Nuova meta-analisi: pronto il farmaco Ivermectin, promettente trattamento per il COVID-19

Secondo lo studio, Ivermectin, oltre ad essere un farmaco antiparassitario, ha anche significativi effetti antivirali contro altri virus a RNA e DNA. Tra di essi il Dengue, la Febbre Gialla e Zika.
Un sostenitore del presidente del Brasile Jair Bolsonaro tiene in mano una grande scatola di Ivermectin, usata da molte persone per curare il virus SARS-CoV-2, il 15 maggio 2021 a Brasilia, in Brasile. Un recente studio sull'American Journal of Therapeutics che ha analizzato diversi altri studi sembrava confermare che il farmaco antiparassitario, che ha anche proprietà antivirali, ha un valore significativo per il trattamento del COVID-19. (Immagine: Andressa Anholete/Getty Images)
Una sostenitrice del presidente del Brasile Jair Bolsonaro tiene in mano una grande scatola di Ivermectin, usata da molte persone per curare il virus SARS-CoV-2, il 15 maggio 2021 a Brasilia, in Brasile. Un recente studio sull'American Journal of Therapeutics che ha analizzato diversi altri studi sembrava confermare che il farmaco antiparassitario, che ha anche proprietà antivirali, ha un valore significativo per il trattamento del COVID-19. (Immagine: Andressa Anholete/Getty Images)

Recenti revisioni e meta-analisi sistematiche pubblicate sull’American Journal of Therapeutics hanno analizzato i dati di svariate ricerche che miravano a scoprire se il farmaco antiparassitario Ivermectin mostrasse efficacia nel trattamento della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19). L’esame dei dati ha evidenziato risultati promettenti.

Lo studio afferma che il farmaco Ivermectin è ampiamente utilizzato nei paesi a basso e medio reddito. È usato per il trattamento di affezioni da vermi, oltre che della scabbia e dei pidocchi. Il profilo di sicurezza benigno del farmaco, ha permesso di somministrarlo molte volte. Le dosi totali ammontano infatti a quasi un terzo della popolazione mondiale.

L’Ivermectin è considerato un farmaco estremamente sicuro negli esseri umani. Infatti, i suoi ideatori hanno ricevuto un premio Nobel nel 2015 per la sua scoperta.

Secondo lo studio, Ivermectin, oltre ad essere un farmaco antiparassitario, ha anche significativi effetti antivirali contro altri virus a RNA e DNA. Tra di essi il Dengue, la Febbre Gialla e Zika. Uno studio condotto dai ricercatori ha rilevato che il meccanismo attivo nelle proprietà antivirali del farmaco consente di bloccare l’importazione a livello nucleare delle proteine virali. Tuttavia, questo è stato dimostrato solo in vitro, o in esperimenti di laboratorio, e non è stato ancora verificato dal vivo, o all’interno del corpo.

SI legge nello studio: “Lo sviluppo di nuovi farmaci può richiedere anni; quindi,  l’identificare i farmaci esistenti che possono essere riproposti contro il COVID-19 che hanno già un profilo di sicurezza consolidato in decenni di utilizzo potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel sopprimere o addirittura porre fine alla pandemia di SARS-CoV2″.

I ricercatori notano che l’uso del farmaco può essere fondamentale nei paesi in via di sviluppo, poiché è estremamente economico da acquistare e somministrare. Uno studio del 2018 relativo al trattamento della scabbia, ha rilevato che 100 pillole da 12 mg costano solo 2,90 dollari. Un altro studio del Bangladesh, ha mostrato che il farmaco Ivermectin costa tra 60 centesimi e 1,80 dollari USA per una dose di 5 giorni.

In termini di confronto, le iniezioni di mRNA di Pfizer e Moderna costano ai governi tra 19,50 dollari e 37,00 dollari USD per dose, prima che vengano presi in considerazione i costi di raffreddamento e stoccaggio . 

Lo studio ha analizzato un totale di 594 ricerche. 512 non sono risultati idonei. Dei restanti 82, 17 sono stati esclusi, 39 erano ancora in corso e 2 erano in attesa di classificazione. Dunque sono stati utilizzati 24 studi finali come base per le conclusioni dei ricercatori. 

I 24 studi rimanenti hanno coinvolto 3.406 partecipanti. I ricercatori hanno scoperto che in 15 di questi studi, comprendenti 2.438 pazienti, l’Ivermectina “ha ridotto il rischio di morte di una media del 62 percento (95 percento CI 27 percento-81 percento) rispetto al mancato trattamento a base di Ivermectina”.

Secondo il Ministero della Difesa del Regno Unito, “Un intervallo di confidenza [ CI ] è un’ipotesi plausibile su una certa caratteristica all’interno di una popolazione” e, in questo caso, indica un intervallo di valori che probabilmente includerà il valore reale. Poiché l’IC non include lo 0 percento, è molto probabile che la mortalità sia superiore allo 0 percento, o una riduzione effettiva.

Utilizzando le analisi sequenziali di porva(TSA), gli autori hanno trovato che “ci sono prove certe di un effetto benefico dell’uso di ivermectina rispetto al suo totale non uso nei partecipanti, in prevalenza soggetti ospedalizzati con infezione da COVID-19, da lieve a moderata”.

