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    Mattarella e Pahor, gesto storico alla foiba di Basovizza

    A Trieste i due presidenti rendono omaggio alla foiba di Basovizza, rendendo omaggio alle vittime delle dittature comunista e fascista

    I due presidenti hanno deposto una corona di fiori alla foiba di Basovizza, dove i partigiani jugoslavi gettarono duemila italiani tra militari e civili. I due capi di Stato hanno osservato un minuto di silenzio dandosi la mano. L’evento è di grande valore storico. Pahor è il primo presidente di uno dei Paesi nati dalla disgregazione della ex Jugoslavia a commemorare le vittime italiane delle foibe.

    Per i familiari delle vittime, Basovizza è un luogo simbolico delle violenze del 1943-45. L’11 settembre 1992, la foiba fu dichiarata monumento nazionale dal Presidente della Repubblica. Nel 1980, il pozzo di Basovizza di 200 metri, con la foiba n.149 di Monrupino, fu riconosciuto monumento di interesse nazionale. Nel 1945 era luogo di esecuzioni e di occultamento di cadaveri.

    Mattarella e il presidente sloveno hanno poi depositato una corona di fiori davanti al cippo di Basovizza, dove nel 1930 furono fucilati quattro giovani antifascisti sloveni. Ferdo Bidovec, Fran Marusic, Zvonimir Milos e Alojz Valencic sono divenuti simbolo della resistenza delle minoranze slave al fascismo. Anche qui i due presidenti dopo aver toccato la corona di fiori hanno osservato un minuto di silenzio, tenendosi per mano.


    «Oggi abbiamo allineato tutte le stelle», dichiara Pahor, secondo La Repubblica. Mattarella ha aggiunto «la storia non si cancella, possiamo coltivarla con rancore, oppure farne patrimonio comune nel ricordo». La giornata è stata caratterizzata da gesti simbolici, da molti definiti storici. Mattarella e Pahor hanno inoltre firmato un memorandum che restituisce Narodni dom alla comunità slovena, cento anni dopo l’incendio del 1920.

    Successivamente, i due presidenti hanno incontrato lo scrittore Boris Pahor al quale hanno conferito onorificenze. All’epoca dell’incendio Boris aveva sette anni. «Dedico le onorificenze a tutti i morti che ho conosciuto nel campo di concentramento e alle vittime del nazifascismo e della dittatura comunista», ha dichiarato.

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