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    Italia astenuta sulla mozione ONU su Hong Kong

    l'Italia si è astenuta in una risoluzione che mira a condannare la condotta e il recente inasprimento delle condizione nella regione autonoma speciale. Sette milioni e mezzo di persone adesso rischiano il carcere per aver espresso un’opinione

    Recentemente al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a Ginevra è stata presentata la mozione dal Regno Unito sul caso di Hong Kong. Tra i membri UE che hanno sottoscritto il documento vi sono Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovacchia, Slovenia, Svezia; ma l’Italia no, non ha preso posizione. Si è astenuta in un momento importante per Hong Kong, attualmente provata e soffocata dal regime del PCC.

    In questo momento i paesi democratici occidentali stanno facendo sentire la loro voce in questa questione, richiamando il PCC agli obblighi della dichiarazione Sino-Britannica. La regione speciale di Hong Kong sta vedendo erodersi velocemente le libertà fondamentali che da sempre l’hanno caratterizzata.

    Astenersi dal condannare violazioni così evidenti dei diritti umani, della libertà di manifestare e di accordi internazionali, non è in accordo con i sani e tradizionali principi dell’occidente; tutto ciò crea disonore a un paese come l’Italia, da sempre in prima linea per i diritti umani nel mondo ed è lontano dalla Costituzione della Repubblica Italiana basata sulla Libertà.

    Alcuni senatori italiani hanno commentato la questione dicendo che il Governo Italiano ha scelto «l’ignavia». Oggettivamente l’Italia non ha fatto sentire la sua voce di condanna verso il PCC, il quale pretende di agire senza intralcio da parte di alcuna manifestazione o protesta formale e soffocando la libertà della Cina e di Hong Kong. Oggi sette milioni e mezzo di persone rischiano di finire in carcere per aver espresso un’opinione.

    La questione Hong Kong è centrale in questo momento e i paesi liberi dovrebbero unirsi senza esitazione, per condannare le violazioni e gli abusi che il Partito Comunista Cinese sembra intenzionato a voler continuare.

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