Niente più discorsi sui diritti umani: Pechino aumenta la pressione sulla Nike riguardo il lavoro forzato uiguro

Si tratta di una massiccia campagna sui social media atta ad incoraggiare le persone a boicottare i prodotti della Nike.
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La dichiarazione della Nike contro i lavori forzati nello Xinjiang ha provocato l'odio del Partito Comunista Cinese. (Immagine: Pexels tramite Pixabay)

Il governo cinese ha lanciato un attacco su più fronti al marchio internazionale Nike. Si tratta di una massiccia campagna sui social media atta ad incoraggiare le persone a boicottare i prodotti dell’azienda. La campagna di pressione arriva dopo che la società americana ha pubblicato una dichiarazione in cui ha chiarito di non avere alcun collegamento con il cotone proveniente dal lavoro forzato nello Xinjiang.

La dichiarazione della società non è datata. Fa seguito inoltre alle recenti sanzioni imposte da Canada, Gran Bretagna, Stati Uniti e UE ad alcuni funzionari cinesi per il loro coinvolgimento nelle violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang.

«Siamo preoccupati per le segnalazioni sui lavori forzati nella regione autonoma uigura (XUAR) dello Xinjiang e ad altre ad essa collegate. Nike non si rifornisce di prodotti dallo XUAR e abbiamo confermato con i nostri fornitori a contratto che essi non utilizzano tessuti o filati provenienti da quella regione…».

Rappresentazione del lavoro forzato nell’era Qing presso il Museo Yamen della contea di Neixiang, nella provincia dello Henan. La regione autonoma cinese dello Xinjiang si trova sotto i riflettori da quando è stato ampiamente riconosciuto il genocidio in corso contro la minoranza uigura.(Immagine: Gary Lee Todd, Ph.D. tramite Flickr CC0 1.0)

«Su richiesta dei responsabili politici forniamo regolarmente informazioni e feedback riguardanti una vasta gamma di questioni di politica pubblica, inclusi i diritti umani e l’integrità della catena di approvvigionamento, e non abbiamo fatto pressioni all’Uyghur Forced Labour Prevention Act», ha affermato la società in una dichiarazione.

Nike ha sottolineato di non avere legami con strutture come Changji Esquel Textile, Haoyuanpeng Clothing Manufacturing o Qingdao Jifa Group. Queste sono state accusate in un articolo redatto dall’Australian Strategic Policy Institute (ASPI).

Hua Chunying, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, definisce l’accusa di lavoro forzato una «voce maliziosa». Ha avvertito che le aziende che offendono i cinesi dovranno essere pronte a «pagarne il prezzo». Ha aggiunto che i cittadini non permetteranno agli stranieri di beneficiare dell’economia cinese infangando allo stesso tempo il nome del Paese.

In una conferenza stampa, Gao Feng, portavoce del ministero del Commercio cinese, ha affermato che il «cotone bianco immacolato» che proviene dallo Xinjiang non ha bisogno di «essere imbrattato da nessuna fonte». Oltre a Nike, anche molti altri marchi hanno rilasciato dichiarazioni contro il lavoro forzato nello Xinjiang. TRa di esse ci sono H&M, Tommy Hilfiger, Puma, Converse e Calvin Klein, e anche loro stanno ora avvertendo la pressione.

Un «traditore della nazione»

Molte celebrità hanno tagliato i contratti con queste aziende per paura di potenziali accuse e della gogna mediatica dei social media cinesi. L’attore Wang Yibo ha chiuso il suo contratto di sponsorizzazione con la Nike a causa del crescente sentimento negativo nei confronti della società. Yibo è noto per il suo amore per la società americana, e per colpa della sua associazione con il marchio è stato definito sui social media «traditore della nazione» . Dopo che ha annunciato la risoluzione del contratto con il marchio però, gli utenti hanno elogiato il suo «coraggio».

I video di propaganda vengono diffusi online dai media controllati dal Partito Comunista Cinese. La CGTN, media statale sostenuta da Pechino, ha condiviso un video su Weibo che includeva una citazione di un contadino uiguro che affermava di «lottare» per poter lavorare sul posto in modo da guadagnare più soldi. Un articolo pubblicato sul giornale di stato Global Times ha definito la Nike il «prossimo obiettivo», dopo la dura campagna contro H&M sui social media.

«il 25 Marzo l’hashtag #nike è diventato il più grande argomento di tendenza su Sina Weibo, piattaforma di social media cinese simile a Twitter, con 720 milioni di visualizzazioni e 530.000 commenti sull’annuncio che informa del boicottaggio del cotone dello Xinjiang… Dopo che è emerso che la società ha dichiarato di aver vietato qualsiasi tipo di «lavoro forzato» lungo la sua catena di fornitura nello Xinjiang, citando le cosiddette preoccupazioni sui diritti umani, i netizen cinesi hanno definito questo annuncio disgustoso e hanno chiesto al marchio di uscire dal mercato cinese», afferma l’articolo.

Tradotto da: Andrea Murgia

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2021/03/29/no-more-human-rights-talk-beijing-piles-pressure-on-nike-regarding-uyghur-forced-labor.html