La pasqua e gli archetipi di rinascita

Gli antichi archetipi di rinascita della primavera e della Pasqua, a qualunque religione o culto appartengano, camminano ogni giorno a fianco ad ognuno di noi, si mostrano tutto intorno a noi ricordandoci dalla notte dei tempi profondi valori di speranza.
La colomba, simbolo della Pasqua. (Immagine: Pixabay / CC0 1.0)

Sono le 21 di lunedì 5 aprile, nelle nostre case abbiamo appena finito di festeggiare Pasqua e Pasquetta, tutto sembra finito, ma forse i suoi splendidi significati continuano a vorticare dentro di noi, a prescindere dal nostro credo. Un uovo, una colomba, il coniglio, l’agnello, il capretto. Le nostre tavole si sono riempite di amici e parenti, ma soprattutto di questi simboli di rinascita, molto antichi.

La rinascita, fin dagli inizi, avveniva proprio con la primavera e dopo il duro inverno. I culti legati alla terra hanno da sempre festeggiato infatti il momento in cui i fiori tornano a sbocciare, l’agricoltura torna a dare frutti, il calore del sole torna a scaldare. Torna la vita. Gli antichi archetipi di rinascita della primavera e della Pasqua, a qualunque religione o culto appartengano, camminano ogni giorno a fianco ad ognuno di noi, si mostrano tutto intorno a noi ricordandoci dalla notte dei tempi profondi valori di speranza.

 Pettirosso in primavera.(Immagine: Pixabay / CC0 1.0)

E’ la prima festa di Primavera, la prima pausa dal lavoro e dalla scuola dopo l’inverno. Dal greco pascha, a sua volta dall’aramaico pasah vuol dire passare oltre.

Passare oltre, la scoperta del nuovo, gli antichi significati di prosperità

Si spinse oltre l’olandese Jakob Roggeveen, quando la domenica di Pasqua del lontano 1722 esplorando l’oceano pacifico meridionale approdò in uno degli insediamenti abitati più isolati del mondo, e la chiamò proprio Isola di Pasqua.

Recenti ricerche del 2019 raccontano che i 638 moai, grandi monoliti che vegliano sul paesaggio dell’isola da centinaia di anni, sarebbero stati per gli antichi nativi i protettori della fertilità, a difesa di Rano Raraku, un antico sito di un’area agricola produttiva. Infatti, mentre le altre aree dell’isola andavano disgregandosi e impoverendosi nel tempo, questo sito assicurava la vita, grazie ad elementi fondamentali per la crescita delle piante che emergevano dalla cava stessa.

Moai, Isola di Pasqua. (Immagine: Pixabay / CC0 1.0)

Passare oltre la vita, la vita che si rinnova

All’ interno dell’uovo c’è una vita che sta per nascere. Oggi mangiamo le uova di cioccolato, un rituale collettivo che anticamente significava la partecipazione alla nuova vita e dunque alla resurrezione. L’uovo è un antichissimo simbolo di rinascita, sin dalla preistoria, un potente talismano di fertilità e vita. Il primitivo raccoglitore e cacciatore osservava la Primavera quando gli uccelli deponevano le proprie uova, che diventavano fonte di sostentamento per l’ominide, dopo l’austerità dell’inverno.

Pasqua cristiana, passare oltre il dolore

Nella religione cristiana, Gesù Cristo, avvolto nelle fasce e sepolto nel sepolcro di roccia, dopo tre giorni, nonostante le guardie a controllo dell’entrata, risorge. SI è sacrificato per l’umanità, donando la sua vita ed espiando i peccati degli uomini. La sua resurrezione è preceduta da un grande dolore, il “duro inverno” pagano. Una divinità, come in altre religioni e antichi culti, è risorta, ha lasciato la vita terrena e ha raggiunto dimensioni di vita più elevate.

Come se accettando le sofferenze della vita e superandole, si giunge a livelli di coscienza, di moralità più elevate. Superando il duro inverno della vita ci si tempra e ci si migliora, da lì scaturisce una nuova vita. La nuova vita, nel far resuscitare la parte migliore di noi, passando e accettando i dolori dell’anima, dolore che consente di purificarci e diventare migliori.

La Pasqua inoltre è preceduta dalla quaresima, un periodo di digiuno e purificazione, in cui è fatto invito ai fedeli a non mangiare carne e anticamente era fatto divieto di mangiare anche le uova. Le galline però ovviamente continuavano a deporle così che al termine della Quaresima, ossia a Pasqua, i contadini si ritrovavano con tantissime uova. Da qui venne la tradizione di bollirle per farle diventarle dure e poi decorarle. Anticamente i primi Cristiani coloravano di rosso le uova per ricordare il sacrificio di Cristo che con la sua morte ha salvato gli uomini. Poi si è passati a colorare le uova con tutte le tonalità. In molti Paesi si è conservata la tradizione delle uova da dipingere affiancandosi a quella molto più recente e commerciale dell’uovo di cioccolata.

Le uova colorate, assieme a quelle di cioccolato, riprendono un simbolo antico di nuova vita. (Immagine: Flickr / CC0 1.0)

Dunque, secondo molti credi la Pasqua è rinascita e speranza e alle soglie del 1800, la scrittrice tedesca Elisabeth Bürstenbinder, la descriveva così:

Pasqua era giunta, la festa della luce e della liberazione per tutta la natura!

L’inverno aveva dato il suo addio, ravvolto in un fosco velo di nebbie, e sopra le turgide nuvole in corsa s’avvicinava ora la primavera.

Aveva spedito innanzi i suoi messaggeri di tempesta per destare la terra dal lungo sonno, ed essi fremevano su boschi e piani, battevan le ali sulle cime possenti dell’alpe e sconvolgevano il mare dal profondo.

Era nell’aria come un lottare e un muggire selvaggio, e ne usciva tuttavia quasi un grido di vittoria: ché tra le burrasche di primavera, frementi di vita, s’annunciava la resurrezione.