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    Hong Kong: La Nuova Legge Di Pechino Soffoca Ogni Diritto

    Tra le condizioni sottoscritte dalla Cina vi era l'impegno a garantire per i 50 anni successivi il sistema democratico di Hong Kong, esattamente fino al 2047, ma sembra il PCC non abbia molta simpatia per i trattati firmati.

    È morta giovane, solo 23 anni, così bella, dinamica, amante delle libertà e della democrazia. Il 1° luglio 2020 era il suo compleanno, perché lo stesso giorno del 1997 era passata dall’Inghilterra alla Cina, come «Regione amministrativa speciale». Tuttavia, ironia della sorte, proprio il primo luglio Hong Kong ha visto la fine delle sue libertà quando è entrata in vigore «La legge sulla Sicurezza Nazione speciale» voluta da Pechino.

    La città sembra dover dire addio all’accordo «Un paese due sistemi» che le aveva garantito fino ad ora una certa indipendenza dalla Cina continentale e le aveva permesso di adottare e abbracciare nel suo territorio oltre che la libertà d’impresa privata, libertà di parola di espressione di stampa, di religione, ben diversi dal controllo centralizzato delle dittatura comunista che guida Pechino.

    Vietato manifestare sebbene «un paese, due sistemi» sia ancora in vigore

    Durante le manifestazioni di proteste contro il disegno di legge per l’estradizione che dal maggio 2019 fino al 1 luglio 2020  si sono tenute nella città la polizia innalzava un cartello con scritto «potremo usare gas lacrimogeni», che poi puntualmente usava, oltre ai manganelli e ai pestaggi gratuiti.

    16 giugno: seconda marcia contro la legge sulle estradizioni in Cina. Secondo i media locali il numero di adesioni sarebbe più alto della prima, tenuta domenica scorsa, che gli organizzatori hanno stimato in poco più di un milione di persone. La folla chiede le dimissioni di Carrie Lam, prima governatrice di Hong Kong, nonostante abbia già annunciato la sospensione della discussione sulla contestata legge. (Immagine: YouTube / Screenshot )

    Tuttavia, dopo che il 1 luglio è passata la «legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong», le forze dell’ordine hanno innalzato cartelli con scritto «potrete essere arrestati e perseguitati se tenete bandiere, cartelli di protesta o urlate slogan di separatismo o indipendenza che costituiscono un offesa secondo la nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong».

    Hong Kong legge Pechino limita libertà
    Le forze dell’ordine hanno innalzato cartelli viola con scritto «potrete essere arrestati e perseguitati se tenete bandiere, cartelli di protesta o urlate slogan di separatismo o indipendenza che costituiscono un offesa secondo la nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong».(Immagine: YouTube / Screenshot )

    La vecchia «Un paese due sistemi»

    Insomma, vietato manifestare per ricordare «Un paese due sistemi» sebbene l’accordo sia ancora in vigore e in teoria Hong Kong dovrebbe essere ancora indipendente.

    Perciò è consentito scendere in strada ma non manifestare dissenso con cartelli o urlare «Free Hong Kong». Si può solo elogiare il Partito comunista cinese e le sue decisioni.

    Hong Kong, essendo una democrazia, aveva accordi di estradizione con venti Paesi (tranne che con Cina ovviamente) tra cui gli Stati Uniti, l’Inghilterra e l’india; si presuppone che ora che è controllata da Pechino rimangano ancora in vigore per un po’. Perciò c’è stato qualcuno, che per sdrammatizzare la triste situazione, ha fatto ipotesi bizzarre e scherzose su possibili scenari futuri.

    Hong Kong proteste contro legge di Pechino
    È consentito scendere in strada ma non manifestare dissenso con cartelli o urlare «Free Hong Kong», si può solo elogiare il Partito comunista cinese e le sue decisioni. (Immagine: YouTube / Screenshot )

    In carcere chiunque voglia essere libero

    La nuova legge sulla sicurezza permette alle autorità del Pcc di arrestare e portare nelle carceri cinesi chiunque inneggi alla libertà e parli contro il governo di Pechino. Dunque, potenzialmente Pechino potrebbe chiedere l’estradizione di chiunque attacchi direttamente la Cina. Il primo ad essere scelto sarebbe proprio il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il secondo candidato della lunga lista degli infelici denigratori del Pcc, sarebbe il primo ministro indiano Narendra Modi.

    Adotterà queste misure Pechino? Si suppone di no ovviamente, anche perché non è facile comprendere tutte le postille del disegno di legge entrato in vigore il 1 luglio. Infatti per la prima volta dall’inizio dell’indipendenza di Hong Kong è scritto solo in cinese e contempla molte pagine variamente interpretabili in base all’occorrenza. Fino ad ora infatti ogni legge approvata dal parlamento di Hong Kong era bilingue cinese (cantonese scritto in caratteri cinesi tradizionali) e inglese.

    La situazione è molto critica

    Alcune persone nei giorni scorsi si sono suicidate buttandosi dai palazzi, per non dover vivere un futuro di repressione. La Gran Bretagna che ha compreso quale potrà essere il futuro dei dissidenti ha offerto un visto speciale e veloce e un agevolazione per trovare lavoro per tutti i cittadini di Hong Kong che vogliano emigrare. Qualcosa di simile stanno elaborando gli Stati Uniti.

    Ciò che rimane per ora è una grande amarezza e sfiducia per il futuro  della democrazia di Hong Kong. Anche il leader del movimento pro-democrazia per Hong Kong, Joshua Wong ha lasciato il partito Demosisto.

    Joshua Wong Demosisto protesta Twitter
    «Se la mia voce non verrà ascoltata, spero che la comunità internazionale continuerà a parlare per Hong Kong» ha detto Joshua Wong, uno dei leader della protesta e di Demosisto su un Tweet.(Immagine: YouTube / Screenshot )

    Quale sarà il futuro di tutti quelli che hanno manifestato per più di un anno? Cosa faranno le democrazie occidentali per far rispettare l’accordo del 1997? Tra le condizioni sottoscritte dalla Cina vi era l’impegno a garantire per i 50 anni successivi il sistema democratico di Hong Kong. Esattamente fino al 2047. Sembra tuttavia che il Pcc non abbia molta simpatia per gli accordi presi e i trattati firmati. Sembra servano solo per dare un contentino ai paesi occidentali.

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