Matteo Ripa : Dalla corte di Kangxi all’Istituto Orientale di Napoli

matteo ripa ritratto

Ritratto di Matteo Ripa (Immagine: Wikimedia, Pubblico Dominio)

Il «Collegio dei cinesi» nacque a Napoli nel 1732, ma l’istituto che poi prese tale nome era attivo già dal 1724, per volontà del missionario Matteo Ripa e grazie al riconoscimento ufficiale di Papa Gregorio XII.

Fu il primo istituto del continente europeo in cui si insegnavano il cinese mandarino scritto e parlato ed era destinato alla formazione di sacerdoti che avrebbero tentato missioni in Cina per diffondere il cattolicesimo.

Era la Napoli del’700, da lì a poco sarebbe arrivato sul trono Carlo di Borbone, che avrebbe avviato un periodo di rinnovato splendore per la città, facendola capitale di un regno autonomo e uno dei più importanti centri culturali d’europa. Quello di Matteo Ripa fu il collegamento tra la cultura napoletana e occidentale e quella tradizionale cinese.

In questa cornice si inserisce il Ripa, che dopo aver passato 13 anni alla corte dell’imperatore Qing Kangxi, ritornava a Napoli con la speranza e volontà di erigere un istituto atto a fare ciò che egli stesso aveva per un periodo di tempo tentato: portare il cristianesimo cattolico nella terra degli imperatori.

Dall’infanzia alla missione in oriente

Matteo Ripa nasce nel 1682 ad Eboli, in provincia di Salerno da una famiglia benestante. A 15 anni viene mandato dalla famiglia a Napoli per iniziare gli studi, ma come scriverà egli stesso nella sua biografia, metterà presto da parte i libri e trascorrerà alcuni anni travolto dai vizi e insieme a cattive compagnie.

La sua vita cambiò intorno al 1700, quando Matteo assistette ad un sacerdote francescano fare proseliti davanti al palazzo del vicerè. Decise di farsi prete secolare missionario, iscrivendosi alla Congregazione di Maria della Purità dei Preti secolari Missionari. Forse influenzato da un certo padre Torres, decise di farsi sacerdote e a 23 anni ricevette gli ordini in Salerno.

Verso la fine del 1705 partì per Roma per istruirsi in un collegio espressamente dedicato ai preti missionari. Sembra che egli partì senza alcun mezzo materiale a sua disposizione, solo con “la camicia” ed elemosinando il vitto per tutto il tragitto. Arrivato a Roma, successivamente Papa Clemente XI acconsentì a mandarlo in Cina, assieme ad altri missionari come lui.

Partirono da Roma il 13 ottobre 1707 alla volta di Londra, dove arrivò il 7 gennaio 1708 e grazie all’intervento dell’ambasciatore di venezia, ottennero il permesso di imbarcarsi su un vascello delle indie orientali, come uomini del Cardinale de Tournon e col fine di offrirsi come “virtuosi” all’imperatore cinese; il Ripa come pittore.

Il gruppo di missionari arrivò a Macao nel 1710 dopo un lungo viaggio. Al tempo Macao era l’emporio dei portoghesi ed era la prima fetta di territorio cinese ad essere amministrata da portoghesi. Ripartì per Canton l’8 giugno dello stesso anno dopo la morte del Cardinale de Tournon.

A Canton rimase ancora per circa altri 6 mesi, per apprendere la lingua e nel frattempo farsi fama di pittore tramite il vicerè, che inviò alcuni suoi lavori a Pekin. Fu solo il 6 febbraio 1711 verso mezzogiorno che entrò a Pechino, dopo un viaggio durato 2 mesi e mezzo. Egli si presentò a corte come pittore e incisore e l’imperatore Kangxi lo accolse con gentilezza e generosità.

Alla corte dell’imperatore Kangxi

Ritratto dell’imperatore Kangxi (Immagine : Wikimedia Commons, Public Domain)

Kangxi fu uno dei più importanti imperatori cinesi, regnò durante la dinastia Qing (1644- 1911). Kangxi era molto colto, accolse a corte molti missionari occidentali, ma solo quelli che portavano novità scientifiche, tecnologiche e artistiche sconosciute in Cina.

