Il cittadino comune che divenne un leggendario imperatore cinese

Shun iniziò la sua vita come un povero contadino. Come ha fatto questa persona così ordinaria a governare tutta la Cina?

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Avete sentito parlare di Qin Shi Huang, l’imperatore che unificò la Cina? E di Kublai Khan, il potente guerriero mongolo che invase la Cina e fondò la Dinastia Yuan? O forse l’imperatore Qing Kang Xi, il grande mecenate delle arti?

Ognuno di questi uomini potenti ha fatto progredire la civiltà cinese in un diverso periodo della storia, e ciascuno proveniva da una famiglia regnante di nobili clan, secondo la tradizione dinastica cinese che è durata per migliaia di anni fino all’inizio del XX secolo.

Il grande imperatore che voglio presentarvi oggi è un uomo vissuto molti secoli prima, tra il 2334 e il 2234 a.C. Era nato con il nome di Shun (舜). Shun sarebbe diventato noto come uno dei cinque re saggi e leggendari della Cina. Il grande storico, Sima Qian, ha scritto su di lui in Shiji, o Memorie di uno storico, quindi la sua storia è quella che i futuri imperatori cinesi, come Qin Shi Huang della Dinastia Qin, Kublai Khan della Dinastia Yuan, e Kangxi della Dinastia Qing avrebbero tutti conosciuto.

Ma Shun iniziò la sua vita come un povero contadino. Come ha fatto questa persona così ordinaria a governare tutta la Cina?

Da bambino, Shun viveva in una fattoria con suo padre, la matrigna e il fratellastro. In realtà, tutta la sua famiglia non sopportava Shun, il figlio maggiore. Fino a cercare di ucciderlo in diverse occasioni, ma senza successo. Ma nonostante la sua famiglia violenta, Shun non smise mai di essere filiale con entrambi i suoi genitori ed essere sempre premuroso verso il suo fratellastro più giovane. Faceva volentieri tutto quello che gli chiedevano. Si diceva che la famiglia non potesse uccidere Shun quando voleva, eppure quando avevano bisogno di lui, lui era sempre nei paraggi.

Shun era una persona straordinaria fin dalla giovane età. A 17 anni fu cacciato di casa e divenne un senzatetto, così si guadagnò da vivere come operaio. Infatti, ovunque andasse, si dimostrava diligente e pieno di risorse. La gente lo apprezzava e lo rispettava. Shun divenne dapprima apprendista in un villaggio sul fiume Giallo che produceva ceramiche. Nel giro di un anno, contribuì a migliorare lo standard della ceramica per l’intero villaggio e conquistò l’ammirazione dei suoi concorrenti. Il villaggio divenne una città fiorente nel giro di pochi anni.

dipinto cinese
Ovunque Shun si trasferisse, l’area locale prosperava. (Immagine: Pubblico Dominio)

Shun si recò poi in un villaggio di montagna per coltivare. Altre fattorie volevano offrirgli della terra. Decise di condividere la terra con gli altri in modo che l’intera comunità potesse coltivare i raccolti. Al lago Zhe, Shun divenne un abile pescatore e imparò presto dove si trovavano le parti migliori del fiume per la pesca. Ma li lasciava sempre agli altri e non prendeva mai il posto migliore per sé.

Dopo che Shun si unì a loro, le intense lotte intestine tra i pescatori cessarono. A miglia di distanza, nella capitale Pingyang, che sarebbe diventata l’odierna provincia dello Shanxi, l’imperatore Yao, un sovrano saggio e benevolo, stava cercando un successore. Aveva nove figli, ma si rese conto che nessuno di loro aveva la virtù per ereditare il suo trono. Così mandò i suoi ministri a cercare un degno candidato che avesse ciò che serve per diventare il prossimo sovrano.

I ministri di Yao raccomandarono Shun. Dopo che Shun fu portato a corte, l’imperatore Yao decise di metterlo alla prova. Lasciò che Shun sposasse le sue due figlie. Insieme alla casa e alla dote, gli diede un distretto da governare.

Questo può sembrare strano oggi, ma la poligamia era una pratica normale a quel tempo. A 30 anni si potrebbe pensare che Shun avesse vinto all’enalotto, ma invece di cavalcare verso il tramonto per vivere la bella vita, continuò a lavorare nei campi ogni giorno e convinse persino le due principesse a unirsi a lui per vivere una vita umile in campagna.

figlie imperatore Nu Ying
Una rappresentazione della Dinastia Qing di E Huang e Nü Ying, figlie dell’imperatore Yao che sposarono Shun. Alcune leggende le identificano come dee del fiume Xiang nell’odierna provincia di Hunan, il che potrebbe aver giocato un qualche ruolo nella loro prova dell’abilità di Shun. (Immagine: Wang Hui [王翽]/CC BY-SA 4.0)

La famiglia di Shun vide il suo successo e si infuriò. Il suo fratellastro lo attirò in un fienile e cercò di bruciarlo vivo. In un’altra occasione, la matrigna di Shun gli chiese di scavare un nuovo pozzo per la famiglia, e cercò di usarlo come trappola per seppellirlo vivo. Ma Shun sopravvisse, e tuttavia non cercò mai di incolparli o punirli. Non a caso, tra i 24 cinesi più celebrati in termini di pietà filiale, Shun è al primo posto.