I ricercatori hanno inoltre analizzato tre studi che coinvolgevano gli operatori sanitari di prima linea. Questi hanno preso Ivermectin come misura preventiva contro lo sviluppo di COVID-19, la malattia causata dal virus SARS-CoV-2.

I risultati sono stati promettenti. Gli studi, che hanno coinvolto 738 partecipanti, “hanno trovato che la profilassi con Ivermectina tra gli operatori sanitari e i contagiati COVID-19, probabilmente riduce il rischio di infezione da COVID-19 di una media dell’86 percento,(79 percento-91 percento).”

Nella sezione Discussione dello studio, si legge: “I risultati indicano con moderata certezza che il trattamento con Ivermectina in COVID-19 fornisce un significativo beneficio di sopravvivenza”, aggiungendo: “Nel complesso, le prove suggeriscono anche che l’uso precoce di Ivermectina può ridurre la morbilità e la mortalità da COVID-19.”

Come estrarre i denti

Secondo l’attuale versione diffusa dalle organizzazioni sanitarie, dalle entità mediche e dai grandi media, solo attraverso l’onnipresente somministrazione in tutto il mondo delle attuali offerte di mRNA sperimentale, vettore adenovirus e iniezioni di virus inattivati, si può porre fine alla pandemia di COVID-19 e riportare il mondo a una parvenza di normalità.

Nel dicembre del 2020, l’organismo delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un gruppo i cui legami politici con il Partito Comunista Cinese sono troppo stretti, alla luce della presunta diffusione del virus SARS-CoV-2 dall’Istituto cinese di virologia di Wuhan, ha cambiato la sua definizione di immunità di gregge di lunga data; da quella che prevedeva l’immunità “attraverso la vaccinazione o l’immunità sviluppata attraverso l’infezione precedente” a quella che si attiva solo “se si raggiunge una certa soglia di vaccinazione.”

L’immunità di gregge si ottiene proteggendo le persone da un virus, non esponendole ad esso”, si legge nel documento.

Da allora l’OMS ha successivamente riportato la sua definizione all’originale, ma ha aggiunto l’avvertenza: “L’OMS sostiene il raggiungimento dell'”immunità di gregge” attraverso la vaccinazione, evitando di permettere che una malattia si diffonda in qualsiasi segmento della popolazione, poiché ciò provocherebbe casi e morti inutili”.

Questa nozione è ripresa da un clima in cui i medici sono censurati e radiati per aver parlato degli effetti collaterali nei loro pazienti, inclusi aborto spontaneo o nati morti nelle madri in gravidanza, o metodi di trattamento alternativi.

In un articolo del 4 maggio sul Chicago Tribune , la famiglia di una donna di 68 anni, Nurije Fype, attaccata a un respiratore e in coma dal 28 aprile dopo essere stata ricoverata all’Elmhurst Hospital per COVID-19 il 7 aprile, si è vista costretta a fare causa per farsi somministrare l’Ivermectin come ultima risorsa, al fine di salvare la vita della donna.

Secondo WebMD , dopo che il giudice della contea di DuPage, James Orel, si è pronunciato a favore dei querelanti, l’ospedale ha esitato per tre giorni, dicendo che non riusciva a trovare un medico disposto a somministrare Ivermectin al paziente.

Secondo il Daily Herald, l’ospedale “ha chiesto a 20 medici e altri 19 operatori sanitari, inclusi infermieri e farmacisti, di somministrare il farmaco, ma tutti hanno rifiutato”.

La famiglia della donna ha dovuto ricorrere a un medico esterno, Alan Bain, il quale, ha dovuto impiegare 3 ore in più al giorno oltre la sua normale giornata lavorativa, al fine di somministrare il farmaco alla madre, trattata per 20 giorni.

Dopo le prime notizie dei media, la storia è stata in gran parte lasciata cadere. Alla fine di maggio, il blogger Kevin Bae, contattando la figlia della donna, Desareta, ha scoperto che le condizioni di Nurije stavano rapidamente migliorando.

La mamma sta affrontando delle difficoltà di respirazione! Abbiamo deciso di procedere con la perforazione della trachea come soluzione più sicura perché sta respirando a fatica, e non vogliamo rischiare una nuova intubazione! Lentamente ci stiamo dirigendo verso una buona direzione!” ha affermato.

Il 27 maggio, Desareta ha twittato che sua madre aveva subito l’intervento chirurgico alla trachea. diceva che era andato bene, e che sua madre “Sembra stabile, ma dolorante”.

Un tweet del 14 giugno da parte della figlia, ha rivelato che la madre era stata finalmente estubata e sembrava in via di guarigione.

Bain ha affermato in una dichiarazione pubblicata su Trial Site News: “Quello che è successo qui è un esempio di responsabilità volto ad aiutare tutti gli ospedali a rispettare la promessa di difendere i loro pazienti e di sostenerli ad ogni passo. Ogni paziente deve ritenere responsabile il suo medico, assicurando che LUI o LEI proteggerà la sua salute e la sua sicurezza e che non lascerà mai nulla di intentato, fino a quando il farmaco suggerito, non farà danni!

Una nuova pagina istituita, la GoFundMe per Nurije, è diventata operativa e ha raccolto quasi 8.000 dollari USD per coprire le spese mediche della donna.

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/06/25/ivermectin-covid-benefit-study.html