In tempi di crisi, La Saggezza della Tradizione – Marco Aurelio

marco aurelio saggezza della tradizione

Marco Aurelio (Immagine: Wikipedia / shakko / CC BY-SA3.0))

Il mondo intero si trova a fronteggiare una Pandemia che ha già fatto molte migliaia di vittime. In Europa numerose nazioni hanno isolato i loro paesi, i viaggi sono vietati, gli esercizi commerciali sbarrati e le città deserte. I casi aumentano giorno per giorno; nessuno sa quando la situazione migliorerà e si potrà tornare alla vita quotidiana “normale”.

Quando una crisi colpisce così all’improvviso e mette in discussione tutte le certezze dell’essere umano, lasciandolo nella paura, nell’ansia o nell’impotenza, è possibile rivolgersi all’antica saggezza. I valori morali tradizionali, la saggezza degli antenati, possono essere un appiglio a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze nei momenti di smarrimento. Quando l’uomo si rende conto della sua condizione esistenziale precaria e smette di illudersi e di inseguire vani obiettivi, ecco che la cultura tradizionale gli viene in aiuto, sua vera fortezza ed eredità di secoli di civiltà.

Momenti come quelli che l’umanità sta vivendo in questo periodo possono essere un modo per rivolgersi “indietro”, alla saggezza del passato, alle cose vere e fondamentali dell’esistenza.

Marco Aurelio

(121-180) Fu Imperatore, scrittore e filosofo Romano.

Esponente dello “Stoicismo” fondata da Zenone di Cizio, scuola filosofica greca (una delle tre più importanti dell’età ellenistica), cui fecero parte uomini di stato e filosofi greci e romani, tra cui ad esempio Seneca, Catone Uticense, Quinto Giunio Rustico e anche Cicerone, che vi si ispirò.

Zenone di Cizio (Immagine: Wikipedia CC BY-SA 4.0)

Gli stoici sostenevano l’importanza delle virtù dell’autocontrollo e dal distacco dalle cose terrene, per raggiungere l’integrità morale e intellettuale. Nell’ideale Stoico il dominio razionale delle “passioni” e la capacità di disfarsi dei condizionamenti della società in cui ci si trova portano alla agognata Saggezza.

Di Marco Aurelio sono stati tramandati i “Colloqui con sé stesso”, riflessioni in dell’imperatore scritte in lingua greca.

Ecco qualche estratto dei suoi scritti:

« Sii simile ad un promontorio, contro al quale incessantemente s’infrangono l’onde, e quegli sta saldo, e s’abbonacciano intorno a lui i gorgogli dell’acque. – Sventurato me, che la tal cosa m’è accaduta. – Anzi, avventurato, che, la tal cosa essendomi accaduta, me ne sto nondimeno senza cruccio, né angosciato del presente né pauroso dell’avvenire. Ad ogni altro poteva accadere; ma ogni altro non l’avria senza angoscia sopportata. (IV, 49; 1867)

Gli annali storici dipingono Marco Aurelio come un buon imperatore, nonostante durante il periodo in cui fu al potere, si verificarono pestilenze, invasioni e l’odio della popolazione nei confronti dei Cristiani era diffuso. Egli mantenne una politica di apertura e i diversi culti erano tollerati.

«Adatta te stesso alle cose a cui la sorte ti ha assegnato. E ama, ma veramente, gli uomini coi quali il destino ti ha unito.» (VI, 39; 2008)

« Mio nonno Annio Vero mi è stato esempio di affabilità e mitezza. Mio padre, di modestia e fermezza virile. Mia madre, di pietà religiosa e liberalità. E debbo al mio bisnonno paterno di non aver frequentato le scuole pubbliche, avendo avuto in casa buoni maestri.»

Emerge con molta chiarezza la visione di una vita vissuta con saggezza, nella coltivazione della virtù e dei valori morali. Di fronte ai cambiamenti e alle difficoltà della vita, gli stoici esortavano a non lasciarsi intimorire, ma rivolgersi all’interno, in sè stessi dove poter trovare la fonte della tranquillità e sicurezza.

«Scava dentro. Dentro è la fonte del bene, che sempre ha il potere di sgorgare, a condizione che tu sempre scavi.» (VII, 59; 2008)