Il vicepresidente di Facebook ammette che i “Fact Checkers” del social hanno una propria agenda politica

Le molte irregolarità risultanti dall'iniziativa di utilizzo dei fact checkers da parte di Facebook hanno fatto si che diverse persone abbiano accusato l'azienda di censurare informazioni valide, sopprimendo la libertà di parola.
Il vicepresidente di Facebook Nick Clegg tiene un discorso alla Hertie School of Governance di Berlino, il 24 giugno 2019. I verbali di un incontro tra Clegg e il vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova del novembre 2020 dimostrano che l'esecutivo di Facebook ha ammesso che i fact checker impiegati dal gigante hanno la loro agenda politica. (Immagine: TOBIAS SCHWARZ/AFP tramite Getty Images)
Il vicepresidente di Facebook Nick Clegg tiene un discorso alla Hertie School of Governance di Berlino, il 24 giugno 2019. I verbali di un incontro tra Clegg e il vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova del novembre 2020 dimostrano che l'esecutivo di Facebook ha ammesso che i fact checker impiegati dal gigante hanno la loro agenda politica. (Immagine: TOBIAS SCHWARZ/AFP tramite Getty Images)

Secondo il verbale di un incontro tra il vicepresidente di Facebook, Nick Clegg e un dirigente della Commissione europea, il direttore di Facebook ha riconosciuto che i censori e i “Fact Checkers” del colosso possono essere prevenuti e seguire le proprie agende politiche.

I  rapporti forniti dal Daily Mail su Clegg, che è anche ex vice primo ministro del Regno Unito, hanno rivolto le osservazioni alla vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova durante un incontro tenutosi a novembre. L’incontro affrontava il modo con cui Facebookha contrastato la disinformazione durante le elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti”.

Nel 2016, Facebook ha introdotto le cosiddette misure di controllo dei fatti, Ha affermato audacemente che la sua incapacità di reprimere le informazioni false è ciò che ha portato all’elezione dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

In teoria, le misure di controllo dei fatti hanno lo scopo di beneficiare il pubblico. Infatti gli utenti possono avvisare Facebook dei contenuti che ritengono essere “fake news”. I critici, tuttavia, non erano così sicuri. Hanno avvertito che Facebook avrebbe fatto affidamento su fact checkers di sinistra e che il progetto sarebbe stato un “disastro”.

Le molte irregolarità risultanti dall’iniziativa di utilizzo dei fact checkers da parte di Facebook hanno portato gli utenti a sottolineare quello che credono essere un vero e proprio pregiudizio. Le critiche abbondavano in tutto il mondo, con persone che hanno accusato l’azienda di censurare informazioni valide, sopprimendo la libertà di parola.

Facebook, nel confutare un feroce articolo del Wall Street Journal, ha affermato: “Se qualcuno ritiene che il controllo dei fatti sia inappropriato, può fare causa, e il fact checker ha la facoltà di modificare la dicitura se c’è un beneficio.

Quest’anno, tra gli utenti di internet sono circolati temi scottanti incentrati sulla pandemia di SARS-CoV-2, sui vaccini e sul dibattito se il COVID-19 fosse naturale o emerso dall’Istituto di virologia di Wuhan.

Successivamente, l’8 febbraio Facebook, dopo un’impennata di copertura mainstream sulla possibilità che il coronavirus che causa il COVID-19, potesse essere trapelato dal Istituto di virologia di Wuhandi Wuhan, in Cina, ha annunciato che avrebbe rimosso le “false affermazioni” riguardanti la SARS-CoV-2

Quindi, in una svolta improvvisa degli eventi, il mese scorso la società ha affermato che non avrebbe più censurato e messo avvertimenti su questi post. Il voltafaccia è arrivato dopo che il presidente Joe Biden ha ordinato un’inchiesta sulle affermazioni.

Un altro esempio è l’articolo del 16 maggio pubblicato sul Wall Street Journal. Il fisico Steven E. Koonin ha criticato Facebook perché ” diffonde disinformazione con il pretesto del ‘controllo dei fatti’. I censori di Facebook non hanno osato criticare direttamente il libro di Koonin, Unsettled, ma solo la recensione di 900 parole di Mark Mills che secondo Koonin ha avuto un impatto negativo sulla credibilità del suo libro.

Un ulteriore esempio è quello di una società chiamata Lead Stories – una società di supervisione assunta da Facebook. Lead Stories svolge regolarmente lavori di consulenza per TikTok, e a sua volta è di proprietà di ByteDance, una società con stretti legami con il Partito Comunista Cinese (PCC).

Altro esempio è il rapporto dell’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) dello scorso anno, intitolato Mapping More of China’s Tech Giants: AI and Surveillance. In tale occasione l’ASPI ha scoperto che ByteDance “collabora attivamente con gli uffici di pubblica sicurezza in tutta la Cina, anche nello Xinjiang” . L’obiettivo sarebbe diffondere la propaganda del PCC nella regione dove milioni di Uiguri sono spietatamente perseguitati.

ASPI ha anche riferito che TikTok ha istruito i dipendenti di censurare i video che contengono informazioni riguardanti il Falun Gong, il massacro di piazza Tiananmen e il movimento per l’indipendenza del Tibet.

Facebook giustifica il suo uso di fact checker, sostenendo che l‘International Fact-Checking Network (IFCN), una rete composta da 80 organizzazioni a livello globale, di cui tre nel Regno Unito, serve solo a segnalare le informazioni false, assicurando un giudizio imparziale.

Eppure, i verbali dell’incontro tra Clegg e Vera Jourova lo rivelano chiaramente. Clegg è del tutto consapevole che coloro che svolgono il lavoro di supervisione potrebbero essere prevenuti. Nei verbali si legge: “Egli [il signor Clegg] ha anche sottolineato che i controllori indipendenti dei fatti non sono necessariamente obiettivi perché hanno una loro propria agenda”.

In una dichiarazione, in difesa del suo vicepresidente, Facebook ha detto che Clegg ha solo descritto che “uno dei vantaggi di avere una serie di partner indipendenti di controllo dei fatti è la varietà di specializzazioni in diversi paesi e aree tematiche che forniscono.”

Anche l’ex ministro del governo britannico David Jones ha commentato la dichiarazione di Clegg al Daily Mail. Ha affermato che era “profondamente preoccupante” e che “L’ammissione distrugge completamente la credibilità delle stesse procedure di Facebook”

“Non offre alle organizzazioni giornalistiche alcun diritto di appello quando le censura, anche se potrebbe aver agito su consiglio di verificatori di fatti che sono motivati ​​dalla ‘propria agenda'”.

I sofisticati algoritmi di Facebook possono declassare tali storie che alla fine scompaiono completamente dal sito.

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/06/17/facebook-fact-checkers-bias.html