Verso la fine del regno dell’imperatore Yao, Sun assunse il ruolo di imperatore ad interim a 50 anni. Dopo tre anni, se ne andò tranquillamente a casa in modo che Danzhu, il figlio dell’imperatore Yao, potesse governare il paese.

Ma le genti chiesero a Shun di continuare a occuparsi degli affari di stato. Così, a 61 anni, divenne ufficialmente imperatore, e dispose compassionevolmente per 39 anni.

Sapete perché trovo questa storia così interessante? Anche alcuni antichi governanti in Occidente iniziarono la loro vita da contadini. C’era Diocleziano di Roma, che salì attraverso i ranghi dell’esercito e Basilio I, l’imperatore bizantino che prese il potere attraverso un violento colpo di stato.

Ma la storia di Shun è diversa. Mi chiedo: cosa rende una persona un buon imperatore? La vita di Shun ci mostra le cinque relazioni fondamentali della filosofia confuciana: quelle tra sovrano e suddito, padre e figlio, fratello maggiore e fratello minore, marito e moglie, amico e amico.

Il filosofo cinese Mencio disse: “Il grande Shun aveva una gioia ancora maggiore per ciò che era buono. Considerava la virtù come una proprietà comune del popolo”.

Mencio
(Immagine: Screenshot/Tea with Erping)

Nella Cina imperiale, la gente credeva che il diritto di governare fosse concesso dal Cielo, e che il Cielo scegliesse il governante per la sua virtù. Mencio commentò il regno di Shun:

“Il sovrano può presentare un uomo al cielo, ma non può fare in modo che il cielo dia a quell’uomo il trono”. Yao presentò Shun al cielo, e il cielo lo accettò. Lo presentò al popolo e il popolo lo accettò. Pertanto, io dico che il cielo non parla. Ha semplicemente indicato la sua volontà attraverso la sua condotta personale e la condotta degli affari”.

Sima Qian scrisse nelle Memorie di uno storico che “la civiltà e la gentilezza nel mondo iniziarono con Shun”.

Prima della morte di Shun, invece di far prendere ai suoi figli la sede del potere, passò il trono a Yu, che era famoso per aver controllato le famigerate inondazioni del Fiume Giallo. In seguito fondò la Dinastia Xia.

Shun era un grande uomo e un grande imperatore, ma in realtà non era l’unico imperatore cinese che proveniva da un ambiente umile. Ci fu anche Liu Bang, che fondò la Dinastia Han, e Zhu Yuanzhang, che fondò la Dinastia Ming – entrambi attraverso la ribellione armata contro le dinastie precedenti. Ma nessuno di loro eguagliava Shun in termini di virtù o di pietà filiale.

In fin dei conti, Shun è noto per la sua regola di virtù. Secondo le parole di Confucio, Shun era un saggio di virtù e quindi uno stimato figlio del cielo. Per secoli, la regola della virtù che iniziò con Shun fu uno standard aureo senza tempo per tutti gli imperatori e i governanti della Cina, fino al 1949 quando l’ideologia comunista straniera prese il controllo del Regno di Mezzo.

Gli storici sanno che circa 80 milioni di vite innocenti sono state perse durante gli ultimi 70 anni di governo comunista – più delle vittime della prima e della seconda guerra mondiale messe insieme. Secondo Freedom House, una ONG indipendente per i diritti umani, la Cina si colloca tra le peggiori società più chiuse nel suo rapporto 2021 “Libertà nel mondo”.

In questa era digitale i cinesi purtroppo non hanno accesso ai media internazionali e alle piattaforme dei social media. Nei media occidentali, abbiamo appreso di orribili abusi come il genocidio nello Xinjiang, l’espianto forzato di organi dai praticanti del Falun Gong, le demolizioni di chiese cristiane, l’imprigionamento di avvocati dei diritti umani e di reporter schietti.

Confucio
(Immagine: Screenshot/Tea with Erping)

Come disse Confucio: “Studia il passato se vuoi indovinare il futuro”. Molti cinesi attendono da tempo il ritorno alla regola della virtù e alla nostra eredità culturale.

È opinione diffusa che la società aperta di Taiwan, dove la cultura tradizionale è fiorita insieme a una vivace democrazia, dovrebbe essere un modello di successo per la Cina continentale. Parlando di Taiwan, è il momento della pausa tè e ora vado a godermi il mio tè d’alta montagna dalla preziosa isola.

Alla prossima, che la pace e il tè siano con voi.

Tradotto da: Massimiliano Volpato

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/05/10/the-commoner-who-became-a-legendary-chinese-emperor.html