La Serenissima: Il Leone

leone alato San Marco
Il Leone di San Marco ruggente, monumento a Vittorio Emanuele II realizzato da Ettore Ferrari, scultore e politico, Venezia. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Ruggisce con il libro sotto la zampa, che contiene l’antica leggenda. Può essere in molèca (accovacciato come un granchio, molèca sono i piccoli granchi in periodo di muta), andante (si vede tutto il corpo, la zampa sopra il libro) e rampante (di profilo, regge il libro e la spada).

È il leone alato di San Marco, simbolo di Venezia dal 828 d.C, quando il corpo dell’evangelista Marco giunge alla laguna da Alessandria d’Egitto e viene custodito nella basilica a lui dedicata.

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Mosaico originale del 1200 raffigurante l’arrivo delle reliquie di San Marco a Venezia, Portale di S. Alipio della basilica. (Immagine: Roman Bonnefoy tramite CC0 1.0 )

Da quel momento, si crea tra veneziani e questo simbolo potente un legame indissolubile espresso nelle ultime parole a lui dedicate di cui qui un estratto:

«Par 377 ani la nostra fede, el nostro valor, la sempre custodia par tera e par mar, par tuto indove che i ne ga ciamà i so nemisi, che li xe stai pur queli de la Religion. Par 377 ani le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite, le xe sempre stae par Ti, S. Marco; e felicissimi sempre se gavemo reputà, Ti con nu, nu con Ti; e sempre co Ti sul mar nu semo stai ilustri e virtuoxi. Nisuni co Ti ne ga visto scampar, nisuni co Ti ne ga visto vinti e spauroxi!»

È la celebre orazione nota come il “Ti con nu, nu con Ti” recitata nel 1797, quando il Maggior Consiglio proclama la fine della lunga storia della Serenissima Repubblica di Venezia davanti alle armate napoleoniche.

In questi momenti solenni il Capitano della guardia Viscovich della città di Perasto (città dalmata nominata la «fedelissima confaloniera» e appartenente a Venezia) depone il gonfalone di guerra della flotta veneta portandolo alla cattedrale e seppellendolo sotto l’altare maggiore.

Nel farlo recita la famosa orazione con cui i veneziani commossi danno l’ultimo saluto al vessillo del santo protettore Marco, rappresentato dal leone, che avevano giurato di difendere, lo baciano e piangono. Vi hanno dedicato il sangue, le loro vite, la loro forte fede nel divino.

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Interno della Basilica di Santa Maria dei Frari. Nel monumento del Canova, il Leone di Venezia in posa mesta. Lo scultore è Rinaldo Rinaldi (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

L’antichissima tradizione

Il leone è forza, regalità e stabilità. Ha dato ai veneziani coraggio per 1.200 lunghi anni, non hanno mai indietreggiato dinanzi al nemico. La sua potenza infrange i legami della morte, è infatti il simbolo di Cristo che risorge e lo accompagna un’antichissima tradizione.

Si racconta che mentre San Marco era naufrago nelle lagune, un angelo dall’aspetto di leone alato gli parlò dicendogli «Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum» preannunciando che a Venezia avrebbe trovato riposo e il suo corpo venerato. (Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo.)

libro aperto San Marco leone
Ornamento medievale in bronzo a forma di libro aperto, con la scritta latina Pax tibi, Marce, Evangelista meus. Trovato in un campo nell’Hampshire nel 1997 e custodito nel Winchester Museum, Regno Unito. (Immagine:Wikimedia / CC0 1.0 )