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    Locuste africane: l’insegnamento della natura

    Immagine: foto di Raik Thorstad da Pixabay.

    Invade i raccolti, attacca i pascoli, spoglia le famiglie di agricoltori di cibo e reddito. È il più feroce parassita migratorio al mondo, la locusta del deserto. Tuttavia, la natura stessa può aiutarci nell’agire in modo più lungimirante e rispettoso di tutto l’ecosistema. Perché la natura distrugge, ma può anche guarire.

    Il bollettino parla chiaro

    Il bollettino FAO, aggiornato al 31 marzo, parla chiaro: la situazione oggi è ancora decisamente allarmante tra Kenya, Etiopia e Somalia. Qui dove gli allevamenti sono diffusi e iniziano a formarsi nuovi sciami. Essi costituiscono un pericolo senza precedenti per la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza nella prossima stagione del raccolto. Le operazioni di monitoraggio aereo e di terra continuano sebbene in altre regioni la situazione sia più sotto controllo e gli allevamenti più circoscritti. Secondo la FAO, L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura che da 50 monitora il fenomeno, è la peggiore infestazione dei tempi moderni, una cosa mai vista.

    Evitare una crisi umanitaria

    Il problema delle locuste si somma al coronavirus, alla denutrizione, alla povertà generalizzata africana. Infatti la FAO lo dice chiaramente: è un’emergenza. Channels TV, emittente nigeriana lo racconta in un servizio: ” (…) Il governo africano colpito dalla violenza dell’invasione e dalla mancanza di rifornimenti, lotta per mantenere la situazione in una regione in cui 19 milioni di persone non hanno da mangiare (…)”.

    Qu Dongyu, direttore generale della FAO, sostiene che bisogna agire subito perché si rischia una crisi umanitaria. Così, assieme al coordinatore degli aiuti di emergenza e al direttore esecutivo del WFP ha redatto una dichiarazione congiunta, un appello alla comunità internazionale. Secondo questa, servono 138 milioni di dollari per far fronte all’emergenza. Per ora la Germania ha stanziato 17 milioni di euro, 10 milioni sono arrivati dall’ Unione Europea e altri dieci dalla fondazione di Bill & Melinda Gates. Chissà che gli insegnamenti antichi, (in questo caso dal Burkina Faso ) di questo antico continente possano servire anche in questo caso:” Le formiche dissero: mettiamoci tutte insieme e riusciremo a trasportare un elefante”.

    La natura è saggia

    Ma quando i soldi non bastano, è necessario trovare nuove soluzioni. Spesso, quelle naturali son le migliori. Sembra infatti che la natura abbia previsto tutto, i disastri ma anche come risolverli. Se l’uomo è saggio, può riuscire a riconquistare la sua fiducia. La natura può guarire oltre che distruggere.

    L’oggi ci parla infatti di cambiamenti climatici sempre più frequenti, forti piogge e cicloni. Questi favoriscono proprio l’allevamento delle locuste. È possibile quindi, grazie al monitoraggio degli eventi meteorologici, prevenire, ovvero intervenire con i biopesticidi nelle prime fasi dell’epidemia. In questo modo si evitano crisi su larga scala come quella che il Corno d’Africa sta vivendo oggi e salvaguardare la sicurezza alimentare di milioni di persone.

    Foto di Kookay da Pixabay.

    I pesticidi chimici infatti minano l’intero ecosistema, perché assorbiti da tutti gli animali, compresi i predatori naturali delle locuste come gli uccelli. Questi vengono indeboliti o muoiono. Inoltre i veleni sono assorbiti dall’ambiente,

    Mentre i biopesticidi sono naturali. Viene Utilizzato ad esempio una specie di fungo che entra nella corazza dell’insetto, colpendo solo la locusta e non danneggiando altri animali e piante. Sono utili inoltre per il trattamento di focolai in fragili ecosistemi. Richiedono però costi maggiori e maggiori conoscenze nel miscelarli e conservarli. Ecco perché Alexandre Latchininsky, esperta di locuste della FAO afferma :” (…) Tutto ciò richiede in realtà una formazione maggiore rispetto all’uso dei pesticidi convenzionali. Sia gli specialisti che il grande pubblico dovrebbero essere ben istruiti su questo passaggio di paradigma da mezzi curativi a mezzi preventivi. ” Forse, facendo capire agli agricoltori l’importanza di prevenire piuttosto che usare composti molto impattanti sull’ambiente, si supererebbero quelle fatiche nel trattare con i biopesticidi che richiedono attenzioni in più, ma che possono risolvere il problema alla radice, seppur agendo in tempi più lunghi.

    Forse un disequilibrio nella natura è prima di tutto un disequilibrio nostro, forse gli attori principali di questa grande rappresentazione. Pare che per risolvere le emergenze, sia utile ritornare a lei, usare i suoi metodi, darle fiducia perché nel tempo agiscono nel modo migliore. Quindi pazienza, osservazione, studio, e ancora pazienza. Come nel caso dei biopesticidi. Con pazienza bisogna studiare il tempo, osservare dove sono le uova, capire quando agire e conoscere le caratteristiche naturali del fungo, come agisce. Per usare i metodi naturali serve sviluppare quegli stessi valori che ci permettono di essere in armonia col tutto e ci rendono persone migliori. Anche perché la natura ci dona continuamente anche quando non ce ne accorgiamo.

    Fabrizio Caramagna, aforista, dice: “Le stelle sono ancora più belle di inverno quando restano nel cielo nonostante il freddo e il buio denso.
    Si prendono cura di noi, senza dircelo.”

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