La serenità durante la tempesta

Quando i tempi si fanno difficili, nei momenti bui della vita, la fede in un entità superiore che ci guida, è una grande risorsa, una panacea alla quale abbiamo quasi del tutto rinunciato nella nostra modernità a favore di una visione del mondo in cui l’uomo e le sue capacità possono avere il controllo su tutto.

Questa prospettiva “egocentrica” ha portato sempre più a sviluppare l’intelletto a discapito di una connessione profonda con la natura e le leggi universali, portando a tutta una serie di comportamenti e concetti mentali, basati sulla pianificazione, la prevenzione, la manipolazione, il calcolo, la competizione, l’accaparramento, il rimedio, etc…

Ed ecco che quando qualcosa sfugge al nostro controllo emerge potente e distruttiva l’emozione della paura e l’ansia diventa uno stato costante che aleggia sulle nostre giornate.
Ci affidiamo allora alla scienza, idolatrata al punto da diventare la nuova religione, per lenire il nostro smarrimento, la nostra sofferenza fisica e mentale.
Chi ancora ha mantenuto viva dentro di sé la fiammella della fede, sa bene, invece come essa possa essere uno strumento ben più efficace in grado di portare grande sollievo in queste situazioni.

La parola fede è connessa anche etimologicamente alla parola “fiducia”, il “credere a quelle verità che pur esistono anche se non possono essere spiegate con la ragione o la scienza”.
Implica il coinvolgimento di un’altra parte dell’essere, diversa da quella dell’ego, una parte originaria che si fonda sull’ accettazione, sulla resa, sul morbido abbandono a qualcosa che è più grande di noi.
Significa avere fiducia che tutto quello che accade è per il nostro bene, anche se sul momento non sembra possa essere così.
Significa accogliere il disegno divino incondizionatamente e guardarci dentro per capire cosa vuol comunicarci. Spesso la sofferenza ci viene mandata come una maestra, un’ aiuto tramite il quale poter avere un tempo per riflettere su noi stessi e le nostre scelte per meglio accordarci appunto ai piani e alle leggi divine.

Ma fino a quando non arriva questa potente sveglia divina, in mezzo al ritmo frenetico del nostro vivere, è facile dimenticarsi di tutto questo.
Può accadere, allora, di essere del tutto impreparati, quando la prova arriva, a meno che la fede non sia fortemente radicata nel nostro cuore,

Ce lo ricorda un meraviglioso capolavoro di Rembrandt, dal titolo “Tempesta sedata nel mare di Galilea”, un ‘opera pittorica di magistrale esecuzione del 1633 che ci riporta una storia di un testo sacro, un brano dei Vangeli secondo Matteo (Mt 8,23-27)

La Storia

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo:

«Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Il dipinto e la sua composizione

“Tempesta sedata nel mare di Galilea” è un’opera ad olio su tela del secolo d’oro dell’Arte Olandese, il 1600. E’ l’unico paesaggio marino dipinto da Rembrandt van Rijn e una delle sue opere più rinomate e acclamate nei secoli. Il dipinto è rimasto custodito nell’ Isabella Stewart Gardner Museum di Boston fino al suo furto, avvenuto il 18 marzo 1990 ed è tuttora sconosciuta la sua ubicazione.

L’opera ritrae Gesù e i suoi dodici apostoli su un veliero mentre viene battuto dalle onde di un mare in tempesta. La scena è vivida. Sembra di sentire il rumore delle onde e dei tuoni nel cielo e quasi il sapore salmastro del mare. C’è drammaticità nelle pose e nelle espressioni degli apostoli intenti a regolare le vele dell’imbarcazione e contrastare la tempesta. C’ è ansia e preoccupazione, invece, negli altri riuniti attorno a Gesù, che appare già sveglio nel dipinto e probabilmente nell’ atto di impartire il suo insegnamento sulla fede. Il suo sguardo è calmo e il suo atteggiamento rilassato.

Tra gli apostoli c’è una figura che divide la scena a metà e sporgendosi dallo scafo dell’imbarcazione ci guarda dritto negli occhi. In molti credono che si tratti dell’autoritratto dell’artista stesso che con questo spunto stilistico sembra attirarci sulla scena forse a voler sottolineare che l’episodio parla a noi.

IL luminismo; un accurata e sapiente disposizione della luce e delle ombre, determina la composizione del quadro e la caratterizzazione del personaggi, mettendo a fuoco il loro stato interiore. In questo dipinto più che mai, infatti, Rembrandt mette a frutto gli insegnamenti del Caravaggio sulla gestione della luce nelle opere pittoriche.
Il punto luce nell’opera mette saggiamente in evidenza la drammaticità della tempesta, ma anche al tempo stesso il volto calmo di Gesù rivolto verso uno squarcio di cielo che si sta rasserenando in mezzo all’oscurità.

La coesistenza di questi due stati, la drammaticità e la serenità, che sono evidenziate dalla parte in luce del dipinto, rafforza il messaggio dell’opera che sembra appunto dirci che è possibile essere sereni anche il mezzo a eventi drammatici, solo appunto se si ha fede.

Articolo fornito da: Diana Manni – Artista, Toscana, Italia