In che modo gli antichi affrontavano le pestilenze?

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Gli antichi credevano che per sfuggire alle pestilenze fosse necessario confessare sinceramente i peccati a Dio e pentirsi. (Immagine: Screenshot / YouTube)

Gli antichi credevano che per sfuggire alle pestilenze fosse necessario confessare sinceramente i propri peccati a Dio e pentirsi. Nei tempi moderni, le persone parlano di «elevare la propria vibrazione». I passi necessari per raggiungere un tale livello includono lo sviluppo della gentilezza, dell’onestà, dell’integrità, della tolleranza, dell’altruismo, dell’ottimismo e il rispetto per il divino.

Gli antichi credevano anche che le pestilenze fossero in grado di riconoscere e colpire le persone da eliminare. Secondo loro, era una punizione inviata dal Cielo, scatenata sulla popolazione, con lo scopo di eliminare le persone moralmente corrotte. L’unica speranza, una volta scatenata una piaga, era che le persone esprimessero il loro rammarico per le cose che avevano fatto in passato e pregassero Dio per avere la possibilità di compensare i propri errori.

La Grande Peste a Roma fece risvegliare le persone. La gente, tenendo le ossa sacre di Cristo, marciava per la città, confessando sinceramente i propri peccati a Dio. Sorprendentemente, la peste svanì immediatamente.

La Grande Peste a Roma fece risvegliare le persone. (Immagine: Screenshot / YouTube)

Alla fine della dinastia Ming, i funzionari del governo erano corrotti. La peste bubbonica si era diffusa prevalentemente nella capitale, Pechino. Durante i 17 anni del Regno dell’Imperatore Chongzhen, ci furono non meno di 7 focolai di pestilenze verificatesi in un periodo di 15 anni, causando la morte di più della metà della popolazione. Quasi il 60 percento dei residenti di Pechino morì a causa della pestilenza e solo 50.000 famiglie su 230.000 sopravvissero nella città di Suzhou.

Tuttavia, l’esercito contadino di Li Zicheng, che si sollevò per opporsi al governo che non era riuscito a proteggere il popolo, ebbe pochissimi casi di infezione. In realtà, mentre si preparava a rovesciare il governo corrotto e i funzionari della dinastia Ming, l’esercito invasore di Qing non ebbe quasi infezioni. Dopo la fine della dinastia e l’istituzione della dinastia Qing, la peste scomparve del tutto e arrivarono le ere prospere degli imperatori Kangxi e Qianlong.

La brutalità dell’antico Impero Romano nel perseguitare i cristiani causò quattro grandi epidemie di pestilenze, principalmente legate alla peste bubbonica (morte nera), che portò all’eliminazione di metà della popolazione dell’Impero.

Sia in Oriente che in Occidente, le pestilenze tendono a scomparire rapidamente dopo gravi epidemie di massa.

Sin dai tempi antichi in Cina, ogni volta che un disastro metteva in pericolo il paese, l’Imperatore teneva una cerimonia sacrificale, adorando sinceramente il Cielo e confessando i suoi peccati sia a Dio che all’uomo.

Quando la nazione affrontava un disastro, gli Imperatori cinesi credevano di dover esaminare se stessi, confessare i loro peccati e pregare il Cielo. (Immagine: Screenshot / YouTube)

Questa volta, il virus del PCC è nato a Wuhan, in Cina. Se mettiamo in relazione l’attuale corruzione politica con l’epidemia e la confrontiamo con la storia, possiamo scoprire che sono molto simili. Ci sono persone religiose che credono che questa sia la condanna del Cielo verso il PCC e i suoi alleati.

Basti pensare a quanti atti malvagi siano stati commessi dal PCC sin dalla sua fondazione, anche nei tempi moderni con la persecuzione del Falun Gong, delle chiese sotterranee cristiane, dei tibetani e degli uiguri. Quante persone nel mondo sono state comprate dal PCC diventando complici delle sue azioni malvagie?

Di fronte al virus del PCC, potrebbe valere la pena fermarsi a riflettere dalla prospettiva degli antichi sulle pestilenze.

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2020/04/24/how-did-the-ancients-cope-with-plagues.html

Scritto da Helen e tradotto da Massimiliano Volpato