Il Facebook Journalism Project si lega al campo di addestramento del “giornalismo marxista” cinese

Il preside della Tsinghua University cinese afferma che il cosiddetto “giornalismo marxista” dovrebbe essere utilizzato per “applicare la teoria marxista nell'osservare il mondo, selezionare e gestire la produzione di notizie”.
Il 10 aprile 2018 a Washington DC, Mark Zuckerberg è andato a testimoniare davanti a un'audizione congiunta del Comitato di Commercio, Scienza e Trasporti del Senato degli Stati Uniti e Comitato Giudiziario del Senato a Capitol Hill. Facebook è collegato a molti scandali che hanno coinvolto di recente il Partito Comunista Cinese, in particolare per un partner del suo Journalism Project che ha collaborato con la Tsinghua University nella creazione del “Marxist Journalism”. (Immagine: JIM WATSON / AFP tramite Getty Images)

Il Facebook Journalism Project è partner di un’ente che sponsorizza la Tsinghua University cinese, un campo di addestramento del Partito Comunista Cinese (PCC) per gli organi di propaganda del regime che insegna apertamente quello che viene definito “giornalismo marxista”. Lo stesso Facebook ha anche inviato un vicepresidente a tenere una conferenza nell’università, secondo una ricerca.

Il Facebook Journalism Project si descrive come un ente che “lavora con editori di tutto il mondo per rafforzare il legame tra i giornalisti e le comunità che servono”.

Il progetto lavora facendo visita alle “redazioni e offrendo corsi online per formare giornalisti su come sfruttare gli strumenti social in modo da raccontare le storie che contano”. Tramite partnership “con editori e organizzazioni non profit per combattere la disinformazione, promuovere l’alfabetizzazione giornalistica, finanziare nuove iniziative, condividere le “best practice” e migliorare il giornalismo sulle nostre piattaforme”.

Secondo un indagine condotta da National Pulse, uno dei partner di Facebook, l’International Center for Journalists (ICFJ), è risultato essere uno sponsor aziendale per il Master of Arts Global Business Journalism Program di Tsinghua. Assieme a Bloomberg, Merrill Lynch e Knight Group, un ente che finanzia la falange di demagoghi “fact checkers” di Facebook.

Sul sito web della Tsinghua University, situato in Cina, nel discorso del Preside, si sostiene apertamente l’applicazione della teoria della lotta del marxismo per mutare il giornalismo dal suo standard tradizionale. Il tutto per puntare verso uno specifico interesse pubblico e una macchina di propaganda. “Dovremmo impegnarci a un orientamento politico fermo e corretto. La nostra scuola ha esplorato attivamente la teoria e le pratiche del giornalismo marxista”.

Il preside afferma che il cosiddetto “giornalismo marxista” dovrebbe essere utilizzato per “applicare la teoria marxista nell’osservare il mondo, selezionare e gestire la produzione di notizie”.

La pagina Networking del sito web dell’università mostra anche il vicepresidente delle risorse umane e del reclutamento di Facebook, Lori Goler come docente ospite nel 2017 insieme a nomi come Fareed Zakaria della CNN.

Tsinghua University
Studenti si diplomano durante una cerimonia tenuta per 3.768 master e 898 dottorati presso l’Università Tsinghua il 18 luglio 2007 a Pechino. Tsinghua ammette di propria iniziativa di essere un campo di addestramento per i propagandisti marxisti che continuano a lavorare sia nella macchina della demagogia del regime che nelle multinazionali blue chip. (Immagine: China Photos / Getty Images)

Un post del 2013 sul sito web dell’ICFJ mostra l’elogio verso Tsinghua per il posizionamento dei laureati sia come promotori della propaganda del PCC di alto livello che nelle grandi multinazionali. “I laureati stanno lavorando in media come il China Daily, South China Morning Post, People’s Daily, Economic Observer, Bloomberg News, China Securities Journal, Korean Broadcasting System, Xinhua News Agency, China Central Television, Global Times, Radio Beijing e China Radio International, nonché multinazionali come Deloitte, Ogilvy & Mather, Saatchi & Saatchi, Shell, Sony Ericsson e IBM”.

