Neurologi: no motivazioni mediche che giustifichino immobilizzazione del collo da parte della polizia

Hanno scoperto che alcuni dipartimenti di polizia proibiscono queste manovre, mentre altri insegnano appositamente queste tecniche per reprimere durante gli scontri i cosiddetti «atteggiamenti non cooperativi».
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I coautori Jillian M. Berkman e Joseph A. Rosenthal, entrambi con un dottorato in medicina, insieme alla dottoressa ricercatrice Saadi, sono preoccupati per la tecnica di immobilizzazione del collo praticata dai dipartimenti di polizia negli Stati Uniti d’America. (Immagine: tramite pixabay / CC0 1.0)

Alcuni dipartimenti di polizia degli Stati Uniti continuano ad insegnare agli agenti che l’immobilizzazione del collo è un metodo sicuro per poter mettere sotto controllo persone agitate o aggressive. Secondo l’opinione condivisa su un articolo scritto da tre neurologi dell’ospedale Massachusetts General (MGH), reparto di Neurologia JAMA, questa affermazione risulta essere falsa, oltre che pericolosa.

George Floyd era un uomo di colore, morto a maggio 2020, mentre veniva arrestato da un agente di polizia che lo aveva immobilizzato premendogli il proprio ginocchio sul collo per più di 8 minuti. Questo fatto ha contribuito ad innescare un dibattito nazionale sull’ingiustizia razziale in America. La notizia della morte di Floyd è apparsa in prima pagina, come quella di Eric Garner nel 2014. Anche in questo caso la polizia lo aveva afferrato e stretto per il collo. Secondo la neurologa del MGH Altaf Saadi, autrice della rubrica Viewpoint, ci sarebbero stati anche altri americani morti durante gli scontri con gli agenti di polizia, mentre quest’ultimi usavano manovre di immobilizzazioni del collo.

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In particolare alcuni agenti di polizia consigliano l’immobilizzazione alla carotide, comprimendo i due grandi vasi sanguigni che si trovano ai lati del collo, tecnica che è nota come: stretta alla gola. Affermano che si tratti di una manovra sicura, non letale, e che fa perdere temporaneamente i sensi a una persona, in quanto riduce l’afflusso di sangue al cervello. (Immagine: tramitepixabay / CC0 1.0

Saadi e i coautori Jillian M. Berkman, MD, e Joseph A. Rosenthal, MD, Ph.D., sono preoccupati per questa tecnica di immobilizzazione del collo praticata dai dipartimenti di polizia negli Stati Uniti d’America. Hanno inoltre scoperto che alcuni dipartimenti di polizia proibiscono queste manovre e le immobilizzazioni al collo. Mentre altri insegnano appositamente queste tecniche per reprimere durante gli scontri i cosiddetti «atteggiamenti non cooperativi».

In particolare alcuni agenti di polizia consigliano l’immobilizzazione alla carotide. Comprimono i due grandi vasi sanguigni che si trovano ai lati del collo. La tecnica che è nota come: stretta alla gola. Affermano che si tratti di una manovra sicura, non letale. Farebbe perdere temporaneamente i sensi a un persona, in quanto riduce l’afflusso di sangue al cervello. Saadi ha affermato:

«In quanto neurologa, posso affermare che nella medicina non esiste alcuno scenario in cui bloccare l’afflusso di sangue e di ossigeno al cervello possa essere una manovra appropriata. Ciò che mi ha maggiormente scioccata è stato osservare che la maggior parte della letteratura che supporta queste tecniche si nasconda dietro a termini medici, ma in realtà ciò è deficitario nella reale comprensione della patofisiologia, cioè della ricerca delle ragioni che danneggiano un individuo».

Il tempo è cervello

«Come neurologi ci viene insegnato che «il tempo è il cervello», perché quando l’afflusso di sangue e di ossigeno verso il cervello vengono ridotti o arrestati del tutto, avviene in modo molto rapido anche la perdita di cellule nervose».

Saadi e i suoi colleghi descrivono nel proprio articolo su Viewpoint come può essere compressa la carotide. Ciò può avvenire anche se sottoposta a pochi chili, ad esempio con 6 chili di peso, all’incirca equivalente al peso di un tipico gatto domestico. Può provocare ictus, convulsioni e morte. La loro richiesta, dunque, è di creare un sistema di segnalazione riguardante le forze dell’ordine che utilizzano questa tecnica di immobilizzazione del collo. Chiedono che sia chiarito quante volte è utilizzata e quali sono state le conseguenze: morte o disabilità. Saadi afferma che sia «nel pubblico interesse avere questi dati». È inoltre convinta che incrementare la consapevolezza sull’impatto dell’immobilizzazione del collo potrebbe aiutare a limitarne l’uso. Ha infine affermato anche che non esiste alcuna giustificazione in ambito medico che supporti l’uso della tecnica di immobilizzazione del collo da parte della polizia o dell’apparato di vigilanza.

Il medico Altaf Saadi è anche docente in neurologia alla Harvard Medical School. Mentre Jillian M. Berkman è un medico interno al Brigham and Women’s Hospital e Joseph A. Rosenthal, è un medico e ricercatore interno della MGH.

Fornito da: Ospedale di Massachusetts General [Note: Materiali potrebbero essere diretti per contenuto e lunghezza]
Tradotto da: Andrea Murgia
Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2021/01/03/neurologists-say-there-is-no-medical-justification-for-police-use-of-neck-restraints.html