Huawei e i sistemi informatici della sanità Italiana

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Il PCC tramite il gigante Huawei sembra interessato ad entrare nella sanità italiana. (Immagine Wikimedia Commons Public Domain)

Ultimamente si è visto come Pechino abbia inviato personale medico e attrezzature sanitarie nel bel paese, probabilmente per ricambiare il gesto fatto in febbraio a sua volta dall’Italia alla Cina. Queste azioni sono state accompagnate da larga propaganda anche dai media italiani e ci sono state molte reazioni dal mondo politico e dell’informazione che esortano a fare attenzione ai veri motivi che possono esserci dietro la mostrata solidarietà del Partito Comunista Cinese.

Adesso altri aiuti sono stati annunciati in arrivo da Pechino, segno del fatto che forse Italia e Cina sono intenzionate a rafforzare la loro cooperazione. Non solo: il gigante delle telecomunicazioni Huawei avrebbe proposto al governo italiano di utilizzare la sua tecnologia per migliorare l’efficienza informatica del sistema sanitario nazionale e creare una rete di comunicazione con gli ospedali cinesi.

L’autorevole rivista italiana di geopolitica «Limes» aggiorna con cadenza regolare gli sviluppi dei rapporti Roma – Pechino sul sul «Bollettino Imperiale». In un suo articolo del 17 marzo si legge: « Nei piani della Repubblica Popolare contano due obiettivi.
Il primo è scrollarsi di dosso l’immagine di epicentro della pandemia che sta colpendo il pianeta e rinvigorire il suo soft power.[…]
Il secondo obiettivo della Cina è rianimare i rapporti con Roma a un anno dalla sua adesione alla Bri».

L’articolo va avanti nello spiegare lo scenario:

«Il supporto di Huawei, Zte, Alibaba e Xiaomi all’Italia evidenzia le implicazioni tecnologiche delle relazioni tra Roma e Pechino, da tempo criticate dagli Usa.»

«Le ambizioni di Huawei vanno oltre la donazione di forniture mediche. L’azienda si è offerta di sviluppare una rete cloud per connettere alcune strutture ospedaliere con le unità di crisi in tempo reale e di collegare i più importanti centri italiani con gli ospedali di Wuhan.»

Un ambulanza della Croce Rossa Italiana. (Immagine Wikimedia Commons, Public Domain)

[…] «Le donazioni e il personale medico inviati dalla Croce Rossa cinese hanno avuto l’impatto mediatico più forte. Merito anche della rilevanza attribuitagli dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, consolidato sostenitore della sintonia con Pechino. Si tratta della terza squadra inviata dalla Cina dopo quelle giunte in Iran e Iraq. Con sé ha portato 30 tonnellate di materiale tra ventilatori, respiratori, elettrocardiografi, mascherine e altri dispositivi sanitari. Formalmente, Pechino ha voluto rispondere alle 18 tonnellate di materiale sanitario inviato dall’Italia a Wuhan lo scorso febbraio.»

[…]«La consegna di mille respiratori – frutto dello stanziamento di Intesa Sanpaolo, Class Editori, Xinhua e Bank of China – indica invece il rafforzarsi dell’interazione sino-italiana nel settore dell’informazione. Di questa vi era traccia anche nei memorandum siglati durante la visita di Xi Jinping in Italia del marzo 2019».

Insomma, da un lato l’Italia si trova a dover rassicurare Washington e il presidente USA Donald Trump ( che sembrano essere ben consapevoli del rischio sulla sicurezza nazionale determinata da Pechino) sul fatto che le relazioni con la Cina siano meramente economiche. Dall’altra, deve attentamente considerare i rischi securitari che comporterebbe l’ingresso del Regime Comunista Cinese all’interno del sistema informatico sanitario nazionale.

Ma si sa, l’economia non è mai solo tale. Basti vedere come si sono evoluti rapidamente i rapporti tra Italia e Cina in pochi anni e considerare il fatto che Pechino tramite la nuova via della seta sta cercando nuovi equilibri geo-politici, e non meramente commerciali.

Non a caso l’Italia è stata molto criticata dai suoi partner Europei e dagli alleati storici USA, che pure hanno sul territorio importanti basi NATO strategiche e a cui non piace il costante aumento di collaborazione tra aziende italiane e colossi informatici cinesi. Si ricordi che Huawei sta sviluppando alcune parti della rete 5G in Italia, anche se sotto «stretto» controllo del governo e con sempre l’arma della «golden power» pronta per essere utilizzata se necessario. Ma Pechino resterà a guardare? Improbabile.