Una sfortunata connessione est-ovest

Il post si concentra sulla collaborazione tra l’ICFJ e l’East-West Institute (EWI). A pagina 47 del rapporto annuale del 2011 dell’EWI , l’Istituto ringrazia lo United Front Work Department del PCC(UFWD), organo della China-United States Exchange Foundation (CUSEF) per aver elargito i finanziamenti: “La China-United States Exchange Foundation (CUSEF) è generosa sostenitrice della Strategic TrustBuilding Initiative di EWI, in particolare nell’area delle relazioni USA-Cina”.

EWI afferma anche nella sua pagina Strategic Trust Building che l’organizzazione ha ricevuto “il generoso sostegno della China-United States Exchange Foundation (CUSEF) e di altri donatori privati ​​ed è stata organizzata in stretta collaborazione con la China Association for International Friendly Contact (CAIFC)” per partecipare al dialogo tra Stati Uniti e Cina sull’iniziativa Sanya a Pechino nel 2018.

Il collegamento con il CUSEF è particolarmente significativo. Infatti, un’indagine di gennaio ha scoperto attraverso i documenti del Foreign Agents Registration Act che la società di pubbliche relazioni statunitense BLJ Worldwide ha rappresentato la Fondazione per molti anni nei suoi sforzi per cooptare molti dei più grandi nomi del giornalismo. Tra di essi il New York Times, il Wall Street Journal, Financial Times, CNN e Associated Press, ai quali vengono offerti vantaggi come viaggi di lusso nella Cina continentale.

Il PCC è uno dei principali clienti di Facebook

All’inizio di aprile Facebook è stato oggetto di critiche, dopo la scoperta del fatto che pubblicava annunci pagati dagli organi di propaganda del Partito Comunista. Il tentativo era di screditare e deviare la pressione dalle conseguenze del crescente scandalo derivante dal genocidio dei musulmani uiguri nello Xinjiang.

In un caso Xinhua ha pagato $ 100 per mandare in onda un annuncio che è stato mostrato a 200.000 persone prima di essere rimosso. In un altro, CGTN ha pagato $ 400 per un annuncio che aveva come target India, Pakistan e Bangladesh. È stato visualizzato oltre un milione di volte in quattro giorni prima di essere rimosso, secondo una ricerca.

L’analisi di DataReportal ha esposto il fatto che Facebook sia divenuto un importante centro per l’organizzazione della comunità di Pechino e i progetti di influenza sociale.

Quattro degli organi di propaganda del regime, CGTN, People’s Daily, China Daily e Xinhua, si trovano nelle prime 20 pagine Facebook più grandi esistenti. L’India rappresenta il più grande bacino di pubblico per la piattaforma, eclissando gli Stati Uniti con un rapporto di quasi 2 a 1. La città più attiva su Facebook nel mondo è invece Dhaka, nel Bangladesh.

Nel frattempo un membro del Consiglio indipendente di sorveglianza di Facebook, l’ex primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt, è risultato avere anche un collegamento con il Communist Party’s United Front. Thorning-Schmidt è lo stesso che ha recentemente confermato il divieto della piattaforma a Donald Trump dopo le rivolte del Campidoglio del 6 gennaio,

Thorning-Schmidt ha tenuto un discorso nel 2017 presso l’Associazione del popolo cinese per l’amicizia con i paesi stranieri (CPAFFC) a Pechino. Qui il suo ente di beneficenza, Save the Children, è stato elogiato dal PCC per “aver collaborato per anni con il governo e le istituzioni e aver portato le tecnologie mediche più avanzate in Cina”.

Tradotto da: Andrea Murgia

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/05/16/facebook-journalism-project-marxist-journalism-china.html