Egli regnò per ben 61 anni e fu un imperatore illuminato, favorì il mecenatismo e si dimostrò amico degli europei. È da attribuire a lui il più completo dizionario di caratteri cinesi fino ad allora mai redatto.

Matteo Ripa conosceva la tecnica dell’incisione su rame e divenne pittore ufficiale di corte. Egli eseguì 36 incisioni della residenza estiva dell’imperatore a Jehol, in Manciuria: il sovrano ne rimase molto compiaciuto e ordinò al Ripa di farne un volume che le contenesse.

«…perché erale piaciuta la raccolta da me fatta in un solo libro suddette trentasei vedute della villa mi ordinò che avessi fatto lo stesso solo dopo aver dato fine alla carta geografica, che incisi in quarantaquattro rami ed è quella stessa che vedasi esposta nella nostra sala colle lettere Tartare e Cinesi.» (Giornale, Vol. I)

Egli si adoperò allora insieme ai gesuiti francesi per preparare la carta geografica dell’impero incisa su rame, come gli era stato ordinato. Mise anche al servizio di Kangxi la sua abilità di meccanico, riparando (come narra con orgoglio nelle sue memorie dettagliate) numerosi orologi che altri non avevano saputo sistemare.

La scuola a Palazzo

Kangxi stimava Matteo Ripa e gli permise di aprire una piccola scuola per bambini all’interno stesso del Palazzo Imperiale, con l’intento di formare nuovi giovani al noviziato. «Riuscì il tutto tanto bene ordinato, che sembrava piuttosto un noviziato che una scuola com’io la chiamava. La chiamava Scuola e non Collegio, perché ne’ principi, che presi detta gioventù, in verità non ebbi altro fine, che di far solamente una semplice scuola, da finire colla mia vita nella Cina stessa.» (Giornale, Vol. I)

Ma la sua permanenza non fu esente da difficoltà. I missionari dovevano confrontarsi con il popolo la cui dottrina confuciana, molto radicata, era in ovviamente in netto contrasto con i costumi occidentali. Nonostante Kangxi avesse sempre trattato con gli rispetto gli stranieri, secondo le fonti storiche essi spesso agivano in modo tale da irritare la popolazione locale.

Dall’altra, c’è da considerare anche la stessa rivalità tra missioni occidentali diverse presenti in Cina all’epoca. Nei suoi diari il Ripa riportò diverse volte la sua frustrazione per la situazione in cui si trovava, sopratutto dopo la morte di Kangxi nel 1722 e lamentando la forte superstizione del suo erede. Di fatto si sentiva mal sopportato e dopo la morte dell’imperatore illuminato, risolse di tornare a Napoli.

Ritorno a Napoli e fondazione del Collegio dei Cinesi

Nel 1724, con il benestare dell’imperatore YongZheng (successore del grande Kangxi) , si imbarcò per Napoli con alcuni giovani cinesi che egli aveva istruito nella sua scuola. Ritornato in Italia, riuscì a farsi finanziare (con l’aiuto anche di Enrico VI d’Asburgo) un istituto che aveva come scopo quello di formare sacerdoti autoctoni che avrebbero intrapreso altre missioni in Cina. Nel 1732 nasceva allora con approvazione del Papa Gregorio XII il «Collegio dei Cinesi». Ripa morì nel marzo 1746, lasciando ai suoi sacerdoti e alunni cinesi la cura e la continuazione della sua opera:

[…] Poi, disse con voce lenta e fievole ai suoi sacerdoti, novizi e alunni cinesi che costernati si avvicendavano attorno al suo letto di dolore: Signori miei, sappiate che la fondazione l’ha fatta Dio …. Iddio non ha bisogno di me; io mi rassegno alla sua volontà. Avrei desiderato venti altri anni di vita per vedere con gli occhi miei avanzata questa fondazione, ma fiat voluntas tua. […] (Cinesi a Napoli, di Gennaro Nardi, p. 378, Ed. Dehoniane, Napoli 1976)

Nel corso di alcuni secoli di vicende storiche, anche difficili, diventa prima il «Real Collegio Asiatico» (1868), poi «Regio Istituto Universitario Orientale (1941), poi Istituto Universitario Orientale (1946 – 2002), per finire con l’attuale denominazione: Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.

Il logo ufficiale dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. (Immagine: Wikimedia, CC BY-SA 4.0)