni del cranio trovato a DAN5.

“Il cranio parziale trovato a BSN12 fornisce inoltre prove che collegano i fossili africani e quelli dell’Asia orientale, dimostrando il successo dell’Homo erectus.”

In Africa, alcuni sostengono che più specie di ominidi potrebbero essere state responsabili delle due distinte tecniche tra loro contemporanee, Olduvaiano e Acheuleano. Mentre secondo i ricercatori le prove di Gona suggeriscono altre conclusioni. Ovvero un uso prolungato e simultaneo delle due tecniche da parte della singola specie H. Erectus. Essa è riconosciuta come una specie di lunga durata e dall’espressione variabile che merita continue ricerche. Rogers ha detto:

“Una sfida futura sarà quella di comprendere meglio quali attributi dello strumento di pietra è probabile che siano trasmessi attraverso la tradizione culturale, rispetto ad altri che hanno maggiori probabilità di essere reinventati da diversi gruppi di ominidi”

Fornito da: Jim Erickson, Università del Michigan

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2020/03/10/smallest-homo-erectus-cranium-in-africa-and-diverse-stone-tools-found.html