Il PCC vieta la lingua mongola, forti proteste in Mongolia interna

La Mongolia interna è scossa da forti proteste, dopo che il regime guidato dal Partito Comunista Cinese ha introdotto l’obbligo dell’insegnamento del cinese mandarino nelle scuole della regione. Le autorità avrebbero emanato un piano per sostituire gradualmente il mongolo con il cinese a partire dal 1 settembre.

La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo. Un giovane studente mongolo si sarebbe suicidato, lanciandosi da un edificio. Ne sono seguiti giorni di forti proteste, che si sono accese in diverse città della Mongolia interna.

La Mongolia interna è ufficialmente una Regione Autonoma della Cina e conta circa 24 milioni e mezzo di abitanti. Una forte immigrazione dei cinesi Han ha reso nel tempo i mongoli una sorta di minoranza. Il PCC vieta la lingua mongola ora, minacciando di fatto le radici culturali della regione.

Non solo le famiglie si sono recate all’esterno delle scuole reclamando il diritto di portare a casa i loro ragazzi, ma anche gli studenti stessi hanno smesso di portare avanti le normali attività e chiedendo il reintegro immediato della loro lingua madre nel programma scolastico.

Fonti non confermate avrebbero dichiarato la volontà del PCC di schiacciare le proteste, impedendo alle voci critiche di esprimersi liberamente e inviando rinforzi di polizia e mezzi militari nelle zone interessate.

Non è la prima volta che il regime cinese ha agito in questo modo nei confronti delle minoranze etniche del paese. Non solo lo storico problema del Tibet, ma anche la persecuzione nei riguardi degli Uiguri (minoranza etnica musulmana), nella regione dello Xinjiang è ormai nota alla stampa internazionale. Ora il PCC vieta la lingua mongola, continuando il suo percorso autoritario a danno delle minoranze.

La dottrina comunista del regime è atea e perseguita le religioni e le culture tradizionali. I mongoli che abitano la regione sono gli ultimi rimasti ad utilizzare la lingua mongola tradizionale, dopo che la Mongolia (Stato autonomo a Nord) adottò l’alfabeto cirillico sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. Recentemente il PCC ha bandito l’unica piattaforma di Social Media in lingua mongola “bainu”.

Riportiamo in merito un interessante approfondimento: https://it.bitterwinter.org/mongolia-meridionale-un-genocidio-culturale-sconosciuto/