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    Nuova Guinea: Nei mortai di 4000 anni antiche piante scomparse

    Nell'altopiano dell'Holocene, Nuova Guinea, gli antichi Papuasi si cibavano di antiche piante contenenti amido, come la quercia bianca, consumata durante le battute di caccia.

    Una nuova ricerca sugli antichi Papuasi della Nuova Guinea, sul loro cibo e come lo lavoravano, pone fine a decenni di speculazioni sull’uso degli utensili e sull’alimentazione comune di migliaia di anni fa.

    Il recente rapporto descrive in dettaglio i risultati del sito «Joe’s Garden» nella Valle dell’Ivane, tra gli altopiani della Nuova Guinea. Grazie ad esso, diverse decadi di speculazioni accademiche sui motivi dell’utilizzo di un mortaio e altri strumenti fabbricati giungono finalmente al termine. Il rapporto mette in luce una varietà di piante amidacee, un tempo ampiamente consumate, che subirono lavorazioni nel sito.

    Summerhayes archeologi scavi terra pala
    Il Professor Summerhayes assieme al team degli scavi. (Immagine: Università di Otago)

    Il co-autore del rapporto e professore di archeologia dell’Università di Otago, Glenn Summerhayes, afferma che la ricerca ha portato finalmente alla risoluzione di diversi misteri archeologici.

    Sebbene siano state trovate ciotole di pietra per la macina, note come mortai, in gran parte della Nuova Guinea, si sapeva poco della loro funzione o della loro età. La maggior parte sono state trovate da collezioni di superficie o scavate e riutilizzate dalla gente del posto durante il giardinaggio. Solo una coppia era stata scavata in contesti archeologici e il loro uso era sconosciuto.

    Questo rapporto presenta la scoperta di un frammento di mortaio scavato nella Valle dell’Ivane in Papua Nuova Guinea in contesti risalenti a quattro mila 500 anni fa.

    Gli strumenti di pietra recuperati dal sito presentano microscopici granelli di amido provenienti da noci di albero (Castanopsis acuminatissima) e Pueraria labota (tubero). I ricercatori li hanno proposti per la prima volta quali cibi comuni a metà degli anni Sessanta. Summerhayes ha detto:

    L’analisi dell’usura e dei residui sul frammento ha dimostrato che è stato utilizzato per la lavorazione di piante ricche di amido come noce e il tubero e le intuizioni sui modelli di sussistenza passate sono rare, soprattutto riguardo 4.400 anni fa!

    La ricerca si aggiunge ai risultati di altri studi. Dimostra la sopravvivenza a lungo termine dei residui amidacei in un luogo aperto a 2000 m sul livello del mare, in ambiente montano. Conferma quindi la resilienza di questi micro fossili in contesti equatoriali / tropicali. Summerhayes afferma che negli ultimi 300 anni circa, la predominanza della patata dolce nell’agricoltura di sussistenza ha portato alla caduta di una serie di piante amidacee.

    Il Professor SummerHayes (a sinistra) con i membri delle ricerche sul campo.

    I precedenti studi nella regione si concentravano principalmente sull’uso del taro, della banana e di alcune patate dolci. I ricercatori hanno scoperto invece che diverse specie, tra cui la Castanopsis, chiamata anche chinquapin, possono aver giocato un ruolo importante, seppur finora invisibile, nelle diete montane nel corso dei millenni. Allo stesso modo, la C. acuminatissima, nota come quercia bianca, è stata registrata come consumata durante le battute di caccia. Tuttavia non è mai stata chiaramente identificata come un comune fiocco amidaceo.

    Come per i pestelli del sito di Waim, i mortai di Ivane confermano che il consumo di queste noci era molto diffuso. Alcune aree riconoscono questi legami alimentari con il passato; nell’altopiano della Kaironk Valley nella provincia di Madang, ad esempio, c’è almeno un frammento di C. acuminatissima in stato di conservazione. Summerhayes ha detto:

    Questo esempio regionale è un’aggiunta entusiasmante al nostro progetto più ampio sulla comprensione delle traiettorie di utilizzo dei diversi alimenti vegetali e dello sviluppo della tecnologia della pietra da macina, testimoniato a livello globale nell’Olocene.

    La ricerca è stata intrapresa dall’archeologo Prof. Glenn Summerhayes di Otago e dal suo team dell’Università del Nuovo Galles del Sud, dell’Università della Papua Nuova Guinea e del Museo Nazionale della PNG. Lo studio ha ricevuto finanziamenti da una borsa di Marsden della New Zealand Royal Society al Professor Summerhayes. Finanziato inoltre con una successiva borsa di studio dell’Australian Research Council al Dr. Field e al Professor Summerhayes.

    Villaggio di Waim (Immagine: Università di Otago)

    Il rapporto «Gli studi funzionali sui manufatti in pietra per macinare rivelano lo sfruttamento di noci e radici di alberi amidacei nell’altopiano dell’Holocene, in Nuova Guinea» è pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista internazionale The Holocene.

    Fornito da: University of Otago [Nota: i materiali possono essere modificati per contenuto e lunghezza.]

    Tradotto da: Massimiliano Volpato

    Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2020/06/11/archaeological-mysteries-solved-by-new-png-research.html

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