Hong Kong: in prigione tre attivisti democratici per aver violato la legge sulla sicurezza nazionale

Prima di lasciare il tribunale, Wong ha detto: «So che è difficile, ma terrò duro» e Lam è rimasto calmo. I sostenitori che hanno partecipato al processo hanno incoraggiato i tre a «continuare i propri sforzi».
Hong Kong attivisti filodemocratici Chow, Wong e Lam
Gli attivisti filodemocratici Agnes Chow Ting, Joshua Wong e Ivan Lam Long-yin parlano alla stampa fuori dal tribunale per le accuse di assemblea illegale in relazione a una protesta fuori dalla sede della polizia della città nel giugno 2019, presso la Magistratura di West Kowloon il 5 agosto 2020 a Hong Kong, Cina. (Immagine: Billy H.C. Kwok/Getty Images)

Il 2 dicembre, un tribunale di Hong Kong ha condannato i leader filodemocratici Joshua Wong, Ivan Lam e Agnes Chow Ting per aver violato la legge. Hanno ricevuto rispettivamente 13 mesi e mezzo, 7 mesi e 10 mesi di carcere. Le tre accuse sono di istigazione, organizzazione e partecipazione ad assemblee non autorizzate.

Continuare i propri sforzi

I tre erano ex membri del partito politico Demosisto. Questo si è sciolto in seguito all’approvazione della legge sulla Sicurezza Nazionale da parte della Cina comunista nel giugno scorso.

Secondo Stand News, il 2 dicembre la Corte dei magistrati di West Kowloon a Hong Kong ha negato loro la possibilità di appello o di libertà provvisoria.

Wong, 24 anni, era diventato famoso come leader adolescente del Movimento degli Ombrelli nel 2014. Già in precedenza subì l’arresto e la condanna per il suo coinvolgimento in quell’episodio. Era segretario generale di Demosisto; Chow, allora 23enne, suo vice; e il 26enne Ivan Lam, presidente del partito.

Prima di lasciare il tribunale, Wong ha detto: «So che è difficile, ma terrò duro» e Lam è rimasto calmo. I sostenitori che hanno partecipato al processo hanno incoraggiato i tre a «continuare i propri sforzi».

Hong Kong manifestazione contro PCC contro legge sicurezza nazionale
Sette milioni di persone di Hong Kong si sono mobilitate contro il PCC nel 2019 e nel 2020, spaventando Pechino per aver imposto la legge sulla sicurezza nazionale. (mmagine: Studio Incendo tramite flickrCC BY 2.0 )

A partire dalla primavera del 2019, gli hongkonghesi si sono mobilitati contro le mosse del Partito comunista cinese (PCC) di integrare maggiormente l’ex colonia britannica con la Cina continentale autoritaria. Le proteste si sono rinforzate quando passò una proposta di legge sull’estradizione. Questa avrebbe permesso al PCC di arrestare chiunque fosse sospettato di crimini a Hong Kong. Di sottoporlo dunque a processo nei tribunali della Cina continentale. Il 9 e il 12 giugno, milioni di persone hanno partecipato alle manifestazioni per opporsi alla legge.

Le autorità hanno represso le proteste. Queste si sono presto trasformate in un vero e proprio appello alla riforma democratica, alle dimissioni del capo dell’esecutivo di Hong Kong pro PCC Carrie Lam e altri obiettivi noti come le «cinque richieste».

Nessun rimpianto

L’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale è avvenuto nel mezzo della pandemia di COVID-19; le conseguenti misure di blocco avevano ulteriormente attenuato le proteste dopo la violenta repressione della polizia dell’anno precedente.

Con l’aumento della pressione politica, l’11 agosto Agnes Chow ha subito l’arresto insieme al magnate dei media filodemocratici Jimmy Lai. Anche la redazione dell’Apple Daily di Lai ha ricevuto perquisizione. I due sono stati presto rilasciati su cauzione.

Tuttavia, le autorità hanno continuato a intensificare la soppressione del dissenso in città, arrestando e intimidendo i politici pan-democratici.

