La Svezia chiude l’ultimo «Istituto Confucio» del paese

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La sede del Parlamento Svedese a Stoccolma. (Immagine Pixabay)

La Svezia chiude l’ultimo «istituto Confucio» nel paese, mentre le relazioni con Pechino si stanno ulteriormente deteriorando a causa della pandemia. Questi istituti si sono diffusi in tutto il mondo a partire dal 2004, col fine dichiarato del governo di promuovere la cultura e la lingua cinese. La Svezia è stata il primo paese Europeo che nel 2005 ha accettato l’istituto all’Università di Stoccolma, chiuso nel gennaio 2015.

Ufficiali U.S.A. hanno affermato invece che tali enti sono uno strumento di propaganda per alimentare il «soft power» di Pechino a livello internazionale. Attualmente ci sono 86 istituti che operano negli Stati Uniti anche in università prestigiose come Stanford e Tufts. Nel 2019 l’ex-Direttore dell’FBI Christopher Wray ha testimoniato al Congresso Americano. Egli ha affermato che tali strutture: «disseminano la propaganda del governo o del Partito Comunista Cinese per incoraggiare la censura, per opprimere la libertà accademica».

I rapporti tra Svezia e Cina sono peggiorati velocemente negli ultimi anni, ben prima dello scoppio dell’epidemia. Nel novembre 2019 l’editore svedese Gui Minhai è stato arrestato in Cina per aver pubblicato degli scritti critici nei confronti del leader del Partito Comunista Xi Jinping.

Di conseguenza il gruppo svedese di «PEN international», un gruppo mondiale di scrittori, ha conferito a Gui il Premio Tucholsky per scrittori vittime di persecuzione. In risposta il regime cinese ha imposto delle sanzioni commerciali nei confronti della Svezia, che ora chiude l’ultimo istituto confucio che era rimasto operativo.