La Serenissima: Monsignor Il Doge

Francesco Erizzo, 98° Doge di Venezia, (1566 –1646) in un ritratto di Bernardo Strozzi, Gallerie dell'Accademia, Venezia. Doge acclamato dalle genti e al potere in un periodo spensierato, interrotto solo dalla dura guerra di Candia.(Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Un tempo, quando i regnanti erano ancora al servizio delle loro genti, 120 uomini, nè re, nè imperatori e nè principi, venivano scelti tra i più saggi di Venezia. Il Doge era al contempo comandante e servitore di una tra le più grandi potenze del mondo durata 1100 anni!

Sebbene al principio dotato di vasti poteri, nei secoli venne limitato da istituzioni forti, questo per soffocarne possibili tendenze autoritarie.

Suprema importanza ma poteri limitati

Dal latino dux, comandante, ci si rivolgeva con Monsignor el Doxe. Sulla testa una cuffietta bianca in lino, il camauro e sopra il corno ducale, copricapo composto dalla corona e un berretto a punta. La sua figura era avvolta dall’ampio manto in porpora o in broccato d’oro.

doge Venezia corno copricapo
Il Corno o Zoggia, il copricapo del Doge. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Suprema magistratura della Repubblica di Venezia, nel tempo però comandò solo la flotta e le armate in guerra. Era Capo inoltre della chiesa di San Marco, indipendente da Roma e dal suo vescovo. Per questo a Venezia si rifugiarono diversi liberi pensatori, quali Giordano Bruno e Galileo Galilei. Dal palazzo Ducale, sua residenza e simbolo della potenza veneziana, sedeva a capo della Serenissima Signoria presiedendo a tutti i consigli della repubblica.

Venezia, tramite gli organi e magistrature istituite nel tempo, mirava al governo perfetto, che potesse racchiudere i tre principi aristotelici di monarchia (che non virasse alla tirannia), aristocrazia (che non divenisse oligarchia) e democrazia (che grazie all’equilibrio con le altre componenti di governo, non diventava anarchia).

Perciò anche il Doge dal 697, il primo eletto, al 1797, la caduta della Serenissima, mutò nei secoli, seguendo i cambiamenti di Venezia.

Il monarca elettivo

Durante la prima fase «ducale», Venezia era un ducato bizantino e il doge si atteneva agli atti degli imperatori d’Oriente. I primi dogi erano dotati di grande potere, erano infatti monarchi elettivi.

doge Venezia Marino Grimani
Marino Grimani, 89° Doge di Venezia, in un ritratto del celebre Domenico Tintoretto, custodito al Cincinnati Art Museum. Uomo buono e ingenuo, capace di grandi azioni, fu molto acclamato dal popolo al quale offrì alla sua elezione grandi festeggiamenti. Il suo regno vide un periodo di pace, con forti diatribe col Pontefice di Roma sui confini e per questioni di potere. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Tuttavia le cose cambiano. Nel 828 giunge a Venezia il corpo di San Marco che diventa patrono al posto del greco Teodoro e nel 992 un atto imperiale sancisce la presenza dei venetici non più come sudditi, ma ausiliari al potere bizantino.

Il primo magistrato dello Stato

Nel successivo «periodo comunale» (nel 1032), l’assemblea affianca al doge due consiglieri che ne sorvegliano l’operato. Il doge diventa primo magistrato dello Stato, eletto da membri delle più potenti famiglie veneziane.

Più tardi nel 1268 viene stabilito un complesso sistema per la sua elezione che traghettò venezia all’ultimo periodo, quello «aristocratico». Qui venne stabilito che facevano parte del Maggior Consiglio, il maggior organo veneziano, tutti gli appartenenti maschi delle famiglie patrizie iscritte nel Libro d’Oro della nobiltà cittadina.