Apparentemente a causa del COVID-19, le elezioni legislative previste per l’inizio di settembre si rinviarono a tempo indefinito; più di 1.000 persone sono detenute o arrestate dopo l’attuazione della legge sulla sicurezza nazionale.

I tre attivisti hanno parlato con i giornalisti prima di andare in tribunale. Wong, arrestato e condannato in precedenza insieme a Lam, ha confermato di voler fare il «passo tecnico» di dichiararsi colpevole. Questo, dopo aver esaminato tutte le prove presentate dall’accusa e consultato gli avvocati.

Essi hanno espresso preoccupazione per il modo in cui Chow sarebbe stata trattata in prigione.

Agnes Chow leader pro democrazia Giappone Hong Kong
Agnes Chow ha detto ai sostenitori di pensare a coloro che hanno sofferto molto più di lei. ( Immagine: Stand News)

Sanzioni USA

Chow è soprannominata dai sostenitori in Giappone e in altre parti dell’Asia come la «dea della democrazia». Ha detto agli osservatori che, sebbene fosse a disagio per il suo futuro, c’erano molti che avevano sofferto molto più di lei.

A titolo di riferimento, ha preso atto dei 12 hongkonghesi arrestati a cui hanno negato un’adeguata rappresentanza legale dopo aver tentato di fuggire in barca verso la democratica Taiwan.

Stand News ha riferito che Chow ha pianto e si è commossa per la sua condanna, avvenuta il giorno prima del suo ventiquattresimo compleanno. Ha detto di non avere rimpianti per la sua decisione di partecipare al movimento per la democrazia. Anche se ciò significava che avrebbe potuto essere incarcerata nella Cina continentale.

La dichiarazione di Chow riflette il sospetto diffuso che, nonostante la legge sull’estradizione fu ritirata lo scorso ottobre, molti dei manifestanti arrestati siano stati segretamente mandati nelle carceri della Cina continentale.

La legge sulla sicurezza nazionale ha provocato una reazione da parte degli Stati Uniti. Il segretario di Stato Mike Pompeo e il presidente Donald Trump hanno rapidamente condannato la legge allora prevista; ad agosto, i leader di Hong Kong, tra cui Carrie Lam, hanno ricevuto sanzioni dal Dipartimento del Commercio.

Il 27 novembre, Lam ha rivelato di non avere «nessun servizio bancario a sua disposizione» a causa delle sanzioni e ha accennato alla sua preoccupazione che le sanzioni potessero scoraggiare le persone dal servizio pubblico.

Carrie Lam Hong Kong
Carrie Lam non ha «nessun servizio bancario a sua disposizione» a causa del rispetto delle sanzioni statunitensi da parte delle banche di Hong Kong. (Immagine: Screenshot / YouTube)

Attivismo giovanile a Hong Kong

Sebbene Hong Kong fosse stata restituita alla Cina dal governo britannico nel 1997, alla città fu permesso di mantenere il suo stato di diritto costituzionale; nel 1984, l’allora leader cinese Deng Xiaoping aveva promesso che Hong Kong avrebbe mantenuto l’autonomia funzionale secondo l’accordo «un paese, due sistemi» fino al 2047.

Tuttavia, agli hongkonghesi sono stati concessi solo diritti democratici limitati, con la scena politica della città pesantemente indirizzata a favore dei funzionari e degli interessi commerciali pro Pechino. In risposta a diversi tentativi indiretti del PCC di invadere l’autonomia di Hong Kong, gli hongkonghesi hanno partecipato a diversi movimenti di massa per resistere a Pechino – i primi dei quali sono stati le veglie annuali, ancora in corso, per commemorare il massacro di Piazza Tienanmen del 1989 e le manifestazioni del 2003 contro il tentativo del Partito di attuare l’articolo 23, una legislazione che funziona in modo simile all’attuale legge sulla sicurezza nazionale.

Wong, Chow e Lam sono coinvolti da anni nella scena pro-democratica e sia Wong che Chow erano minorenni durante il Movimento degli ombrelli dell’estate e dell’autunno del 2014. Prima di allora, hanno partecipato al movimento per opporsi al programma di «educazione patriottica» che doveva infondere nei giovani della città il pensiero e i valori pro-comunisti.

