Materiale sanitario comprato dalla Cina si rivela difettoso

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Alcuni paesi hanno acquistato una enorme mole di materiale sanitario dalla Cina, ma in molti casi è risultato difettoso. (Immagine Foto di Pexels da Pixabay)

Durante le ultime settimane, diversi paesi Europei e gli Stati Uniti hanno visto un rapido incremento dei contagi di «Virus del PCC» e anche del numero dei deceduti.
I governi hanno dovuto prendere misure molto rigide per cercare di contenere il diffondersi dell’epidemia; si sono presto dovuti confrontare con un sovraccarico dei loro sistemi sanitari.

In Europa, la Spagna è uno dei paesi più colpiti, con un incremento molto veloce di casi in poche settimane: ha quasi raggiunto l’Italia come numero di decessi. I media internazionali hanno riportato notizie per cui il sistema sanitario spagnolo è andato velocemente in emergenza: posti esauriti nelle strutture, pazienti distesi per terra nei corridoi delle corsie d’ospedale, scarsezza di materiale medico come mascherine, guanti, ventilatori polmonari.

Certo si pensi al fatto che anche un’economia potente come quella USA ha dovuto correre velocemente ai ripari e fare scorte di materiale, oppure riconvertire alcuni stabilimenti industriali per produrre il necessario. Questo per dire che nessuno si aspettava una crisi così grave e in così poco tempo, calcolando anche che i governi erano stati rassicurati dai dati che venivano dalla Cina e dall’OMS.

Spagna e Olanda

L’Huffington Post il 30 marzo ha pubblicato un articolo in cui si legge:

«Olanda e Spagna ritirano dalla distribuzione agli ospedali milioni di mascherine difettose ricevute dalla Cina. E mentre l’Aja apre un’inchiesta giudiziaria sull’accaduto, la Spagna ritira anche 750.000 tamponi scadenti e in Slovacchia gli esperti della sanità avanzano seri dubbi sull’affidabilità dei test acquistati dalla Cina.»

E poi anche:

«Sabato scorso è stata la volta del Ministero della Salute dei Paesi Bassi, che ha annunciato di essere stato costretto a ritirare in gran fretta una partita di ben 1,3 milioni di mascherine ricevute il 21 marzo scorso dalla Cina, oltre 600.000 della quali erano subito state distribuite a medici e infermieri che stanno lottando contro l’epidemia in Olanda.»

Nei diversi paesi le autorità sanitarie hanno stimato un’efficacia degli apparecchi pari solo al 30 – 35% del totale, una percentuale totalmente inadatta e inaffidabile in momenti di crisi come questo, in cui è richiesta una rapida e precisa risposta di contenimento e controllo dei contagi.

Francia

Anche la Francia ha avanzato seri dubbi sull’integrità ed efficacia dei prodotti sanitari in arrivo dalla Cina continentale, in cui si sa che gli standard qualitativi non sono il massimo. La leader di un partito di opposizione, Marine Le Pen, ha anche messo in campo la questione della produzione industriale nazionale come stimolo per l’economia e come fattore di sicurezza e di qualità dei prodotti stessi.

Su Twitter la leader del Rassemblement National francese(Le Pen, ndr) ha scritto: «La Cina ha inviato 600.000 test difettosi in Spagna, 1,3 milioni di maschere difettose nei Paesi Bassi. L’interesse della produzione nazionale indipendente è anche quello dell’affidabilità e della sicurezza sanitaria. Non è uno slogan».

Tornano sul tavolo alcuni problemi fondamentali, tra cui la difesa delle produzioni nazionali e gli standard etici del mondo del lavoro. I paesi che dipendono dall’export estero, e più precisamente dai prodotti cinesi, stanno sperimentando un doppio colpo, enfatizzato dalla situazione di grave emergenza in corso. Alcune nazioni hanno già avviato una produzione domestica di emergenza di materiali come le mascherine.

È molto probabile che adesso i paesi dovranno riconsiderare i rapporti con i produttori esteri o quantomeno ricalibrarne gli equilibri. È il costo della globalizzazione: se le aziende occidentali delocalizzano in Cina (per abbassare i costi di produzione), oppure dipendono interamente dalle forniture cinesi a basso costo, si consegnano giocoforza nelle mani, sempre avide, del PCC e della sua spinta invasiva. La Repubblica Popolare Cinese è la prima produttrice mondiale di apparecchiature sanitarie, altro elemento che dovrebbe mettere in guardia.

Tanto più che i governi sanno benissimo che il Partito Comunista Cinese utilizza qualunque arma, specialmente quella economica e commerciale, per raggiungere i propri scopi. È quantomeno improvvido fare affidamento sulle attrezzature cinesi in momenti di crisi come quelli attuali. Ci si può mai fidare di un regime sanguinario e dittatoriale nei momenti in cui si è più fragili e in piena emergenza sanitaria?