Il governo federale australiano annulla gli accordi Belt and Road del governo di Victoria

In totale due progetti della Belt and Road Initiative tra i quattro proposti sono stati annullati ai sensi della legislazione sugli accordi esteri del governo federale.
marise payne
Il 22 aprile 2021, durante una conferenza stampa in parlamento a Wellington, in Nuova Zelanda, il ministro degli Esteri australiano Marise Payne ha parlato ai media. Payne e il governo federale del primo ministro Scott Morrison hanno annullato gli accordi della Belt and Road Initiative firmati dal Premier Daniel Andrews del governo di Victoria, con i cinesi del Partito Comunista. La valutazione è stata che le infrastrutture del PCC e i progetti con trappola del debito non combaciavano con gli interessi dell'Australia (Immagine: Hagen Hopkins / Getty Images)

Il governo federale australiano ha revocato gli accordi firmati dal Premier Dan Andrews del governo di Victoria. Hanno portato lo Stato nella trappola del debito e nei progetti infrastrutturali della Belt and Road Initiative (BRI) del Partito Comunista Cinese (PCC). La ragione è che gli accordi con Pechino non sono coerenti con la politica estera australiana.

In totale due progetti BRI tra i quattro proposti sono stati annullati ai sensi della legislazione sugli accordi esteri del governo federale. Gli altri due accordi annullati sono stati firmati con enti siriani e iraniani. I due accordi BRI includono un memorandum d’intesa firmato dal governo di Victoria a ottobre 2018. Oltre che un accordo quadro firmato dallo stesso governo a ottobre 2019.

«Considero questi quattro accordi incoerenti con la politica estera australiana o contrari alle nostre relazioni estere in linea con la legge australiana sulle relazioni estere (accordi tra Stato e territorio) del 2020», ha affermato in una dichiarazione il ministro degli Affari esteri Marise Payne.

«Continuerò a prendere in considerazione gli accordi esteri notificati nell’ambito del piano. Mi aspetto che la stragrande maggioranza di loro rimanga inalterata».

Il Piano è in vigore dal dicembre dello scorso anno. Richiede che il governo locale, gli stati, i territori e le università pubbliche notifichino al Ministro degli Affari Esteri qualsiasi accordo estero esistente o proposto. Payne afferma di essere stata informata di oltre 1.000 accordi di questo tipo.

Si tratta della prima volta in cui l’ala conservatrice del Paese si trova ad esercitare i suoi poteri ai sensi della legge in vigore.

La Cina è stata il principale partner commerciale dell’Australia. Dallo scorso anno le relazioni tra le due nazioni sono diventate tese. Questo, dopo che l’Australia ha richiesto un’indagine sulle origini della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 in Cina. Pechino ha reagito imponendo restrizioni commerciali e dazi aggiuntivi sulle importazioni australiane di prodotti come vino e carbone.

A settembre del 2020 Global Times, media di propaganda controllato dal PCC, ha twittato che l’Australia, fintanto che avesse continuato a sfidare l’egemonia del regime comunista, sarebbe diventata la «povera spazzatura bianca dell’Asia». Tuttavia, nonostante le pressioni di Pechino, i leader australiani guidati dal primo ministro Scott Morrison non hanno mostrato alcun segno di consenso verso le richieste del Partito.

Dopo che il governo Morrison ha demolito i progetti BRI del premier Dan Andrews, gli organi di propaganda del PCC hanno reagito avvertendo che ciò avrebbe portato a «gravi conseguenze».

Hu Xijin, caporedattore del Global Times, si è recato personalmente in Australia. In uno sfogo su Twitter ha tentato in modo dissonante di interrogare i cittadini australiani. Ha affermato che il loro Paese sia una (così definita) «canaglia incivile», e che «merita un severo ammonimento e punizione».

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha affermato che la decisione danneggia la «fiducia reciproca» tra le due nazioni. Ha indicato inoltre che Pechino avrebbe intrapreso un’azione adeguata in risposta.

