La rabbia e suoi effetti su corpo e mente

Alcune persone trascorrono gran parte del loro tempo ad arrabbiarsi, a combattere e preoccuparsi di essere trascurate o non rispettate. Immagine: https://pixabay.com/photos/angry-man-point-finger-india-angry-274175/

Alcune persone trascorrono gran parte del loro tempo ad arrabbiarsi, a combattere e preoccuparsi di essere trascurate o non rispettate. Non sono in grado di vivere un giorno intero senza scagliarsi contro qualcuno, lamentarsi o pensare a modi per sopraffare il prossimo. Credono che questo possa risolvere i loro problemi e che, agire in questo modo, li porterà a stare bene.

Cosa avviene realmente all’interno del nostro cervello, nel corpo e nell’ambito delle nostre relazioni a causa della rabbia e del risentimento? Porsi sempre in competizione ed attaccare gli altri può davvero generare effetti positivi? Avere la meglio in un litigio e riuscire a ‘superare’ qualcuno sono sinonimi di forza?

Non sono una persona che si adira particolarmete o porta rancore, nonostante a volte perda la pazienza e, durante l’adolescenza, abbia attraversato alcune fasi di ribellione. Crescendo, ho incontrato e condiviso tratti del mio cammino con persone diverse. Alcune di esse pensavano che, per avere successo nella vita, fosse necessario essere aggressivi, combattere e difendersi continuamente, in una sorta di costante battaglia per essere accettati, considerati e rispettati.

Cosa avviene realmente all’interno del nostro cervello, nel corpo e nell’ambito delle nostre relazioni a causa della rabbia e del risentimento? Immagine: https://www.pexels.com/photo/man-wearing-brown-suit-jacket-mocking-on-white-telephone-1587014/

Ho imparato che tale modo di vivere è doloroso e faticoso. Molto spesso mi sono sentita dire che ero “troppo gentile” e indulgente per essere ascoltata, ho quindi iniziato a riflettere e a chiedermi se, in questi commenti, ci fosse qualche elemento di verità.

Nonostante la mia testardaggine e la capacità di alzare la voce, (ho comunque il mio “tono da insegnante”), credo che il modo per ottenere qualcosa non sia gridare e scalciare, poiché le voci più sagge e determinate sono spesso le più calme e gentili. Conferire alla rabbia e all’aggressività un valore positivo nella mia esistenza non avrebbe rappresentato chi ero, né tantomeno chi ambivo a diventare e ho dunque deciso che avrei lavorato nella direzione opposta.

Molti confondono il comportamento aggressivo e prepotente con l’essere forti, senza rendersi conto che le persone veramente solide sono quelle che mantengono la calma e, dopo essere cadute, si rialzano motivate ad imparare dale loro sconfitte. Le persone forti sono in grado di bilanciare razionalità ed emozioni e non mirano a superare gli altri. Il loro obiettivo è migliorare se stesse, mentre continuano a sostenere ed incoraggiare coloro che li circondano.

Forza è riuscire a mantenere i propri valori di fronte alle difficoltà e agli interessi personali, è essere fedeli a se stessi e sopportarne le conseguenze, anche quando sarebbe più facile e conveniente deviare. Forza è perdono e, a volte, persino rinuncia e resa. È la capacità di farsi guidare dall’amore, considerando prima i bisogni degli altri e, proprio come per la forza fisica, richiede allenamento, autodisciplina, determinazione e sacrificio al fine di potersi sviluppare e crescere. È un processo continuo di consapevolezza, introspezione e cambiamento, che dura una vita – e non è esente da errori.

Forza è riuscire a mantenere i propri valori di fronte alle difficoltà e agli interessi personali, è essere fedelia se stessi e sopportarne le conseguenze, anche quando sarebbe più facile e conveniente deviare.
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Nel corso degli anni ho lavorato in diversi settori, prima di scegliere il campo dell’educazione, ricoprendo anche ruoli manageriali. Ciò mi ha dato la possibilità di osservare, sperimentare ed imparare da svariate situazioni.

Molte persone vivono soltanto per competere con gli altri: desiderano “arrivare in cima” e fanno di tutto per raggiungere una posizione di potere, un salario elevato o un certo tipo di reputazione. Rabbia, risentimento e vendetta sono tratti comuni, che spesso vanno mano nella mano con il bisogno di primeggiare e derivano da altre caratteristiche negative, tra cui gelosia, avidità e invidia.

Sebbene queste emozioni e le azioni che ne conseguono possano portare a temporanei e superficiali episodi di appagamento, nei momenti in cui si ha la meglio sugli altri, a lungo termine esse non conducono a risultati realmente positivi.

Possiamo guardare all’ira e ai “suoi simili” da una serie di prospettive. Fisicamente, quando una persona è arrabbiata, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e il livello di testosterone aumentano. Se questo stato persiste, anche il sistema gastrico e la pelle ne possono risultare colpiti: reflusso ed eruzioni cutanee sono solo alcuni dei possibili effetti. La mente e il corpo sono strettamente connessi, dunque trovarsi in un costante stato mentale negativo e di risentimento può rendere una persona più incline ad ammalarsi.

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Quando si è arrabbiati, il cuore è pesante e i pensieri ruotano attorno al problema che ha causato quello stato: si è bloccati. Diventa un circolo vizioso che, se non affrontato, si intensifica e colpisce sempre di più. Non solo la rabbia non porta a una soluzione positiva al problema, ma mina e deteriora le relazioni, specialmente con famiglia e amici. Le parole pronunciate con odio e rancore, una volta espresse, feriscono e non possono essere cancellate.

La scuola di Buddha crede che rabbia, sentimenti negativi e parole producano karma, una sostanza nera. Per questo motivo, molti monaci coltivano i loro pensieri e le parole ripulendoli e purificandoli costantemente e trascorrendo  persino periodi di tempo in completo silenzio.

Indipendentemente dal fatto che siate d’accordo o meno, riflettete semplicemente su ciò che provate quando avete il coraggio di mantenere i vostri valori e chi siete veramente, quando rinunciate ai vostri interessi per aiutare un’altra persona, o quando sapete che qualcuno o qualcosa vi ha ferito in passato, ma non è più in grado di farlo, solamente perché avete perdonato e proseguito per la vostra strada. Tutto ciò non vi procura una sensazione di leggerezza e soddisfazione rispetto alla pesantezza causata da rabbia e risentimento?

Dobbiamo insegnare ai bambini a riflettere e comunicare, piuttosto che prevaricare e dominare. Per riuscirci però, siamo noi adulti a doverlo imparare per primi. Il potere della gentilezza e della sincerità, espresse attraverso pensieri, parole ed azioni è immenso e arriva molto più in profondità rispetto a odio, rabbia e risentimento. Allo stesso modo, la capacità di mantenersi calmi richiede più forza e conduce ad un risultato superiore e più stabile rispetto all’abbandonarsi all’aggressività verso gli altri.

Scritto da: Laura Cozzolino https://www.visiontimes.com/author/laura

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2020/02/14/anger-and-its-consequences-to-both-body-and-mind.html