Le antiche Pagode gemelle di Chengde

L'imperatore Kangxi descrive come in quella situazione le pietre più sottili in basso e larghe in cima, avvolte nella nebbia, sembravano galleggiare nel vuoto, la visione era simile ad un drago fluttuante.
le Pagode di Chengde
Le antiche torri gemelle di Chengde. (Immagine: The Epoch Times )

Le pagode di Chengde svettano silenziose tra laghi, prati e foreste. Le antiche architetture cinesi sono il frutto di sudore e saggezza della più antica civiltà del mondo. Soprattutto, sono spesso ammantate da leggende e storie favolose, in cui gli sforzi di uomini e Dei s’intrecciano.

Spesso hanno conservato oltre al loro ruolo architettonico, la funzione di tramandare le credenze tradizionali e spirituali legate ad esse alle generazioni successive.

Purtroppo non è rimasto molto dei milioni di monumenti religiosi e storici. Questo, in seguito alle devastazioni perpetrate durante la Rivoluzione culturale maoista. Ha distrutto templi, monasteri, case nobiliari dell’antichità, in nome della nuova cultura rivoluzionaria e della nuova fede nel comunismo ateo.

Quasi Impossibile raggiungerle

Le doppie pagode costruite sulla cima di due torri naturali vicino Chengde, sono tra le fortunate sopravvissute alle devastazioni, forse per la loro posizione impervia. Chengde è una città situata nella provincia dello Hebei, distante circa 100 miglia da Pechino, vicino al fiume Luan. È famosa come località di villeggiatura estiva, le Pagode Gemelle, famose in tutto il mondo, sono a 10 chilometri a sud-ovest.

Le pagode di Chengde sono dunque due piccoli tempietti che sorgono in cima a due torri di pietra non costruite dall’uomo. Sono due pilastri indipendenti che non si toccano, circondate dalla natura selvaggia. Sono alte più di 40 metri e visibili a chilometri di distanza, più o meno della stessa altezza. Possiedono una base più sottile e una cima più larga. Sembrano sedersi pericolosamente l’una sull’altra, ma è molto difficile, se non impossibile, senza mezzi speciali scalarle per arrivare in cima.

Rocce scese dal cielo

Secondo una leggenda, molto anticamente nella zona di Chengde c’era il mare e le due torri erano delle scogliere; quando l’acqua si ritirò, le due scogliere rimasero così con i templi che vi erano stati costruiti sopra.

Un’altra leggenda narra che per lungo tempo degli spiriti maligni avevano infestato la zona di Chengde, causando gravi difficoltà e molti dolori alla popolazione locale. Gli Dei, mossi a compassione, fecero scendere dal Cielo le rocce doppie, per intrappolare e uccidere gli spiriti maligni, che rimasero schiacciati sotto di esse; le due doppie pagode si costruirono per ricordare l’evento salvifico.

Nella storia cinese più recente si è raccolto negli annali i viaggi di alcuni imperatori che hanno visitato le pagode; le storie più recenti risalgono a due imperatori dell’ultima dinastia Qing: gli imperatori Kangxi e Qianlong. Anche alti ufficiali civili e militari dell’impero fecero frequenti visite alle due sacre pagode, già mèta di pellegrinaggio per monaci buddisti e taoisti, lasciando testimonianze scritte in resoconti di viaggi e poesie.

Le pagode di Chengde
Montagne a Chengde (Immagine: Wikimedia / CC0 1.0 )

Secondo il racconto di prima mano nel 42° anno dell’imperatore Kangxi (1661 – 1722) l’imperatore andò presso il fiume Luan il 16 luglio, accompagnato da Wang Hao, direttore dell’Accademia Hanlin. Quando arrivarono circa a dieci miglia dalle torri, un nebbia improvvisa e un pioggia sottile avvolsero le rocce. L’imperatore descrive come in quella situazione le pietre più sottili in basso e larghe in cima, avvolte nella nebbia, sembravano galleggiare nel vuoto, la visione era simile ad un drago fluttuante.

In sogno il saggio dai capelli bianchi

Secondo un’altra testimonianza, l’imperatore Qianlong (1711 – 1799) arrivato sul posto, ordinò la costruzione di una scala per salire in cima. Sulla vetta visitò le pagode, ma tutto ciò che vide furono i due piccoli tempietti, con all’interno un bruciatore d’incenso, un altare di pietra su cui era poggiato un vecchio libro, di cui non riuscì a capire il contenuto e dei sandali di paglia rotti sotto l’altare; fuori la pagoda vide un piccolo orticello di aglio cinese (o erba cipollina), osservò, ma non prese nulla con sé e scese.

Quella notte fece un sogno: un vecchio saggio con i capelli bianchi gli chiese cosa avesse visto sulle torri gemelle, ma dopo la sua descrizione gli spiegò che il bruciatore d’incenso era l’Altare delle nuvole, il vecchio libro era il Libro del Cielo, i sandali di paglia erano le Calzature magiche che permettono di volare in cielo sulle nuvole e infine l’orticello di erba cipollina era in realtà un campo di fughi Lingzhi (Ganoderma lucidum, che secondo la tradizione taoista fanno diventare immortale chi li trova e li mangia). Ma secondo il saggio, l’imperatore non ha visto nulla perché non aveva gli occhi «giusti» per vedere. Il giorno dopo, la mattina presto, Qianlong ordinò alla gente del luogo di ricostruire la scala, ma nessuno vi riuscì e dopo vari tentativi, dovette rinunciare, perché sembrava non fosse più il volere del Cielo che egli vi risalisse.

Scritto da: Fabio Cotroneo