Nel frattempo il Partito sta lavorando per alimentare un sentimento anti-australiano all’interno della Cina, tra i netizen del suo Great Internet Firewall strettamente controllato. Un post di Weibo ha affermato che alcuni Paesi non meritano rispetto. Un altro account invece ha riportato che l’Australia non ha dignità e che il governo cinese dovrebbe dare loro una lezione.

Albert Zhang, un ricercatore dell’Australian Strategy Policy Institute (ASPI), ha affermato nella sua analisi che i post sui social media contro l’Australia sono stati innescati sia dalla propaganda pro-PCC che dalla rabbia scoppiata tra i cinesi.

«Penso che il recente tipo di ritiro o annullamento dell’accordo commerciale con il governo cinese potrebbe potenzialmente portare a una rivalutazione negativa degli accordi BRI in tutto il mondo», ha affermato Zhang a ABC News. «Penso quindi che il governo cinese stia cercando di fermare questa percezione prima che le persone interpretino questo annullamento in modo diverso».

La Lega della Gioventù Cinese (CYL)è uno dei principali organi del Partito, che conta 15 milioni di seguaci su Weibo. Si dice che sull’internet cinese sia una figura di spicco nel coordinare la promozione della narrativa del Partito contro l’Australia.

Progetti Belt and Road a rischio

La Commissione cinese per lo sviluppo e la riforma (NDRC) ha recentemente pubblicato un rapporto. Con esso avverte Pechino che nei prossimi cinque anni i progetti BRI dovranno affrontare enormi sfide a causa dei problemi dovuti al COVID-19 e all’aumento dei rischi politici nelle nazioni partecipanti. Alcuni dei fattori più importanti che potrebbero influenzare l’accettazione delle BRI includono la rivalità tra Cina e Stati Uniti e le modifiche ai sistemi commerciali e alla governance globale. Oltre che alla crescita nelle economie emergenti.

«A causa dell’impatto della pandemia di coronavirus, l’economia mondiale è in recessione e sottoposta a una pressione crescente. Le basi della ripresa economica del nostro Paese non sono ancora salde. Alcuni governi e imprese locali incontrano delle difficoltà nella loro situazione economica e finanziaria, e le risorse che possono investire nell’Iniziativa Belt and Road ne risentiranno», afferma il rapporto.

Trappola del debito

La BRI ha trovato un’altra vittima della trappola del debito, la nazione del Montenegro. Nel 2014 il Montenegro ha accettato un prestito di 1 miliardo di euro dal PCC per costruire un’autostrada che collegasse il Paese alla Serbia. Nel 2018 il Paese ha poi iniziato ad avere difficoltà a rimborsare il prestito.

Per ripagarlo, il governo del Montenegro ha iniziato a congelare i salari del settore pubblico. Ha aumentato le tasse e persino posto fine a un programma di benefici economici per le madri. Il prestito costituisce quasi il 25 per cento del debito complessivo della nazione.

Per riuscire a ripagare il debito il Montenegro ha chiesto aiuto alla Commissione europea. Tuttavia questa ha respinto la richiesta. In una conferenza stampa, il portavoce della politica estera dell’Unione Europea, Peter Stano, ha ribadito la loro volontà di non venir coinvolti in debiti contratti da terze parti.

«L’UE è già il più grande fornitore di assistenza finanziaria al Montenegro, il più grande investitore e il più grande partner commerciale», ha affermato Stano in una dichiarazione. «Continuiamo a sostenerli, ma non rimborsiamo i prestiti contratti con terze parti».

«L’UE è preoccupata per gli effetti socioeconomici e finanziari che alcuni degli investimenti cinesi possono portare. Esiste il rischio di squilibri macroeconomici e dipendenza dal debito».

Tradotto da: Andrea Murgia

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/04/26/australia-federal-government-cancels-victoria-belt-and-road-agreements.html