Oxford: studenti consegnano il lavoro in forma anonima

Se uno studente scrivesse un articolo critico sul Partito Comunista Cinese (PCC) a Oxford e si recasse in seguito a Hong Kong per qualche scopo, lo studente potrebbe essere arrestato dalle autorità cinesi. A questo punto, l'unico modo per proteggere gli studenti è quello di rendere anonimo il loro lavoro.
università di Oxford
Il Foreign Foreign, Commonwealth & Development Office (FCDO) del Regno Unito ha recentemente stilato un elenco di 44 discipline accademiche specifiche per la revisione degli studenti candidati. (Immagine: tramite pixabay CC0 1.0)

Agli studenti di Oxford che si sono iscritti a corsi relativi alla Cina è stato chiesto di presentare il loro lavoro in forma anonima. La decisione è in risposta all’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Questo mira a proteggere gli studenti da eventuali contraccolpi provenienti da Pechino, qualora il loro lavoro evidenziasse degli aspetti negativi del regime comunista.

Lavoro in forma anonima

Patricia Thornton insegna politica cinese all’Università di Oxford. Ritiene che i suoi studenti abbiano bisogno di una protezione extra da Pechino. Per questo motivo, Thornton ha chiesto ai suoi studenti di presentare il lavoro in forma anonima. È stata rimossa ogni informazione identificativa. In questo modo nessuno sa chi ha scritto cosa. L’insegnante non apporterà alcuna modifica al materiale didattico. Inoltre, agli studenti è stato chiesto di non registrare le lezioni che si svolgono online.

Thornton sottolinea che è impossibile condurre un’indagine critica collettiva senza la garanzia della libertà di parola e della libertà accademica. La nuova legge cinese sulla sicurezza nazionale annulla tali protezioni. Se uno studente scrivesse un articolo critico sul Partito Comunista Cinese (PCC) a Oxford e si recasse in seguito a Hong Kong per qualche scopo, potrebbe essere arrestato dalle autorità cinesi. A questo punto, l’unico modo per proteggere gli studenti è quello di rendere anonimo il loro lavoro.

riunione tra persone donna microfono
È impossibile condurre un’indagine critica collettiva senza la garanzia della libertà di parola e della libertà accademica. (Immagine: Ministry of Foreign Affairs of the Republic of Poland tramite flickr CC BY-ND 2.0 )

È interessante notare che l’attuale cancelliere di Oxford è Lord Chris Patten. È stato l’ultimo governatore britannico di Hong Kong. Egli ha notato che gli studenti che vengono dalla Cina a Oxford arrivano da un ambiente in cui sono monitorati con telecamere nelle classi. Devono stare costantemente all’erta contro possibili spie mescolate con loro.

Minaccia alla libertà accademica

Oxford non è l’unica istituzione che attua tali protocolli di sicurezza. Gli studenti della Princeton University del New Jersey utilizzano nomi in codice quando presentano opere relative alla politica cinese. L’Università di Harvard ha concesso agli studenti una deroga alla discussione di questioni delicate nel caso in cui siano preoccupati per la loro sicurezza.

L’Associazione britannica per gli studi cinesi ha avvertito le università di non essere così ossessionate dall’attuazione di misure di protezione contro la legge sulla sicurezza nazionale, censurando i contenuti anti-PCC solo perché considerati «rischiosi». Questo significherebbe essenzialmente sottoporre gli accademici britannici alla censura comunista cinese. Nel marzo di quest’anno, Human Rights Watch (HRW) ha emesso un avvertimento. Ovvero, che molte università di tutto il mondo non sono pronte per far fronte a questa minaccia alla libertà accademica posta dal regime cinese.

«Pochi si sono mossi per proteggere la libertà accademica da problemi persistenti come il divieto di visto per gli studenti che lavorano in Cina o la sorveglianza e l’autocensura nei loro campus…Le autorità cinesi hanno a lungo monitorato e condotto la sorveglianza su studenti e accademici cinesi e su coloro che studiano la Cina nei campus di tutto il mondo», ha detto l’organizzazione, come riportato da Radio Free Asia.

Addio Hong Kong?

Nel frattempo, un gran numero di hongkonghesi sembra non vedere l’ora di dire addio alla propria città. Temono infatti le conseguenze della legge sulla sicurezza nazionale. Da un sondaggio condotto da un media locale è emerso che quasi il 37 per cento dei cittadini ha preso in considerazione l’uscita da Hong Kong prima ancora che la legge venisse applicata. Dopo l’attuazione, il 76% ha ammesso che il loro desiderio di lasciare Hong Kong si è solo intensificato.

Isola di Taiwan
Taiwan è la destinazione principale per gli hongkonghesi che cercano di trasferirsi a causa della legge sulla sicurezza nazionale. (Immagine:  Erik Tunestål tramite flickr CC BY 2.0 )

Oltre il 32 per cento degli intervistati ha dichiarato di essere interessato a trasferirsi a Taiwan. Il Regno Unito è arrivato secondo, al 23 per cento. La Gran Bretagna ha introdotto una politica che faciliterebbe ai titolari di un passaporto nazionale britannico d’oltremare di Hong Kong la strada verso la cittadinanza. Secondo i dati del dipartimento dell’immigrazione di Taiwan, la nazione insulare ha fornito permessi di residenza a 3.161 hongkonghesi nella prima metà del 2020 L’aumento è pari al 116 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tradotto da: Ilona Golebiewska

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2020/10/14/fearing-china-oxford-students-are-now-submitting-work-anonymously.html