La Cina nel consiglio ONU dei diritti umani

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Il simbolo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Immagine: Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay)

Il 1 aprile 2020 Jiang Duan, ministro cinese della missione ONU, è stato nominato membro del Gruppo Consultivo del Consiglio per i Diritti Umani. La Cina sarà la rappresentante dell’area Asia – Pacifico del gruppo e insieme ad altri membri sarà chiamata a scegliere gli esperti che dovranno poi vigilare sulle supposte violazioni dei diritti umani nel mondo.

Questa nomina ha fatto molto discutere, dato che il regime cinese è considerato uno dei principali violatori dei diritti umani del mondo. Non più tardi di alcuni mesi fa, il China Tribunal ha dichiarato nella sua ultima sentenza la Cina uno «Stato criminale», dopo aver portato avanti una indagine internazionale con solide prove a disposizione.

Qui è possibile visionare il dettagliato sito del China Tribunal.

Il PCC è responsabile per gravi violazioni di diritti umani nei riguardi di Uiguri (minoranza etnica musulmana), Cristiani indipendenti, Tibetani e praticanti del Falun Gong (una disciplina spirituale con radici nella cultura tradizionale cinese). Negli ultimi anni il regime cinese ha utilizzato qualunque mezzo per schiacciare questi gruppi, tra cui: arresti arbitrari, torture, campi di lavoro e di lavaggio del cervello; la pratica terribile del prelievo forzato di organi da prigionieri di coscienza vivi, che sta andando avanti ancora oggi.

Gli Stati Uniti nel 2018 si sono ritirati dall’organizzazione, definendola senza mezzi termini un luogo in cui anche nazioni responsabili di molti crimini siedono e influenzano le decisioni e le votazioni dell’organismo internazionale.

Dopo le recenti polemiche riguardo gli apparenti legami di commistione tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Cina, gli Stati Uniti hanno deciso di avviare un’indagine e di sospendere i fondi erogati all’organismo ogni anno dai contribuenti americani.

Anche altre nazioni e organismi hanno fatto sentire le proprie proteste, come ad esempio U.N. Watch. Il giorno dopo la nomina, Hillel Neuer, direttore esecutivo del gruppo con sede a Ginevra ha dichiarato: «permettere al regime oppressivo e disumano della Cina di scegliere gli investigatori del mondo sulla libertà di parola, la detenzione arbitraria e le sparizioni forzate, è come fare di un piromane il capo dei vigili del fuoco della città».

Sembra chiaro come L’ONU, insieme ad altre organizzazioni internazionali, siano teatro di uno scontro senza quartiere tra diverse forze e interessi contrapposti.