Niente culto della personalità

Per il Doge servire lo stato doveva essere un dovere e un onore e donare se stessi per Venezia la migliore realizzazione di una vita! Non poteva essere omaggiato ne col bacio della mano ne con la genuflessione e non era permesso costruite statue in suo onore.

Non decideva autonomamente sulle grandi questioni, non riceveva alcun compenso e versava le tasse allo Stato come ogni altro nobile. Ogni sua decisione veniva ponderata dalla Signoria e veniva sorteggiato tramite sistemi complicatissimi per evitare intrighi.

Bocca di leone sulla parete frontale della Chiesa di San Martino, a Venezia. (Immagine:Wikimedia / CC0 1.0 )

Gli organi che affiancavano il Doge

Le bocche di leone

Un sistema utilizzato dagli organismi per svolgere meglio il loro lavoro, soprattutto dal collegio dei savi e dal consiglio dei dieci, erano le bocche di leone. Costruzioni in pietra con volto di leone poste perpendicolarmente al muro, nella buca costituita dalla loro bocca le persone potevano introdurre denunce segrete ma che dovevano essere firmate, altrimenti venivano bruciate senza essere lette.

Le veci del Doge

Il Minor Consiglio era presieduto da sei Consiglieri Ducali, più i tre capi della Quarantia. Formavano assieme al Doge la Serenissima Signoria, ovvero il vertice dello Stato. Affiancavano il doge in modo da ridurne i poteri. Il più anziano dei sei consiglieri lo sostituiva in caso di malattia.

I suoi membri potevano convocare il Maggior Consiglio qualora lo ritenessero necessario e avevano pieni poteri nei periodi di vacanza tra la morte di un doge e l’elezione del successore.

La sicurezza

La tutela della sicurezza della Repubblica e del governo in carica erano invece affidate al Consiglio dei Dieci. I suoi membri rimanevano in carica solo un anno e il loro potere si estendeva anche al controllo delle attività ecclesiastiche sul territorio veneziano.

doge Venezia Silvestro Valier
Pinacoteca Querini Stampalia, ritratto del Doge Silvestro Valier 1694 – Nicolò Cassana. 109º Doge della Repubblica di Venezia, nel suo dogato proseguì la guerra contro i turchi in un periodo di bilanci passivi per Venezia. Viene ricordato come regnante ordinario, spesso dedito a sontuosi banchetti. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Finanze e potere militare

La politica militare, finanziaria ed estera della Repubblica era affidata al Collegio dei Savi, composto da undici membri, che aveva anche l’importante ruolo di definire l’agenda dei lavori del Senato.

Questioni importanti e urgenti

Era definito in principio Consiglio dei Pregadi, ovvero di coloro che venivano «pregati» di fornire aiuto al Doge grazie alla loro esperienza. Il Senato si occupava soprattutto di politica estera e affrontava le questioni più importanti e urgenti nella vita dello Stato. Per accedervi contavano età e esperienza in ambito amministrativo, politico e diplomatico.

La festa della «Sensa»

Venezia legata all’evangelista Marco e al suo simbolo, il Leone, simbolo legato a Cristo e alla resurrezione, rinnovava il dominio sui mari con un antico rito.

Il veliero del doge, il Bucintoro, era rosso e imponente. Con esso una volta l’anno, nel giorno dell’Ascensione, si dirigeva verso il mare seguito da una solenne processione di imbarcazioni per la cerimonia più importante di Venezia, che sanciva il dominio marittimo sull’Adriatico: lo sposalizio del mare.

Bucintoro veliero doge Venezia
Modellino di Bucintoro custodito al Museo Navale di Venezia. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Prima veniva recitata una preghiera perché «per noi e per tutti i navigatori il mare possa essere calmo e tranquillo», poi l’acqua santa era versata sul Doge, sugli altri presenti e nel mare. Così il Doge lasciava cadere in acqua la vera consacrata e recitava le seguenti parole:« Ti sposiamo, mare. In segno di vero e perpetuo dominio».

Scritto da: Massimiliano Volpato