La Cina registra un’impennata di COVID-19 nella provincia di Guangdong, ordina test di massa, limita i viaggi e cancella i voli

Si sospetta che questa ultima epidemia sia iniziata il 21 maggio, con focolaio a Guangzhou. La causa delle infezioni nella zona si suppone sia una variante di coronavirus a rapida diffusione, rilevata per la prima volta in India.
Questa foto scattata il 30 maggio 2021 mostra una donna che riceve un test dell'acido nucleico per il coronavirus Covid-19 a Guangzhou, nella provincia meridionale del Guangdong in Cina. (Immagine: STR/AFP tramite Getty Images)

Secondo Reuters, domenica 31 maggio, le autorità cinesi hanno implementato test di massa dell’acido nucleico e una serie di restrizioni ai viaggiatori e alla comunità. Il motivo è un’ondata di infezioni da COVID-19 che hanno colpito la città meridionale di Guangzhou, nella provincia di Guangdong.

Si sospetta che questa ultima epidemia sia iniziata il 21 maggio, quando l’ondata di casi si è registrata per la prima volta a Guangzhou.

Dopo che hanno rilevato 27 nuovi casi di COVID-19, Guangzhou, la capitale della provincia di Guangdong e patria di circa 15 milioni di persone, ha ordinato i test di massa e le chiusure.

I test sono in corso anche nelle vicine città di Foshan e Shenzhen, al confine con Hong Kong.

Le autorità hanno affermato che sette dei nuovi casi sono importati, mentre i restanti 20 si sospetta siano originari della Cina. Sono emersi inoltre diciannove casi asintomatici; tuttavia, la Cina non conta queste infezioni come casi confermati, nonostante i portatori asintomatici siano ancora in grado di diffondere il virus.

Il South China Morning Post ha riferito: “A partire dalle 22.00 di lunedì, tutti i viaggiatori che lasciano il Guangdong, sia in aereo, treno, autobus o veicolo privato, devono fornire i risultati di un test dell’acido nucleico effettuato entro 72 ore dalla data del viaggio. Sono previsti dei punti di controllo per testare i conducenti di camion e il resto del traffico che attraversa le frontiere.” Tuttavia, afferma il South China Morning Post, “alcuni hanno riferito di non poter lasciare o entrare nella zona.”

Lunedì, c’è stata la cancellazione di più di 500 voli all’aeroporto internazionale di Guangzhou Baiyun. Ovvero circa un terzo di tutti i voli in entrata e in uscita dalla regione. D’altra parte l’anno scorso, durante la pandemia, l’aeroporto internazionale di Guangzhou Baiyun è stato lo scalo più trafficato del mondo. Servì più di 43 milioni di viaggiatori.

Lo scorso marzo, quando il partito comunista al potere ha decretato che il virus era sotto controllo, erano già stati eliminati la maggior parte dei viaggi interni. I viaggiatori in arrivo dall’estero dovevano essere sottoposti a test, nel tentativo di limitare la diffusione del virus sulla terraferma.

In un quartiere di Guangzhou è scattato l’ordine di restare a casa, mentre le autorità conducevano test per il virus porta a porta. In alcuni casi hanno dovuto chiudere i mercati all’aperto, le strutture per l’infanzia, i ristoranti al chiuso e le lezioni di scuola elementare. Tutti i luoghi di intrattenimento hanno dovuto chiudere.

La città di Liwan, con una popolazione di circa 540.000 abitanti, all’interno di Guangzhou, ha ricevuto l’ordine di non uscire di casa nelle cinque aree. Le autorità hanno vietato tutte le attività superflue per la comunità. Una variante di coronavirus a rapida diffusione, rilevata per la prima volta in India, è sospettata di essere la causa delle infezioni nella zona. I residenti della regione devono fare affidamento sul governo per le consegne di generi alimentari e altri articoli essenziali.

Numeri ufficiali messi in discussione

I numeri riportati fuori dalla regione, sono rimasti bassi per tutta la durata della pandemia, inducendo alcuni a mettere in discussione i rapporti ufficiali.

Il numero di casi nel Guangdong, è l’ultimo di una serie di focolai sporadici segnalati in tutto il paese. Tuttavia, i testimoni che parlano in loco con i media d’oltremare, spesso smentiscono i casi minimi.

Secondo i conteggi ufficiali, al 30 maggio, sono stati rilevati in Cina un totale di 91.099 casi di COVID-19, con un bilancio di 4.636 morti, un totale che è rimasto invariato per qualche tempo.

In un articolo informativo pubblicato sul Globe and Mail, a ridosso dell’inizio della pandemia, l’editorialista Konrad Yakabuski ha posto la domanda: “il primo atteggiamento del governo cinese è sempre stato quello di nascondere i fatti, soprattutto se essi rivelano i suoi stessi fallimenti, quindi perché qualcuno dovrebbe credere ai dati che escono ora dalla Cina sul COVID-19?”

Ha continuato:“non c’è dubbio che le chiusure imposte a fine gennaio [2020] nella provincia di Wuhan e Hubei abbiano contribuito ad arginare la diffusione del coronavirus. Ma i dati ufficiali sul numero complessivo di casi e morti di COVID-19 in Cina devono essere interpretati con una sana dose di scetticismo“.

Il senatore Marco Rubio (R-FL) in difesa dei resoconti dei media, secondo i quali gli Stati Uniti avrebbero avuto più casi di coronavirus della Cina, ha twittato: “Non abbiamo idea di quanti casi la Cina abbia realmente, ma senza alcun dubbio, è molto di più di quanto ammettono”.

Ci sono inoltre segnalazioni di pazienti cronici non confermati, con sintomi persistenti di COVID-19 da lievi a gravi, di cui le autorità hanno omesso i conteggi ufficiali. Pur risultando negativi ai test per il virus, numerosi individui stanno sperimentando sintomi persistenti con il COVID-19. Questo fenomeno è stato riportato ampiamente in tutto il mondo.

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/06/02/china-sees-covid-19-surge-in-guangdong-province-orders-mass-testing-travel-restrictions-cancels-flights.html