L’Arte Moderna E La Profanazione Estrema Della Bellezza

Roger Scruton era un filosofo conservatore morto all'inizio dell'anno. (Immagine:  Elekes Andor via Wikimedia CC BY-SA 4.0)

Fino ai primi anni del XX secolo, esisteva una definizione per la musica e le arti e cioè che esprimessero la bellezza. Secondo Roger Scruton, il celebre filosofo e scrittore, la bellezza è un valore reale e universale, simile alla verità e alla bontà.

Dal XX secolo in poi, l’arte ha cercato di rompere i vincoli morali e i tabù della società. È diventata un’espressione del sé e non importava se il sé fosse orribilmente ripugnante. La bellezza non aveva più importanza. Questo non si limita solo all’arte, ma anche alla musica, alla moda, all’architettura; tutto è «andato in malora» verso l’inquietante, il disgustoso e il brutto. I maestri di oggi celebrano il profano.

Quando l’arte di un tempo venerava la bellezza del Cielo, gli attuali «artigiani» celebrano se stessi – il proprio ego, i propri desideri, le proprie ambizioni – insignificanti svolazzi della vile natura delle loro menti.

Penso che stiamo perdendo la bellezza, e c’è il pericolo che con essa – perdiamo il senso della vita. -Roger Scruton

L’arte tradizionale consiste nel catturare l’essenza della bellezza che ci circonda in modo significativo e nel presentarla in modo elegante, cosicché lo spettatore, quando posa gli occhi o le orecchie su queste creazioni, si senta mentalmente sollevato e moralmente migliorato per il solo fatto di essere stato in presenza del capolavoro. I vecchi maestri volevano alleviare la sofferenza dell’uomo attraverso la bellezza dell’arte.

La bellezza è soggettiva?

Ciò che è in grado di ispirare è stato gettato via, rimpiazzato da cose sfigurate e dalla bruttezza. La bellezza e l’eleganza sono disapprovate dagli artisti moderni. Non si preoccupano dei «valori», non li trasmettono e non mostrano nulla che li rifletta. Non potrebbero nemmeno se lo volessero, perché «non sono così».

barattolo escrementi piero manzoni
Un barattolo di escrementi di Piero Manzoni. (Immagine:Mark B. Schlemmer via FlickrCC BY 2.0)

Come si dice: «La bellezza sta negli occhi di chi guarda». Ma, è così? La bellezza è soggettiva? La vita moderna è casuale, imprevedibile; il mondo di tutti i giorni è inquietante e quindi l’arte dovrebbe riflettere questo, affermano i modernisti.

Un buon artista deve essere istruito secondo gli standard di una scuola d’arte; deve studiare le tecniche, acquisire le conoscenze, imparare ad apprezzare la bellezza ed essere creativo. Spruzzare colori sulla tela con tratti ossessivi che intendono evocare lo shock mentre si grida «arte» non la rende tale.

Marcel Duchamp era un famoso sostenitore dell’arte moderna. Duchamp e gli artisti moderni sostengono che il movimento verso le tecniche moderniste è ideale perché lo spazio tradizionale era troppo limitato e si è corrotto intellettualmente.

Volevano ribellarsi contro tutte le idee e gli ideali fino ad allora proposti nel mondo dell’arte (di ciò in cui l’arte dovrebbe consistere), con la premessa principale che un’opera d’arte è tale perché noi pensiamo che lo sia. Volevano mostrare il mondo in tutte le sue attuali imperfezioni. Ma tutto questo lo rende arte? Esempi di arte moderna sono Urinal di Marcel Duchamp, Can of Shit di Piero Manzoni e Skull di Damien Hurst.

Io direi che la bellezza è oggettiva. Ci sono le cose belle e poi ci sono cose non così belle. Per apprezzare la bellezza classica, che sia nella musica, nell’arte o nell’opera, ci vuole una mente raffinata; bisogna educarla a questo. Altrimenti, il vostro apprezzamento si ferma solo ad un livello superficiale.

Nella società attuale, dove un lato dell’argomento è considerato socialmente giusto e l’altro è puro razzismo, non ci possono essere discussioni. Non possiamo guardare l’arte e dire che non ha bellezza. Non possiamo più dire che l’imperatore non ha vestiti.

Crea denaro?

Roger Scruton dice: «La bellezza è assalita da due direzioni: dal culto della bruttezza nelle arti e dal culto dell’utilità nella vita quotidiana».

Ultima Cena Da Vinci bellezza
L’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci. (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0)

In una società consumistica, ci portiamo dietro l’idea che tutto ciò che non ha alcun significato monetario o utilità non ha alcun scopo e non può essere bello. Come il credo degli architetti moderni, «la forma segue la funzione», la bellezza è spinta all’indietro e l’utilità è data dal sedile anteriore. Ma noi siamo più di questo. Non siamo qui solo per soddisfare le nostre esigenze animalesche di appetito e sopravvivenza; abbiamo esigenze spirituali e morali che, se non soddisfatte, ci danno un senso di vuoto.

«La bellezza è l’espressione di qualcosa di diverso, di un ordine superiore», diceva Platone. Inoltre, secondo il filosofo, quando si osserva la bellezza con l’occhio della mente, si è in grado di nutrire le virtù e di diventare amici di Dio.

Si, il cielo non è accessibile agli uomini, ma un modo di viverlo è attraverso la bellezza. Questo è lo scopo dell’arte. Ci connette al divino e ci ispira ad essere migliori e ad aspirare al Cielo.

Tradotto da: Massimiliano Volpato

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2020/06/26/modern-art-and-the-extreme-desecration-of-beauty.html