Nel 2011 il governo di Hong Kong ha lanciato una consultazione pubblica su «Educazione morale e patriottica». Questo è stato ampiamente visto come un tentativo da parte del PCC di instillare le sue narrazioni sull’identità e la storia cinese alla popolazione di Hong Kong, che era abituata alla cultura tradizionale cinese e alle libertà politiche in stile occidentale.

4 giugno 2020. Gli hongkonghesi si riuniscono per una veglia a lume di candela per commemorare il massacro di Piazza Tienanmen, nel Victoria Park, a Hong Kong. Da più di 30 anni gli hongkonghesi provano un senso di affinità con gli studenti manifestanti uccisi dall’Esercito Popolare di Liberazione Cinese (PLA) a Tienanmen durante il movimento filodemocratico del 1989. (Immagine: Song Bilung/The Epoch Times)

Tutto nasce da Scholarism

Wong e Lam, che allora frequentavano la scuola media, formarono un’organizzazione studentesca chiamata Scholarism. L’organizzazione ha giocato un ruolo cruciale nella protesta contro il programma di «educazione patriottica» nel 2012, quando la protesta pubblica ha spinto l’amministratore delegato Leung Chun-ying ad accantonare la politica.

Il ruolo di Scholarism nel movimento contro l’«educazione nazionale« è stato cruciale: nel 2012, Scholarism ha lanciato diverse marce e manifestazioni che hanno coinvolto decine di migliaia di persone, con diversi leader studenteschi che hanno organizzato lo sciopero della fame. Nel settembre dello stesso anno, l’allora capo dell’esecutivo di Hong Kong Leung Chun-ying si vide costretto ad annunciare una moratoria sulla politica.

Entro il 2014, il Movimento degli Ombrelli è nato per condurre una campagna per il «doppio suffragio universale», riferendosi al diritto degli hongkonghesi di votare sia per i loro legislatori che per il capo dell’esecutivo, come previsto dalla Legge fondamentale. Anche gli studiosi hanno partecipato e Joshua Wong è diventato una figura di spicco nelle proteste.

Nel 2016, Scholarism si è trasformato in un partito politico, «Demosisto», che ha spinto per maggiori diritti democratici.

Durante le proteste anti-estradizione del 2019, Agnes Chow, autodidatta che parla fluentemente il giapponese, ha promosso il movimento pro-democrazia in Giappone, dove ha ottenuto molti sostenitori. Anche il governo giapponese ha espresso il suo sostegno al movimento.

I sostenitori giapponesi di Agnes Chow l’hanno soprannominata la «dea della democrazia». (Immagine: Daxiong)

Speranza per Hong Kong

Chow ha rispecchiato le ansie popolari quando ha parlato ai giornalisti sul futuro di Hong Kong rispetto alla legge sulla sicurezza nazionale. Ha notato che, dopo l’approvazione della legge, venne perseguitata in agosto, poco prima del suo arresto, da uomini che sembravano essere poliziotti in borghese – un tipo comune di molestie vissute dai dissidenti sulla terraferma.

«Era come un sistema a turni, quattro persone hanno aspettato per qualche ora, poi un’auto li ha prelevati e poi sono arrivati altri tre o quattro uomini», ha detto ai giornalisti.

Parlando con Apple Daily prima di andare in tribunale, Chow ha detto di aver capito che andare in prigione «è davvero un processo difficile».

Ma la cosa più straziante è stata la legge sulla sicurezza e il suo impatto duraturo sull’espressione politica a Hong Kong. Con la crescente repressione del dissenso, ha detto: «Anche il mio futuro mi sarà portato via».

Chow è rimasta fiduciosa. «La storia ci insegna che quando una dittatura o un regime totalitario viene rovesciato, nessuno può prevedere la riforma in anticipo». Chow Incoraggia il popolo di Hong Kong a «ricordarsi dei valori che detiene», anche di fronte alla dittatura.

Tradotto da Jenny Han

Ritradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2020/12/04/hong-kong-sentences-democracy-activists-for-violating-national-security-law.html